Lettere in redazione Vittoria

Carmelo Incardona: Io e la Corte dei Conti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Vittoria - Per inciso comunico che da oggi parte la mia attività di comunicazione che non sarà finalizzata a tentare di riabilitare la mia immagine di Politico atteso che non è mia intenzione chiedere candidature in nessuna competizione elettorale. Sono anche consapevole che ci vorranno anni prima che la vicenda venga diffusa e compresa bene. Così come sono consapevole che la mia azione mediatica non impensierirà nessuno. Ma la farò lo stesso per la mia famiglia e per tutti i miei amici e sostenitori che mi hanno sempre tributato un grande consenso ed una immensa fiducia.
La sentenza della sezione di appello della Corte dei Conti che ha ribaltato quella di primo grado, che aveva invece riconosciuto la piena legittimità degli atti pubblici che per definizione non possono nascondere alcunché, è stata sottoposta per iniziativa dei Giudici al segreto quanto meno dei nomi delle parti in causa. Essa è stata invece resa pubblica nonostante questo divieto è posto in calce alla sentenza stessa. Di questo però si occuperanno gli organi inquirenti competenti.

Non è questo il punto che qui intendo sottolineare perché io al contrario sono per la trasparenza oltre che per il rispetto assoluto della legalità.
In tutta questa vicenda il principio di legalità è stato violato non da me. Io ho firmato un provvedimento che riconosceva i diritti dei lavoratori della formazione professionale ad ottenere gli arretrati contrattuali. Provvedimenti come il mio erano stati regolarmente ammessi al visto di legittimità dagli stessi Giudici della Corte dei Conti. Io ho fatto affidamento sul loro orientamento. Mi sono fidato della Magistratura della Corte dei Conti. Oggi la Giustizia è malata agli occhi di buona parte dei cittadini proprio perché non offre orientamenti certi ma è legata al sentire di ogni singolo magistrato.
 

Oggi qui desidero evidenziare, per il momento, riservandomi di illustrare altri punti nei successivi interventi, che in questi anni di persecuzione giudiziaria e mediatica la stampa no si è mai sforzata di chiarire:
1) che le sentenze (primo e secondo grado) di condanna della Corte dei Conti non sono la conseguenza di una azione penale. Cioè non è mai stato contestato alcun reato. Quindi oltre al danno la beffa. A leggere i titoli, gli articoli appare quasi che abbia voluto nascondere qualcosa. Da qui i commenti dei lettori che si compiacciono perché ritengono che la condanna sia conseguenza di una qualche mia appropriazione. Signori Direttori chiarite, leggendo e riportando le parti delle sentenze che affrontano questo punto, una volta per tutte, che non ho approfittato né mi sono appropriato di beni (di denaro cioè) della Pubblica Amministrazione.
2) che mia moglie ha diritto come la stessa sentenza di 2° grado riportata nei giorni scorsi nelle Vostre testate giornalistiche ha diritto alla metà del patrimonio (come tutti i coniugi) che hanno scelto il regime della comunione legale al momento del matrimonio, QUINDI non ho tentato di nascondere il mio patrimonio, tanto è vero che la stessa sentenza riconosce che la divisione operata tra me e mia moglie ripartisce le quote per l’appunto al 50%. Annulla gli effetti perché ritiene, sbagliando ed il prosieguo lo dimostrerà, che l’esecuzione da parte del creditore sia stato reso più difficoltoso. QUINDI IL TITOLO DELL?ARTICOLO E’ SBAGLIATO E FUORVIANTE!!
3) che gli enti percettori dei soldi nonostante io, come gli altri chiamati in causa, ne abbia fatto richiesta nel giudizio, non sono stati citati in causa. E’ un principio risalente alla notte dei tempi che se qualcuno riceve o si appropria di qualcosa illegittimamente è tenuto a restituirla. Quindi se io e gli altri soggetti che abbiamo firmato i provvedimenti incriminati abbiamo sbagliato a darglieli una delle conseguenze è “che il loro percepimento è illegittimo e quindi sono tenuti alla restituzione”. Essi però non sono stati chiamati in giudizio e non si capisce perché. Per la prima volta dopo 2500 anni di storia del Diritto questo principio è stato sovvertito.
4) il paradosso più incredibile è che le somme recuperate presso gli enti di formazione sono state, invece, restituite nonostante numerosissime pronunce di Giudici Civili ed Amministrativi che si sono pronunciati nel senso di ritenere giusto e doveroso chiedere (anche) a loro la restituzione.
5) ancora più incredibile è il fatto che la regione ha proceduto ad un secondo recupero che però non si vuole riconoscere perché ciò che conta per una parte della Magistratura è perseguire il politico e non fare Giustizia. Lo dico con amarezza perché io ho sempre creduto che la Giustizia fosse il fine ultimo di ogni azione giudiziaria. Ma così non è. Oggi condivido le parole dell’attuale Sindaco di Napoli magistrato di quarta generazione come lui si è definito“ Non ho fiducia nella Magistratura in quanto tale ma nei singoli Magistrati”.

Viceversa mi sono stati negati i più elementari diritti, garantiti dalla costituzione, ed esattamente :
a) il diritto ad un giusto processo. Questo punto lo svilupperò in tutti gli interventi successivi a questo di oggi.
b) il diritto di chiamare in giudizio chi si è intascato i soldi dei cosiddetti “extra budget” fino ad un certo tempo ammessi dagli stessi Giudici della Corte dei Conti in tutti i procedimenti in cui è stato chiesto il loro visto di legittimità. Essi mai hanno negato detti Visti.
c) Il diritto a non essere perseguitato considerato che le somme sono state recuperate per intero con le procedure amministrative che prevedono tra gli strumenti anche quello della compensazione legale.
d) Il diritto alla salute ed al normale svolgimento della mia vita.
e) Il diritto a costruirsi una casa.

Io e la mia famiglia siamo stati VIOLENTATI non solo da una azione ingiusta, così come i miei difensori gli avv.ti Giuseppe Cozzo, Prof. Alfredo Galasso, Pierluigi Matta hanno sempre scritto negli atti a loro firma ( si noti che sul piano tecnico si può difendere anche senza affermare scrivendolo che una azione e/o una sentenza è ingiusta) ma anche dalla superficialità di chi riportando la notizia lo ha fatto e lo continua a fare solo per cavalcare l’onda dell’antipolitica.

 

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