Giudiziaria Catania

Ogni sindaco ha un papà

Operazione "Pupi di pezza"

Catania - Al centro lo studio Pogliese, ai lati liquidatori prestanome e imprenditori. L'affaire? Evadere imposte al fisco per oltre 220 milioni di euro. La Procura ha fatto eseguire alla Finanza un’ordinanza di misure cautelari confronti di 11 persone per bancarotte fraudolente patrimoniali e documentali e reati tributari, anche in forma associata, favoreggiamento personale e reale.

Nove indagati nell’inchiesta "Pupi di pezza", tra cui Antonio Pogliese, padre del sindaco di Catania, Salvo, sono state poste ai domiciliari. Due imprenditori sono stati invece 'interdettì dall’esercizio di impresa per un anno.

Il procuratore Carmelo Zuccaro, parlando dell’inchiesta, ha affermato che è emerso un «sistema perverso di sottrazione all’erario di somme di denaro ingenti in maniera sistematica».

Lo studio Pogliese avrebbe predisposto fittizi progetti di riorganizzazione aziendali straordinari o bilanci non veritieri. Lo studio avrebbe fornito un prestanome, privo di qualsiasi competenza tecnica, che diventava il liquidatore o l'amministratore degli ultimi momenti delle società. 

Invece di presentare i libri contabili al Tribunale per dare inizio alle procedure concorsuali, si dava inizio invece alla liquidazione delle società, che venivano svuotate di tutti gli assetti positivi, fatti transitare in altre società che ripartivano con gli stessi amministratori che le avevano gestite.

A beneficiare di questi escamotage i fratelli Grasso, amministratori e proprietari della fallita "Diamante Fruit srl.", che nel 2002 avevano maturato un debito nei confronti dell’Erario di circa 215 milioni di euro, Concetta Galifi, amministratrice della "Prima Trasporti srl", che si sarebbe sottratta al pagamento i debiti erariali superiori a due milioni di euro, e Rosario Patti, amministratore di fatto della "Patti Diffusione srl", che avrebbe sottratto all’Erario più di due milioni di euro.

L’indagine ha coinvolto anche la "Grandi vivai società agricola srl' di Paternò, amministrata da Alfio Sciacca, di 67 anni, destinatario dell’interdittiva per un anno con l’accusa di essersi sottratto al pagamento di imposte per più di un milione di euro, insieme con Nunziata Conti, di 55, amministratore della "F.lli Conti Paternò", che avrebbe sottratto all’Erario oltre un milione di euro.

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Le Fiamme Gialle hanno anche sequestrato i marchi registrati «Saporita», «Golosita», Diamante», «Diamante Fruit» dei fratelli Grasso operavano nel settore ortofrutticolo, i complessi aziendali della "Prima trasporti s.r.l.", "Grandi vivai società agricola s.r.l.", "F.lli Conti Paternò s.r.l." e "Patti diffusione s.r.l.", che sono stati affidati ad un amministratore giudiziario, per un valore complessivo di circa 11 milioni di euro.