Cultura Modica

Nanni Moretti, cinquanta commoventi minuti di diario

"Quella bara è troppi piccola, mi sono detto"

Modica - Arriva al Nuovo Cinema Aurora con un'ora e mezzo di ritardo, Nanni Moretti. "Parlerà alla fine del film", ci dice il telefono senza fili. Nessuno dei giovani che gestisce il cinema di Modica Alta, il quartiere storico della città, ha più di 35 anni. E' questa la notizia. Tutti giovani, molte donne, dalla faccia pulita. Si chiamano Michele, Eugenia, Grazia, Chiara, Gabriele, Saverio, Alessandro, Gaetano ed Elena. 

Nanni arriva a piedi, da solo, paludato in un loden, si riconoscono dei pantaloni di velluto verdi come scelta d'abbigliamento identitaria. Lo attendono, armati di telecamera, dei ragazzini che frequentano il Liceo, si stupisce che dei bambini vogliano intervistarlo. 

Lui è Nanni Moretti. E' subito infastidito, insofferente, stizzoso. Chiede a me che domanda vorrei fargli. I cameraman delle Tv regionali mi chiedono la cortesia di tenere i microfoni, Moretti vuole conocere prima la domanda che voglio porre. 

"Santiago-Italia, quanto è attuale la lezione del 1973 nell'Italia di oggi", accenno io, convinto che mi dirà che gliel'hanno posta già cento volte ed è una domanda banale. 

La domanda invece gli piace e inizia a parlare, prima che i cameraman pigino il tasto "Rec". 

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"Ho voluto raccontare una storia del passato recente in cui l'Italia ha fatto una bella figura nel mondo, in cui abbiamo dimostrato di aver compreso il senso profondo dell'accoglienza".

L'intervista dura 59 secondi, "una sola domanda le avevo detto". 

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In sala, intanto, è finita la proiezione di "Caro Diario", Fiorella Mannoia canta e lui ci chiede di entrare in sala, al buio, mentre il pubblico intravede questa sagoma alta incedere verso l'accesso al palco. 

Moretti raccoglie l'applauso e inizia a leggere un lunga pagina di diario, che durerà 50 minuti. Racconta l'anno di lavoro tra il 1992 e il '93, la nascita involontaria di quel film, "le parolacce e gli insulti contro i collaboratori le ho eliminate, quelle contro di me le ho lasciate". 

Il film involontario, "Caro Diario", fatto di una inattesa leggerezza, un tono lieve che Nanni non pensava di poter scoprire nella sua personalità. C'è tutto nel suo racconto. Le ansie, le paure, i tormenti, le contraddizioni di un artista che si rimprovera di non avere talento. "Che peccato che io non abbia talento. Ho dei pregi, ma non ho talento". 

Poi racconta il novembre del '93, lo studio Cinque di Cinecittà. Chi ha vissuto quei giorni a Roma sa di cosa sta parlando. "Gli addetti alla sicurezza mi chiedono di non fare la fila, di passare avanti, ma io invece voglio fare la fila. Non c'è gente di cinema in quella folla. Mi piace. Alla fine arrivo davanti alla bara. Quella bara è troppo piccola, mi dico. Troppo piccola per Federico Fellini".