Giudiziaria Catania

Cornuto e bastonato, cita l’amante della moglie ma viene condannato

La “lite temeraria”

Catania - Mai prendere l'amante della propria moglie per le corna. 

Cornuto e bastonato. La Cassazione ha condannato un marito tradito a risarcire profumatamente l’amante della moglie. 

La moglie fedifraga, messa alle strette dal marito che evidentemente aveva intuito qualcosa di strano, confessa la sua relazione extraconiugale con dovizie di particolari, fino a fare il nome dell’amante che è anche un suo collega di lavoro. Confessa inoltre che la relazione è iniziata già da qualche anno e va avanti in maniera molto intensa. Al marito crolla il mondo addosso e vengono mille sospetti, tanto che - ricordando il detto latino mater semper certa est, pater numquam - decide di ricorrere al test del Dna per avere la certezza che il figlio avuto dalla moglie fosse realmente suo.

L’uomo, ferito e infuriato, chiede il divorzio e, ottenuta finalemente la separazione, decide di agire in giudizio per richiedere all’amante il risarcimento del danno conseguente la lesione non solo della dignità personale, ma anche della propria salute, visto che la separazione, lo stress conseguente la verifica della paternità e lo scherno sociale lo avevano assai provato.

Ma alla fine il poveretto è costretto al pagamento di spese da “lite temeraria” poiché, a dire della Suprema Corte, lo stesso non aveva proprio alcun diritto di rivolgersi all’amante della moglie per il ristoro dei danni. 

Ma la Cassazione si spinge più avanti specificando che oggi anche la persona sposata che tradisce il coniuge è libera di autodeterminarsi poiché, e questo è un nuovo principio giuridico, l’ordinamento costituzionale italiano non tutelerebbe più il mantenimento dell’integrità familiare, ma soltanto la famiglia in quanto tale se i coniugi la mantengono unita.