Attualità Ragusa

Ragusa superiore, quattro funerali e un matrimonio

Il parroco di San Giovanni: celebriamo più funerali che battesimi

Ragusa - Ragusanews lo aveva scritto un mese fa, intervistando il pasticcere Enzo Di Pasquale. Ora lo dice anche il mensile Insieme Ragusa, pubblicato ieri. 

Il quartiere San Giovanni non può attendere altri dieci anni di dibattito sul centro storico. Occorrono soluzioni a breve, medio e lungo termine perché, se si continua così, «tra dieci anni non resterà più niente».
È il pensiero di padre Giuseppe Burrafato, parroco della cattedrale, che guarda con preoccupazione al futuro del quartiere che è anche l’anima di Ragusa. Negli ultimi anni si è sempre più spopolato e, di recente, ha anche perso importanti poli d’attrazione (la biblioteca, l’ospedale Civile, la Banca d’Italia) e ha visto abbassarsi saracinesche sormontate da prestigiose insegne.

«Ho ritrovato – afferma padre Burrafato – un articolo di padre Tidona del 14 giugno 1995. Sono passati quasi 25 anni e i problemi allora denunciati sono rimasti tali e quali e si sono ancora aggravati. Continuiamo a celebrare più funerali che battesimi, la popolazione si è spostata ancora di più verso la periferia, il patrimonio abitativo si è deteriorato, mancano servizi essenziali che possano aiutare gli anziani e spazi per lo sport e il tempo libero dei ragazzi, il verde è carente, i trasporti pubblici insufficienti. Questo denunciava allora padre Tidona e questa è la situazione di oggi. Abbiamo perso 25 anni».

Il piano particolareggiato dei centri storici ha fallito. Ha finito con il creare un quartiere-museo dove è sempre più difficile trovare una sufficiente qualità della vita. I turisti, dal canto loro, privilegiano Ibla o Marina di Ragusa.

E allora da dove ripartire? «La risposta – ribadisce padre Burrafato – è sempre quella che 25 anni fa diede padre Tidona. Occorre creare i servizi che mancano e riscoprire la funzione residenziale di questo quartiere perché il centro ha qualità dell’abitare che altrove è difficile ricreare. Già allora padre Tidona parlava della necessità del riuso e del recupero del patrimonio edilizio che oggi rischia le conseguenze dell’abbandono o del degrado. Si deve dare la possibilità di ristrutturazioni, anche totali, per gli immobili non di pregio e fare in modo che le famiglie tornino nel centro.

Servono scelte politiche e amministrative chiare e fattibili. Comune e Istituto case popolari potrebbero anche acquisire o prendere in affitto alcune abitazioni per dare una casa a chi ne ha bisogno. I costi non sarebbero eccessivi e si eviterebbe anche di creare ghetti come è successo in altre zone della città. Il dibattito non può ridursi all’opportunità di chiudere o meno al traffico cento metri di una strada, per quanto importante come via Roma.

La zona a traffico limitato può aiutare ma non può limitarsi a cento metri. Deve, piuttosto, comprendere un’area più vasta, un quadrilatero che comprenda anche corso Vittorio Veneto e via Mario Leggio. Così avrebbe un senso e il quartiere potrebbe tornare a recuperare anche la sua vocazione commerciale».