Cultura Scicli

L'ultimo e vero testamento di Giuseppe Miccichè, Siclensis

Il “Testamento Solenne” non fu il “vero” testamento del Miccichè

Scicli - Come ho anticipato nel mio precedente saggio dal titolo “Giuseppe Miccichè di Scicli e la morte” apparso su questo giornale “on line” Ragusanews. com il 16.12.2018 continuo a “raccontare” la figura di uno dei più illustri e affascinanti benefattori della città di Scicli.
Nel saggio sopra citato riportavo brani importanti del “Testamento Solenne” da lui redatto di proprio pugno, riservandomi comunque di trascrivere e pubblicare il “Codicillo” che lo aveva seguito.
La complessità della materia mi obbligava, in verità, a una più specifica disamina dei due documenti per capire e analizzare correttamente l’operato del Miccichè.

Il “Testamento Solenne” non fu il “vero” testamento del Miccichè, contrariamente a quanti pensino oggi in questa direzione.
Esso rappresentò semmai un momento di sano esibizionismo, uno stimolo pio offerto alla nuova classe borghese cittadina, scampata alla falcidia della peste, per farla riflettere sull’effimera condizione della vita. Segnò anche l’inizio di una metanoia e di un cammino che avrebbero portato l’Uomo Miccichè davanti al Giudizio di Dio.
La Controriforma si era affermata già da un pezzo in tutta l’Europa e, all’esplosione dell’ego rinascimentale in tutti i campi dello scibile umano allora conosciuti, aveva reagito e risposto con una severa riflessione teologica che non poteva prescindere dalle opere come invece sosteneva Lutero, a Scicli incoraggiata in particolar modo dalla diffusione della peste del 1626.
Il Testamento Solenne fu confezionato l’11 settembre 1630, 14ª Indizione.
A conclusione delle ultime disposizioni in esso contenute il Nostro scriveva testualmente:
“Io Don Giuseppe Micciche dico questa pagina quali tengo in mano essiri lo mio testamento Sollenni scritto, et sottoscritto di mia propria mano quali lo dono à conservare à not/ Vincencio Aparo”.
I testimoni erano stati: Geronimo Ribera, dottore in ambedue le leggi, Guglielmo Celestre dottore in ambedue le leggi, Giambattista Melfi, Antonino Celestre, Giuseppe Melfi, Marc’Antonio Rondei, Don Antonino Monelli e Giambattista Scarso.
Un gesto teatrale, se vogliamo, quello del Miccichè finalizzato però a sottolineare l’importanza delle sue decisioni e per questo compiuto alla presenza dei notabili della città.
Se analizziamo le date dei gesti più significativi compiuti dal Miccichè nell’anno precedente alla sua morte, possiamo perfettamente ricostruire il suo itinerario di conversione.
Già ho accennato l’argomento nel mio precedente saggio dal titolo “Don Giuseppe Miccichè, siclensis, e la musica di Dio”, apparso sempre su questo stesso giornale “on line” Ragusanews.com il 6 aprile 2019 e al quale, in specifica, rimando per un approfondimento.
Dall’estate 1630 alla primavera del 1631, il Miccichè presentava, in realtà, una forte accelerazione nella riflessione sulla vita e sulla morte.
Forse accusava un progressivo decadimento della sua forma fisica. Per questo aveva cominciato a ingaggiare un’autentica lotta contro il tempo dimostrando una strana irrequietezza nel timore che il progetto affidatogli dal figlio Vincenzo in punto di morte rimanesse incompiuto.
Don Giuseppe fino al settembre del 1630 purtroppo non aveva ancora ottemperato alle ultime volontà di Vincenzo che auspicava nel suo testamento l’istituzione di un Collegio della Società di Gesù a Scicli!
Gli inizi della sua “conversione” sono, a mio avviso, alquanto incerti e terreni.
In principio il Miccichè pensava più alla forma che alla sostanza delle cose perché il mondo lo catturava ancora in maniera molto forte con le sue seduzioni e i suoi inganni.
Appartengono a questa fase l’idea del sepolcro monumentale nella Chiesa di San Bartolomeo di Scicli per se e per suo figlio, l’abbellimento fastoso del “cappellone” della detta chiesa che ospiterà le sepolture e la commessa di un organo che avrebbe dovuto consolare il sonno della morte, come se i morti non udissero già la musica di Dio.
È l’agire normale di una persona benestante che tuttavia non ha ancora fatto la radicale scelta di Cristo nel povero.
