Economia Ragusa

Giulia, senatrice ragusana, hostess Alitalia, presenta legge antiRyanair

Il caso Birgi, con lo scalo in default, gli incentivi alle low cost elargiti dagli aeroporti minori

Ragusa - Un disegno di legge contro Ryanair. Presentato da una senatrice -ragusana- hostess di Alitalia. Grillina. Ce n'è abbastanza per ricamare un romanzo. 

Lei è Gulia Lupo, ha 41 anni, è nata a Ragusa ma è stata eletta in Lazio. 

Il disegno di legge Lupo vuole regolamentare gli accordi di comarketing tra gli scali aeroportuali minori e le compagnie lowcost che decidono di atterrare su uno scalo invece di un altro se sono incentivate a farlo. Giulia, assistente di volo Alitalia, conosce il caso dell'aeroporto di Trapani Birgi in situazione pre -fallimentare con la regione Sicilia, ormai azionista unica dello scalo, chiamata ad un aumento di capitale che ha solo prolungato l'agonia. I soldi dei contribuenti siciliani sono serviti in questi anni per consentire alla lowcost di continuare ad atterrare su Trapani portando turisti nella Sicilia occidentale alimentando il flusso verso Erice e le isole Egadi, Favignana in primis. 

La società di gestione aeroportuale, l'Airgest, è stata recentemente oggetto di indagine della Guardia di Finanza. Ryanair ha goduto di incentivi per alimentare le rotte sullo scalo a condizioni di pubblicizzare le bellezze locali (gli accordi di comarketing), come è avvenuto anche ad Alghero, Trapani e Rimini. L'aeroporto siciliano ha ormai pochissimi voli, l'intero comparto turistico -alberghiero è sul lastrico, l'ultima gara per assegnare le rotte con il contributo della Regione è andata quasi deserta. 

Gli accordi di comarketing sono invisi al governo gialloverde. 

Il Governo Conte vuole favorire la crescita di Alitalia, ora nazionalizzata con l'ingresso di Ferrovie dello Stato come azionista rilevante e con il Tesoro in procinto di convertire parte del prestito-ponte da 900 milioni per diventarne socio a sua volta. 

Gli aeroporti possono incentivare le compagnie ad aprire nuove rotte soltanto per un massimo di tre anni. Al termine del periodo di startup, possono subentrare gli accordi di comarketing stipulati tra le regioni e le low cost. L'accusa ricorrente è che sia una forma mascherata di aiuto di Stato, tesi sostenuta a più riprese anche dai vertici di Alitalia. 
 

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