Cultura Scicli

Don Giuseppe Miccichè, siclensis, e la musica di Dio

Un grande benefattore di Scicli

Scicli -  Don Giuseppe Miccichè, fu uno dei grandi benefattori della città di Scicli. Dettò il suo “Testamento solenne” l’11 settembre 1630.
Era un uomo intristito, ormai, tremendamente solo quando lo dettò.
Vincenzo, il suo unico figlio, avuto da Anna Melfi, era morto alcuni anni prima (1623), nel fiore della sua giovinezza e senza figli. Lasciava una giovane moglie vedova, Beatrice Paternò.
Nel testamento Vincenzo nominava suo erede il padre, secondo l’uso e le abitudini del tempo.
Don Giuseppe, dopo la morte di Vincenzo, vivrà per il cielo in uno slancio mistico di francescana e meditata pietà.
Destinava, infatti, anche in adempimento delle ultime volontà del figlio, quasi l’intera fortuna della famiglia a opere di grande beneficenza civile e religiosa non tanto per un intimo bisogno filantropico di perpetuare la memoria quanto per una personale convinta rilettura del Vangelo.
È da inquadrare in questo periodo che precede la morte, avvenuta il 13 maggio 1631, la vicenda dell’Organo della Chiesa di San Bartolomeo Apostolo in Scicli.
Un’attenta analisi delle date permette di seguire il suo ultimo percorso esistenziale e conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, la grandezza e la ricchezza spirituale di un uomo che prima di essere un grande sciclitano fu soprattutto un fervente credente e un buon cristiano.
Dopo essersi spogliato dei beni terreni destinandoli a un lungimirante e impegnativo progetto culturale che avrebbe coinvolto nei secoli futuri la città di Scicli incoraggiando e sollecitando l’apertura di un Collegio della Società di Gesù, fondata da Ignazio di Loyola; dopo aver abbellito la chiesa di San Bartolomeo Apostolo in Scicli con stucchi e dorature perché diventasse per sempre il sacello dei suoi poveri resti e di quelli del figlio; Don Giuseppe, libero finalmente dai lacci del mondo, aveva rivolto gli occhi al cielo, preparandosi per il suo ultimo viaggio. La musica era stata un suo importante cruccio e desiderio. Pregustare l’armonia di un Organo nella sua chiesa-sepolcro che potesse far risuonare nel tempo la musica di Dio era stata forse la segreta e ambiziosa colonna sonora che aveva accompagnato la maturazione del suo progetto testamentario.
Aveva commissionato, infatti, lo strumento in una data antecedente al “Solenne Testamento” al maestro organaio messinese Pietro Paolo Romano.
L’organo, purtroppo, non soddisfece i desiderata del committente e dei procuratori della Chiesa.
Il maestro messinese più volte richiamato a operare i necessari aggiustamenti faceva orecchi da mercante, anche quando il Miccichè gli aveva messo a disposizione delle cavalcature per facilitare e rendere più comodo il suo trasferimento da Messina a Scicli.
La vicenda inevitabilmente sfociò in una vera e propria lite giudiziale con perizie tecniche e ingiunzioni varie. Alla fine si trovò un accordo. Il maestro Pietro Paolo Romano nominò con atto pubblico, rogato dal notaio Pietro Iaquinta di Messina il 26 novembre 1630, un tecnico di sua fiducia, Matteo Pisci, con il preciso incarico di aggiustare l’opera mal riuscita.
Il Pisci arrivò a Scicli nei primi giorni del 1631, revisionò lo strumento, trasse le sue conclusioni che furono registrate il 14 gennaio di quello stesso anno in un atto notarile per la conseguente quantificazione degli oneri e degli interessi a essi collegati a titolo di risarcimento danni.
Don Giuseppe stipulò poi un altro contratto col Pisci che s’impegnava a consegnare per il mese di giugno di quello stesso anno 1631 lo strumento perfettamente accordato e funzionante perché l’opera potesse infine “talentare” l’impaziente committente. Erano procuratori della Chiesa di san Bartolomeo Vincenzo Passanisi e Domenico Ficicchia, il sacerdote era don Tommaso Zinza. Il prezzo dell’intervento fu quantificato in ventidue onze più il materiale difettoso sostituito e ricomprato dall’organaio che si stimò pari a onze otto. In totale, l’organo costò trenta onze.
Don Giuseppe Miccichè purtroppo non poté ascoltare la musica del suo organo perché il 13 maggio del 1631 rese l’anima a Dio. Fu sepolto nella sua Chiesa dal cappellano don Giuseppe Sammartino.
Sicuramente per la data di consegna dello strumento prevista dal contratto avrà ascoltato un’altra musica, la musica di Dio suonata dagli angeli.
L’Organo di San Bartolomeo subì nel corso dei secoli rifacimenti e sostituzioni.
L’Organo seicentesco del Miccichè testimonia, però, una grande tradizione musicale in una città culturalmente viva, anche se decimata dalla peste del 1626.
La grande epidemia aveva fatto strage della carne ma non aveva minimamente intaccato lo spirito.
Don Giuseppe Miccichè e il suo importante legato furono, infatti, la giusta risposta al morbo.
Propongo qui di seguito la trascrizione degli atti.