In quest’ottica s’inquadra, infatti, anche la donazione ai Padri Gesuiti di tutti i suoi averi seguendo una ben nota moda filantropica del tempo. Tutto molto scontato e normale, comunque.
A parte le varie disposizioni relative alla liberazione degli schiavi che abitavano con lui nella sua casa, nel Testamento Solenne non c’è nulla, dico nulla che possa far pensare a lui come a un grande benefattore della città, anzi!
In esso il testatore si limitava, infatti, a eseguire pedissequamente le ultime volontà del figlio Vincenzo, mettendosi in regola e in pace con la sua coscienza, senza quel colpo d’ala che avrebbe in seguito per sempre legato il suo nome alla memoria e alla storia della città.
“Item voglio, ordino, et comando che li detti miei heredi Universali siano obligati d’jnsegnari, et fari jnsegnari allo preditto gioan battista Passanisi (figlio di Vincenzo, ndt), et volendo quello passari jnanti di qualche professione come è di leggi Filosofia, Theologia, Medicina, ò alora facoltà che li predetti miei heredi Universali siano obligati à loro spesi trattenerlo alli studij, et amministrarci, e pagarci quelli spesi necessarij jnsino al grado del Dottorato che eligerà inclusive con comprarci li libri necessarij della professioni, e scientia che farà elettioni, et non aliter nec alio modo.”
L’unica contropartita che il Miccichè chiedeva, dunque, ai Padri Gesuiti per averli nominati suoi eredi universali era proprio l’educazione di Giambattista, il figlio di Vincenzo Passanisi suo socio in affari da quando il suocero Giuseppe Melfi era morto. Come sappiamo, Vincenzo Passanisi sarà il figlio “sentimentale” del Miccichè e Giambattista il nipote adottato che avrebbe desiderato avere dal figlio Vincenzo, se la morte non avesse deciso diversamente.
Nel Testamento Solenne, alla città di Scicli non è riservato alcun protagonismo, solo l’onore di ospitare una nuova famiglia religiosa, la Compagnia di Gesù. Questa presenza avrebbe agito poi da lievito nella realtà culturale sciclitana. Sarebbe stata comunque solo ed esclusivamente una pia aspettativa.
In conclusione, il “Testamento Solenne” ci restituisce un uomo ancora molto legato alla terra e al suo limitato ambiente sociale.
Il Miccichè, però, andava maturando col tempo una riflessione molto più alta ed evangelicamente apprezzabile.
Una riflessione che lo costringerà a chiedere sempre al Notaio Vincenzo Aparo, lo stesso cui aveva consegnato il primo Testamento Solenne, la redazione di un Codicillo.
“Et quia voluntas hominum est deambulatoria usque ad exitum anime…”
Un nuovo testamento, cioè, in modifica del precedente o a suo complemento, stilato questa volta dal notaio secondo le regole e le formule della notaria ufficiale del tempo il quale riflettesse il nuovo pensiero del testatore preoccupato ormai solo della salvezza dell’anima.
Il Codicillo fu dettato il 14 aprile 1631, fu redatto rigorosamente in latino e firmato da Giuseppe Miccichè alla presenza di testimoni che in parte erano gli stessi intervenuti nel Testamento Solenne e che furono: Geronimo Ribera e Guglielmo Celestre, dottori in ambedue le leggi; Giovan Baptista Melfi; Antonino Celestre, Marc’Antonio Rondei, e don Antonino Monelli.
La firma del Miccichè in calce al Codicillo appare apposta con mano sicura, ergo l’uomo seppur acciaccato era perfettamente consapevole di quanto avesse testificato il notaio e, infatti, lo approvava.
Il Codicillo è, dunque, il grande vero e ultimo testamento di Giuseppe Miccichè.
Quello che più riflette la sua anima. Quello che lo consacra in via definitiva benefattore della città di Scicli, lungimirante filantropo, cristiano umile e devoto già in viaggio verso il Mistero.
Nel Codicillo il Miccichè, oltre a ripetere al Passanisi le varie istruzioni circa i precedenti contratti relativi alla costruzione dei sepolcri suoi e del figlio in San Bartolomeo, relativi ai quadri commissionati al Cassarino e ad altri pittori a guarnizione dei sepolcri; oltre alla menzione di spese riguardanti la manutenzione delle opere già eseguite nel “cappellone” della chiesa di san Bartolomeo e da eseguire nel tetto della stessa, ci sorprende vincolando i Padri Gesuiti, eredi della sua immensa fortuna, a istituire in città delle vere e proprie cattedre per l’istruzione del popolo.
