Cultura Racconto

Il bacio

Sara era nata in Sicilia ma non era mai appartenuta a quella terra, me lo aveva detto molte volte

Mi chiamo Anna. Vi racconto la storia di Sara, la mia migliore amica e la persona più importante della mia vita. Il suo fidanzato le aveva chiesto di sposarlo: lei non aveva detto si, non perché non lo amasse, ma per via del suo carattere prudente. Enzo era il suo opposto e non poteva accettare un no come risposta. Così in ogni momento buono cercava di farle cambiare idea. Così un bel pomeriggio Sara lo aveva sfidato: se fosse riuscito ad organizzare bene il matrimonio e i piani per il loro futuro insieme lei ci avrebbe ripensato. Enzo non si era tirato indietro, così Sara mi chiamò pregandomi di starle vicina per qualche giorno. Ho preso il primo volo e l’ho raggiunta.
Sara doveva incontrare i futuri suoceri. Tutto iniziò nel tipico salotto delle case del sud, pieno di ninnoli e fotografie, ceramiche e lampade con il profumo del caffè che ti entra nelle narici. Io sedevo in silenzio mentre fissavo la mia amica sul divano di fronte. Enzo era più nervoso del solito e sorrideva per sdrammatizzare. Non smetteva di muovere le mani, a differenza di Sara che non perdeva la calma.
Sua suocera incominciò l’interrogatorio.
<<Sara, cosa fai nella vita?>>.
<<Formulazione e progettazione dei farmaci. Ho una laurea magistrale in chimica e tecnologie farmaceutiche>>.
Enzo si innervosì, sussurrò qualcosa quando il padre gli parlò sopra.
<<Quindi lavori in farmacia? Mio nipote lavora lì, possiamo fare qualcosa>> si intromise l’uomo.
<<No, papà. Lei fa i farmaci, non li vende al banco>> rispose in difficoltà. L’uomo abbozzò una smorfia e tacque. Calò un silenzio imbarazzate ma Sara sistemò tutto con il suo bellissimo sorriso.
<<Si confondono in molti. E’ un lavoro diverso dal solito e ben retribuito...Enzo, va tutto bene, stai tranquillo>>.
Il pranzo continuò senza problemi. Sara non cadde nelle trappole e rispose a tutte le domande con una sicurezza invidiabile. L’incontro con i suoceri era stata la prima tappa del tour. Enzo aveva le occhiaie perché di notte, dopo aver giocato a carte con gli amici, cercava su internet tutti i modi per convincerla. Addirittura una mattina venne ad elencarle i tipi di fiori da mettere in chiesa. Sara non poteva che apprezzarlo e quando rimanevamo sole ci ridevamo sopra.
Io vengo da Torino e non ho mai vissuto un’atmosfera come quella. Sia la sua famiglia che quella di Enzo partecipavano con una passione esagerata. Il cellulare di Sara suonava continuamente, non c’era mai un momento di pace per noi due. Non potevamo passeggiare per il centro perché si doveva sbrigare qualche commissione. C’era sempre qualcosa da fare, da valutare o da programmare. E se il vestito, la chiesa e la cerimonia non davano grossi problemi, i primi ostacoli si presentarono presto.
Sara era nata in Sicilia ma non era mai appartenuta a quella terra, me lo aveva detto molte volte. Era schiva e silenziosa, e tutti pensavano che fosse timida, ma non lo era. La prima volta che l’avevo incontrata in università l’avevo scambiata per una come me, del nord, come dicono qua. Anche perché non aveva mai usato il dialetto. Una sera, durante una cena fra amici si stava discutendo proprio di questo.
<<Saruzza, chi problema cc’è, nun ti piaci cca?>> aveva chiesto un amico alla terza birra.
<<Smettila di parlare in dialetto, non siamo tutti siciliani...non ho nessun problema, ma mi trovo bene anche da altre parti>> aveva risposto con un perfetto autocontrollo.
<<Eddai, Sara! Qui si mangia bene, ci sono uomini belli, il sole e il mare. Si lavora meno, a Milano non sono tutti stressati, né?>> aveva detto facendo la caricatura del torinese. Tutti erano scoppiati a ridere, tranne noi due.
<<Dipende da quello che vuoi!>> aveva risposto lei per via del mio disagio.
Si era inserita una terza voce, un amico di Enzo.
<<Minchiate, nessuno vuole lavorare. E poi al nord ci sono gli iarrusi>>. Tutti scoppiarono a ridere ma io non capivo. Toccai il braccio di Sara che mi fece segno di aspettare. Non l’avevo mai vista così arrabbiata. Enzo fermò il suo amico.
<<Smettila, dai>> diceva lui mentre cercava di non ridere a sua volta,<<...non davanti alle donne!>>.
Per tutta la serata Sara non aprii bocca.
Non c’era solo il problema di dove abitare dopo il matrimonio, quello più grosso riguardava il posto di lavoro. Sara era un brillante farmacologa, e lavoravamo nella stessa casa farmaceutica italiana, ma in sedi diverse. Nell’ultimo anno ci era arrivata una succosa proposta di contratto dal Canada.