Pro M/ro Mattheo Pisci > Don Joseph Micciche nom/e

Die ultimo mensis Januarij 14 Ind. 1631 coram Dominico de Fichichia, et m/ro Mario de fide proc/bus.
Perche m/ro Pietro, et Paulo Romano della Città di Messina s’obligò alli procuratori della Chiesa di Santo Bartholomeo di questa Città di Scicli fare un organo di quella manufattura, e con quelli patti, clausuli obligat/ni et altri annotati nell’infra/tto qon/tto quali organo finito, et spedito di tutto punto detto di Romano s’obligò à detto proc/re assettarlo in detta Chiesa di Santo Bartholomeo come meglio per qon/tto appare fatto nell’atti di not. Placito Celi di detta Città di Messina, et essendo detto organo spedito fu per detto di Romano consignato al di Don Vito Cuffaro procuratore substituto di detta Chiesa in virtù di contratto fatto nell’atti di not. Giovanni chiatto di detta Città di Messina il quale di Romano non venne doppò ad assettare, et accordare detto organo conforme era obligato, et cossi fu bisogno in grave danno interesse et dispesi di detta Chiesa fare assettare, et accordare detto organo.
Et perche li mantici quali mandò detto m/ro di Romano non foro sufficienti all’opera, et di più ci mandò quattro canni manco dello principale del piombo cioè ut, re, mi, fa, gravissimi, et per tali mancamenti detto organo riusciò malissimamenti poiche si detto m/ro di Romano havessi mandato detto organo conforme l’obligo che teneva havrebbe ben riuscito per tal causa li procuratori di detta Chiesa fecero ad intendere à detto m/ro di Romano che volesse venire ad assettare accordare e complire detto organo conforme era obligato, et havendo per più volti fatto avisato à detto mastro di Romano di tal fatto havendoci don Giuseppe Micciche procur/re di detta Chiesa mandato li Cavalcaturi non vuolsi veniri, ma havendoli più volti doppò scritto fu per detto m/ro doppò molto tempo con grandissimo sforzo mandato all’infra/tto m/ro Matteo Pisci ad effetto d’assettare accordare, et intonare detto organo del modo, et forma ch’era obligato detto m/ro Petro et Paulo Romano conforme appare per atto di tal obligatione fatto per detto di Pisci nell’atti di not. Pietro Jaquinta di detta Città di Messina sotto il dì 26 di novembre 1630, et havendosi detto m/ro Matteo Pisci conferito in questa Città di Scicli in conformità dell’obligo che teneva have assettato intonato, et accordato detto organo, et à quello ritrovato l’infra/tti mancamenti, e defetti del modo, et forma ut infra.
Pertanto il suddetto m/ro Matteo Pisci della detta Città di Messina, qui in Scicli al presente retrovato da me not. conosciuto à relatione di Vincº Passanisi, et detto di Don Vito Coffaro di detta Città di Scicli anco da me not. conosciuti presenti, et con giuramento relanti cossì detto m/ro Matteo Pisci nominarsi, et cognominarsi spontaneamente con giuramento declara che havendosi conferito in detta Chiesa ad assettare, et accordare, et intonare detto organo per potersi quello assettare, et accordare è stato bisogno farsi li mantici num. 3 di bacchetta stante che quelli ch’erano à detto organo non erano sufficienti come sopra s’ha detto, et di più ha trovato l’infra/tti mancamenti in detto organo cioè bancone senza burzetti secundo principale senza l’ut, re, mi, fa, gravissimi filauto per quinta decima, et trovato il sol del secundo principale tagliato per ottava, et cossi anco tutto il resto, et cossi detto m/ro have assettato intonato, et accordato l’infra/tti registri di detto organo cioè principale di stagno ottava quinta, decima, decima nona, vigesima secunda, vigesima sexta manco tridici canni, et stante la sopra detta declaratoria presenti innanti di noi Don Giuseppi Micciche di detta città anco da me not. conosciuto come procuratore di detta Chiesa di Santo Bartholomeo in virtù di qon/tto di procura fatto nell’atti di me infra/tto