Non più, dunque, l’istruzione di un solo cittadino, Giambattista Passanisi, ma di qualsiasi cittadino sciclitano che avesse desiderato studiare per conseguire un titolo di studio idoneo ad abilitarlo a qualsiasi importante professione.
Come uomo del fare, qual era, il Miccichè non si limitò nel Codicillo a obbligare sic et simpliciter i Padri Gesuiti. Ben sapeva che le sue rendite in un futuro più o meno lontano sarebbero potute non bastare per coprire le spese di tutte le cattedre da lui richieste. Per questo operò una selezione tra le varie discipline che temporaneamente si sarebbero potute sospendere per mancanza di fondi per poi essere subito ripristinate non appena le sovvenzioni e le rendite lo avrebbero permesso.
L’unica cattedra insopprimibile era per sua volontà quella di Grammatica e Logica. Su questo il Codicillatore era stato tassativo e irremovibile.
Ecco il colpo d’ala di cui all’inizio scrivevo!
Il 13 maggio 1631 solo due righe, annotate nel libro dei defunti, relativo agli anni 1622/1633, della Chiesa Matrice di San Matteo Apostolo di Scicli, testimoniano l’epilogo della sua parabola terrena:
“Die 13 Maij
Don Gios/e Miccichè si morsi et fù sepulto a S. Bartolomeo per Don Gioseppe Sammartino Cappellano.”
Troppo poco per un Uomo che amò la città come pochi, che la difese nel tempo della peste combattendo contro il contagio, che la adottò per sempre come un padre buono.
Nessuno prima aveva scommesso mai sull’istruzione del popolo! Anticipava così una modernità e un pensiero che in quel tempo erano davvero impensabili.
Restano anche quelle opere di cui ho dato notizia all’inizio e la stessa Chiesa di San Bartolomeo di Scicli a confermarci nella nostra ammirazione, ma di quelle è pieno il mondo.
Nel Novecento la sua memoria fu spesso oggetto di sfortunate decisioni da parte del Consiglio Comunale della Città di Scicli. Auspico che in un prossimo futuro si correggano gli errori del passato per un tributo eterno di riconoscenza, dovuto, necessario, imprescindibile.
Segue la trascrizione integrale del Codicillo.
Die 14 mensis Aprilis 14ª ind. 1631
Testamur quam premissa die Don Joseph Miccichè Siclensis mihi not/ cognitus coram nobis sanus per Dei gratiam mente, sensu, visu, auditu, et intellectu habens officium eius lingue bene clarum sobrium, et expeditum ac in sua bona et perfecta memoria existens constitit atque constat exposuit quod mensibus elapsis fecit eius Sollemne testamentum eius propria manu scriptum quod conservandum consignavit mihi infra/tto not/ sub die xiº septembris 14ª ind. 1630 cuius vigore multa disposuit ut in eo continetur et quia voluntas hominum est deambulatoria usque ad exitum anime decrevit propterea hos codicillos facere in scriptis mano mea infrascripti not/ quos Codicillos Ego not/ Vincentius Aparo de ordine, et mandato, et in presentia eius/ Don Joseph scripsi de verbo ad verbum pro ut: infra//
Et p/ ipse Codicillator voluit et vult quod eius heredes universales instituti in dicto eius testamento teneantur in collegio patrum Societatis Jesus erigendo in hac civitate Siclis modo, et forma pro ut in eius testamento infra terminum anni unius numerandi à die mortis ipsius Codicillatoris detinere, et continuatis temporibus manutenere solitas Scholas grammatice et logice per patres dicte Societatis, et infra alios annos duos similiter detinere, et continuatis temporibus manutenere Scholas Philosophie, et Sacre Theologie, et hoc pro beneficio pubblico istius civitatis, et Civium illius, et casu quo introitus hereditatis ipsius Codicillatoris non essent sufficientes pro substentatione, et manutenimento omnium dit/ Scholarum quod utique possint deficere jn Scholis Sacre Theologie, et in casu urgentioris necessitatis in illis philosophie ita quod ille grammatice, et logice nulla occasione, vel Causa ullo unquam et pro deficiant, et casu quo deinde fructus, et introitus dit/ hereditatis augmentarentur, vel etiam jntroitus talis colleggij edificandi et erigendi ex alienis legatis, vel alijs causis similiter augmenteretur quod etiam teneantur de nuovo ponere, et detinere dit/ scholas Philosophie, et Theologie que defectu jntroituum ut supra inter deficerent, et pro observatione, et adimp/to omnium contentorum in dict/ testamento, et presentibus Codicillis possint, et liberè valeant tam Jurati huius Civitatis quam consanguinei, et affines ipsius Codicillatoris, et magistribus Spirituales, et temporales, et quilibet de populo agere, et compellere dict/ heredes universales toties quoties opus erit coram quibus suis officialibus ad quos spectabit et quo tractat de beneficio publico, et adimp/to ultime voluntatis super quo expresse ipse Codicillator oneravit conscientiam ipsorum hered/ universalium et non aliter/