Sara aveva aspettato qualche tempo prima di accennarlo ad Enzo. Quando lo fece quell’uomo grande e grosso era quasi impazzito: si era alzato camminando nervosamente e la fissava con rimprovero. Enzo mi fece quasi pena; quindi prima che succedesse qualcosa presi la mia amica e la portai via. Per farla svagare cenammo fuori e poi andammo al cinema. Enzo non si fece sentire.
<<Dovevo dirlo fin dall’inizio, ho sbagliato>> si confidò triste. Odiavo vederla così, non se lo meritava.
<<Amore mio, non è colpa tua se gli altri non accettano la verità>>la rassicurai.
Enzo, da buon uomo del sud tutta foga e passione, si presentò tre giorni dopo con un enorme mazzo di rose bianche, voleva scusarsi. Si inginocchiò e prese le mani di Sara; le disse che aveva reagito male perché l’amava troppo, il solo pensiero di perderla l’aveva fatto impazzire. Ma poi era tornato in sé e aveva capito: voleva solo la sua felicità anche se questo significava il trasferimento in America. Sara si commosse e lo abbracciò, più come un figlio che un fidanzato.
Sara ed Enzo tornarono a casa insieme, mentre io rimasi sola a pensare alla situazione. Non mancava molto alla decisione finale: sposarsi o espatriare? Ferire la famiglia o pensare al proprio futuro? Cosa avrebbe scelto Sara? Non era una decisione semplice e io, come Enzo, l’avrei sostenuta fino alla fine.
Del Canada non si parlò più ed Enzo riacquistò tutto l’entusiasmo. Parlava per ore del viaggio di nozze a Cuba, con l’hotel a cento metri dalla spiaggia sorseggiando mojito. Continuava imperterrito nella sua campagna, ma qualcosa era cambiato in Sara. Partecipava alle cene e ai preparativi ma sembrava distante, non era più in mezzo a loro. Quasi non rideva più. Il suo atteggiamento era così evidente che anche Enzo se ne accorse.
<<Sei stato meraviglioso, ti stai impegnando molto e non voglio ferirti>> gli disse Sara,<<Ho bisogno del weekend per pensarci, se è si ci sposeremo e troverò un lavoro qui>>.
Enzo abbassò lo sguardo.<<Ricordati che ti amo più di me stesso>>.
In quei due giorni io e Sara parlammo molto. Le consigliai di scegliere molto attentamente: in entrambi i casi non si poteva tornare indietro. Lei mi rispose che era affezionato Enzo per la sua semplicità e il suo entusiasmo, ma non poteva negarne i difetti.
<<Posso resistere in un ambiente come questo?>> mi chiese.
<<No, Sara. La domanda è un’altra: ne vale la pena?>>.
La domenica io uscii tutto il giorno per lasciarla riflettere in pace. L’appuntamento era per il giorno successivo a Catania, in Villa Bellini. L’atmosfera primaverile era magnifica con gli alberi in fiore. Enzo l’aspettava sulla panchina del loro primo appuntamento. Sara gli sedette affianco.
<<Enzo, non so come iniziare>>.
<<Allora dillo e basta>>.
Lei esitò imbarazzata:<<...non è colpa di nessuno, lo sai?>>.
Enzo sospirò ma non disse nulla. Si era preparato a quella evenienza.
<<Sara, io non c’entro nulla e so che mi ami...è colpa di questo posto, vero? Tu soffri. Hai bisogno di andare via>>.
<<Enzo mi ami troppo, meriti qualcuno che ti renda felice>>.
Enzo la fissò negli occhi.
<<L’ho già trovata>> le disse fissandola sconfitto.
<<Enzo, dico davvero: qualcuno che apprezzi i tuoi amici, la tua casa, la tua vita...tutto quello che sei>>.
Lui non rispose, si alzò e la baciò sulla fronte.
<<Buona fortuna>> rispose semplicemente.
Questo fu il racconto che la mia amica mi fece e forse non mi disse tutto, ma è giusto che ognuno si tenga i propri segreti.
Il giorno successivo Sara spiegò ai genitori la sua decisione: sarebbe partita per il Canada il mese successivo con un contratto di almeno due anni. Lì avrebbe diviso un appartamento con me. Io e Sara partimmo la settimana dopo per Torino. L’avrei ospitata a casa mia per prepararci insieme alla partenza. Alla sera dell’arrivo la mia vita cambiò per sempre. Lei era bella, più malinconica del solito con i lunghi capelli neri a contornarle il volto. Mi si avvicinò, il suo profumo sapeva di fiori appena sbocciati...
<<Dovevo dargli una possibilità, lo sai vero?>> sussurrò con uno strano sorriso.
<<Lo so, per questo non sono arrabbiata...ma avresti dovuto dirgli tutto, questa era l’occasione giusta>> risposi dura. Lei Si fermò e mi fissò sovrappensiero per un istante.
<<Lo farò la prossima volta>> disse ad un passo da me. Toccò il mio volto di donna e mi baciò sulla bocca.

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