Attualità Scicli

La signora Lidda

Sentivo la cadenza dei suoi passi nelle afose sere d’estate sul selciato di via Francesco Mormina Penna

Scicli - Ho appreso a Madrid della morte della Signora Lidda Aprile Vindigni di Scicli, però Giorgio, il figlio, qualche mese fa mi aveva già anticipato la sua sofferenza.
Non riuscivo a immaginarla in un letto di ospedale, la mano abbandonata alle lenzuola e il viso provato dal dolore.
La signora Lidda è stata l’immagine più cara della mia prima infanzia.
La conobbi, bambino, per rapporti commerciali che la mia famiglia intratteneva con la sua.
Gli occhi vivi e intelligenti accoglievano sempre con un benevolo sorriso le mie prime scoperte letterarie di fanciullo.
-Ti ricordi il Bucintoro?- Amava chiedermi spesso.
Il “Bucintoro” era stato il titolo del mio primo libro di testo, suggerito in quel periodo, alle medie. Eravamo in settembre. Le avevo raccontato che mio padre mi aveva comprato quell’antologia dalla copertina laccata rossa, molto ricca di pagine letterarie. Un mattone, in effetti, che la mia avidità di lettura aveva già divorato prima ancora che incominciassero le lezioni.
Lei rimase sorpresa. Con orgoglio glielo mostrai in una seconda occasione e lei m’interrogò su una pagina a caso. Non avrebbe mai immaginato che quel ragazzino, quale io ero, avesse potuto leggere un’opera tanto impegnativa in così breve tempo.
“Il Bucintoro” diventò il nostro segreto.
Poi mi seguì, da grande, in silenzio, col garbo materno e la signorile discrezione che le erano propri.
Sentivo la cadenza dei suoi passi nelle afose sere d’estate sul selciato di via Francesco Mormina Penna e mi sentivo confortato da quella presenza magica e amica. Avvolta in uno scialle, avanzava solenne, fiera memoria di un’epoca lontana, su quella strada che più di tutte a lei rassomigliava perché simbolo di un’eterna giovinezza che gli anni e il tempo non scalfirono mai. Questo è il ricordo che ora di lei mi resta. Ora che non è più.
Che la terra ti sia lieve, amata Signora Lidda, e la tua ombra possa consolare il mio pianto.