Item ipse Codicillator voluit, et vult quod dic/ heredes universales in dict/ eius testamento nominati, et futuri successores illorum nullo unquam futuro tempore possint nec valeant petere, nec pretendere quod illa legata, et redditus facta, et fundata tam in vita ipsius Codicillatoris quam per q/dam Don Vincentium Micciche eius filium vel per ipsum Codicillatorem, et bona per ipsum Codicillatorem empta, et destinata pro elemosina, et celebratione missarum, et alterius operis pie in Ecclesia Santi Bartholomei, vel alijs locis pijs aggregentur forsit colleggio pred/ Societatis Jesus construendo in hac pred/ civitate Siclis, vel quomodolibet tales redditus legata, et bona dismembrare à dict/ Eclesijs, et locis pijs quibus fuerunt per ipsum Codicillatorem, eo dict/ q/dam Don Vincencium destinati et destinata, nec minus introitus, et proventus hereditatis ipsius Codicillatoris aut illius bona hereditaria quoquomodo agregare, et destinare alijs collegijs patrum dict/ Societatis Jesus extra hanc civitatem Siclis vel in aliam fortè causam et piam sed tantum stent, et stare debeant in perpetuum pro erectione, e substentatione collegij erigendi in hac civitate Siclis non obstante pretextio cuiuscumque cause, et coloris et quam haberent maioritatem rationis circa quod nec minus possint aliquam dispensationem apostholicam, et temporalem pretendere, nec obtinere, nec alit/ voluntatem ipsius Codicillatoris interpetrari facere sed semper et omni futuro tempore ac perenn/ illa, et omnia per eum disposita per dict/ eius testamentum, et presentes Codicillos firma, et stabilia relinquere, et dimittere quoniam si contrarium fuerit petitam, vel pretensum ipse Codicillator ex nunc pro tunc declaravit, et declarat fuisse et esse contra eius voluntatem, et in contemptum eorumque ipse disposuit.
Item ipse Codicillator declaravit, et declarat se esse debitorem mag/ro Francisc/ Puzzo in summa et pro causa qon/ta in publico Jnstrumento celebrato in actis meis not/ die 27 februarij 13ª ind. 1630 in computum cuius fuerunt solute non nulle pec/ preditto mag/ro Francisco virtute notar/ in margine dict/ qontrattij, et volens quod opus conservationis Cappelle maioris, et monumenta in Ecclesia Sancti Bartholomei ad quod tenitur pred/tus magister Franciscus quam citius expediant iuxta formam eius obligationis reliquit, et relinquit Vinc/ Passanisio illas pecunias existentes penes ipsum Codicillatorem que stent, et stare debeant loco depositi, et illas accipere possit pred/tus de Passanisio secuta morte ipsius Codicillatoris et de illarum recuperatione facere actum publicum, que pecunie deducta ipsius summa legata ditto de passanisio et de testamento et summa que erit necessaria pro obito, et expensis funerarijs ipsius Codicillatoris alie pecunie subministrentur et subministrari debeant pred/ de Passanisio pred/to mag/ro Francisco pro expeditione dit/ operis, et solutione, et satisfactione summe per ipsum Codicillatorem debite ac etiam emere illud aurum, et colores necessarios pro effectu pred/to et etiam solvere picturam factam et faciendam per franciscum Cassareno, vel alijs pictores usque que fuerit omn/ totum completum opus pred/, et perficere tectum tabularum Ecclesiae preditte Sancti Bartholomei in illa parte dit/ Ecclesie in qua ad presens refecit iuxta opus inceptum et si quod supereris ex pec/ pretis explet/ superius dispositis quod atique teneatur pred/us de passanisio tale super filium expendere oz octuaginta in pretis tot librorum pro servitio loci patrum Cappuccinorum huius pred/ civitatis venexilorum eisdem patribus qui libri semper, et omni futuro tempore stent, et stare debeant pro