not. spontaneamente con giuramento ad instantia di detto m/ro Matteo Pisci presenti, et stipulanti havi declarato, et declara detto mastro Matteo haver ben assettato intonato, et accordato detti registri come expressati et quelli haver piaciuto al detto di Micciche con gusto delli Confrati, et haver dato compita sodisfattione havendo quelli prima detto di Micciche fatto vedere, et revedere da organisti et experti del modo, et forma ch’era obligato detto m/ro Romano, et perciò quelli l’have pigliato per boni placiti, et accalentati per quelli che sopra s’hanno detto R/ns exceptionis restando in suo robbore, e firmità lo detto atto fatto per detto m/ro Pietro, et Paulo Romano per la refettione dell’interessi patuti, et da partirsi per lo mancamento pred/tto. Et sic Iur/ Unde/
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Pro Don Giuseppe Micciche > m/rum Mattheum Pisci
Eodem Coram Sacerdote Don Thoma Zinza Vinc/o Passanisi, et Dominico Fichichia pro testibus
Mag/r Mattheus pisci nob/ Urbis Messana hic Sicli modo repertus mihi not. cognitus coram nobis spontè cum juramento se obligavit, et obligat Don Joseph Micciche ditte civitatis et à me not. cognito presenti, et stipulanti veluti procuratori Ven/ Ecclesiae Sancti Bartholomei huius pred/tte civitatis, ad omnes ipsius mag/ri Matthei labores, et expensas fari bene, e magistralmente atto à sonare un principali di piombo di palmi deci per l’organo di detta Chiesa e quale di tono al voce del principale di stagno assettato à detto organo con tutti li canni soliti, e necessarij et assentiali per detto principale. Item un registro per vigesima nona dell’istesso principale, et tridici canni quali al presente mancano alla vigesima sesta di detto organo inclusi li quattro canni manco che mando m/ro Pietro Paulo Romano quali feci lo detto organo, et fatti che saranno li deve detto m/ro Matteo incasciare, et imbarcarli à risico di detta Chiesa, et d’esso di Micciche, et doppò detto m/ro deve venire in questa Città in persona, et assettare, et accordare detto principali, registro, e canni con detto organo quali assettati che saranno hanno da talentar à detto di Micciche, Et hor ab hodie in antea per totum mensem Junij primi venturi alias teneatur/ De quibus stetur iuramento dict/ de Micciche seu in eius defectu/ alterius persone legitime ditte Ecclesie, et non sit opus alia alia probatio, nec verificatio, quod juramentum prestari possit/ Pro mercede, et pretio, et pretio unc/ viginti duarum pec/ justi pond/, et ultra li chiumbi che s’hanno levato, e tagliato da detto organo de quibus oz 22 preditus mag/r Matheus cum juramento habuisse fatetur à detto de Micciche stip/te unc/ octo pec/ justi pond/ è detti chiumbi R/ns exceptionibus/ restans p/ttus de Micciche solvere se obligat detto m/ro Mattheo stip/ti, vel eius persone legitime hic Sicli statim che saranno assettati, et accordati detto registro principali, et canni da farsi et ultra detto di Micciche s’obliga pagare il nolo è portatura di detti canni, et principali dalla Città di Messina à questa Città, et di più lo loeri d’una cavalcatura per l’accesso, et recesso ch’ha da fare detto m/ro per venire ad assettare detto principali et canni//
Que omnia/ sub hypoteca/ et viaticarum et precise procurationis ad # duodecim pro quolibet die ex pactato, et cum executione facienda in omni Curia loco, et foro in bonis, et per/nis, et in bonis dict/ eccl/ae, et variari possint/ non possint/ preponere/et pignorare/R/ns/et pacta attendere/ Jur/....unde/

CREDITI
Archivio Chiesa Matrice di San Matteo Apostolo Scicli
Archivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica
Archivo Histórico Nacional
Carioti Antonino, Notizie storiche della Città di Scicli, ed. a cura di Michele Cataudella, vol. I e vol. II, Comune di Scicli, 1994
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