Giudiziaria Basilicata

Sversamento di petrolio, arrestato lo sciclitano Enrico Trovato

Ingegnere, responsabile del centro oli di Viggiano

 Basilicata - E' ai domiciliari l'ingegnere Enrico Trovato, 44 anni, di Scicli. 

Il dirigente dell’Eni, all’epoca dei fatti responsabile del Centro oli di Viggiano, è finito agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta su una fuoriuscita di petrolio tra il 2016 e il 2017 contaminò il “reticolo idrografico” della Val d’Agri, finendo su 26mila metri quadrati di suolo e sottosuolo a Viggiano, in provincia di Potenza. Nell’inchiesta insieme a Trovato, ex responsabile del Distretto meridionale di Eni, sono indagate 13 persone tra le quali anche componenti del comitato tecnico regionale della Basilicata – il cui compito era controllare l’attività estrattiva – e la stessa società petrolifera.

La procura di Potenza ipotizza i reati di disastro, disastro ambientale, abuso d’ufficio, falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale. All’inizio del 2017, dopo il ritrovamento di petrolio in un depuratore, si arrivò al sequestro di un pozzetto. Si accertò che il petrolio era passato nella rete fognaria e poi nella rete idrografica circostante, a due chilometri dalla diga del Pertusillo, che fornisce acqua alla Puglia e, per l’irrigazione, ad oltre 35mila ettari di terreno.

Il petrolio era fuoriuscito dai serbatoi di stoccaggio, ma le perdite non erano “mai state comunicate agli organismi competenti”. Successivamente, l’Eni decise di dotare i serbatoi di doppifondi. Secondo i magistrati, l’Eni tenne un atteggiamento di “sostanziale inerzia” nella vicenda delle perdite di petrolio, mentre quella del comitato tecnico regionale – organo di vigilanza sugli impianti a rischio di incidente rilevante – fu una “consapevole inerzia” perché prima prescrisse maggiori controlli ma poi non sanzionò la loro mancata attuazione.

Dopo le perdite Eni aveva ammesso uno sversamento di 400 tonnellate di greggio anche tra agosto e novembre 2016. A metà aprile 2017 poi la Regione Basilicata ha deciso di chiudere il Cova per il mancato rispetto di alcune prescrizioni ambientali. Dopo tre mesi, il 18 luglio, lo stabilimento era tornato a funzionare. Nel novembre dello stesso anno, saltò fuori anche una lettera scritta dall’ex responsabile dell’impianto, Gianluca Griffa, trovato impiccato in un bosco nel 2013: “Eni sapeva degli sversamenti dal 2012”, scrisse ai pm lucani.