servitio loci presenti, et restans expendentur et implicetur in perfectione fabrice dicti loci patrum cappuccinorum inceptum, et redactum in forma in qua ad presens et per ipsum Codicillatorem, et si dicte pec/ non sufficerent pro causis et effectibus pred/is, quod utique possit, et debeat pred/us de passanisi cogere dict/ heredes universales et super bonis, se semoventibus, et nominibus debitorum ipsius codicillatoris exigere, et percipere auctoritate propria illam summam necessariam pro expeditione omnium supra ex perssona quam de passanisi circa p/tta instituit procuratorem deposit/um, et executorem cum omnimoda, et ampla authoritate, et potestate premissa omnia proficiendi, et in redditione computum expensionis p/tte credatur, et credi debeat eius ratiotinio iuramento ipsius de Passanisi confirmando.//
Item voluit ipse Codicillator si forsan oriretur aliqua differentia inter debitores ipsius Codicillatoris, et eius heredes universales super aliqua summa solutus ipsi Codicillatori oretenus quod stentur, et credatur decision faciende per dict/ de passanisi cum eius juramento//
Item ipse Codicillator confirmando declarationem et quictationem factam pred/tto de passanisio virtute dict/ sui testamenti dixit, et declaravit habuisse iustum fidele, et legale computum à pred/tto de passanisio de administratione procurationis per ipsam de passanisio veluti procuratorem ipsius Codicillatoris administrate, et geste, nec non et omnes pecun/ summas per eum dicto nomine ex actas ab olim usque ad p/ntendum diem et q/tus non obstante supr/ta quitactione, et declaratione per dict/ eius heredes previderetur p/tam de Passanisio esse in aliqua summa debitorem ipsius Codicillatoris ex causa dict/ administrationis administrate et administranda usque ad diem mortis ipsius Codicillatoris huius modi summam p/dittus de miccichè jure legati legavit et legat sup/tto de passanisi quam si ei placuit, et placet//
Item p/ttus de Miccichè Codicillator pro cauthela dict/ de Passanisio declaravit, et declarat illos boves, equas, et mulos quos et quas ad presens habet p/ttus de passanisio fuisse et esse eiusdem de passanisio, et per eum fuisse empt/ de suis proprijs pec/
Item p/ttus Codicillator tribuit authoritatem et potestatem ditto de passanisio expendendi in die obitus ipsius Codicillatoris tribus diebus subsequentibus eo quadragesimo die p/ditto mens predittam semanam pro cera candelis missarum celebratione, et alijs funeris in expensis pro ut in ditto testamento, nec non faciendi quascumque gramaglias, et vestitus lacrebus ex... familie, et servis ipsius Codicillatoris quàm eius consanguineis, et affinibus ac personis et extraneis, et illius qualitatis benevise dicto de Passanisio in redditione cuius computi itetur et credatur juramento ipsius de Passanisio, et non aliter//
Item predittus Codicillator voluit quod Antonia de Micciche eius soror possit sibi satisfieri item de illis oz 40 juris census ei debitis super bonis dict/ q/dam Don Vincentij quam de illo legato annuo oz 20 que simul iunere summam faciunt oz sexaginta pro quolibet anno per ipsum Codicillatorem in dit/ eius testamento facto auctoritate propria super quibusuis bonis et fructibus illorum, et à dict/ eiis heredibus universalibus cum potestate variandi ita quod annuatim puntualiter p/tta Antonia consequatur summam p/ttam absque strepitu, et figura juditij quia ita est voluntas ipsius Codicillatoris.
Item ipse Codicillator legavit, et legat Costante de Portuesi eius famule uncias decem pec/ ex illa summa ei debita per Vincentium de Joccia ex tempore elapso virtute q/ttus in actis meis, et hoc pro servitijs ipsi Codicillatori prestitis.
Item p/ttus Codicillator p/ttus Codicillator (ripetuto, ndt) legavit et legat Marie de Gurreri uxori Francisci De luca unc/ decem pec/ ex ditta summa debita per ditt/ de Joccia, et hoc pro servitijs factis ipsi Codicillatori.
Item p/ttus Codicillator jure legati legat Monasterio Orphanorum huius p/tte civitatis oz viginti ex ditta summa debita per ditt/ de Ioccia pro maritandis duabus orphanis ex illis exentibus intus dict/ monasterium.
Item ipse Codicillator jure legati legavit et legat Jo: Baptiste filio dict/ Vincentij Passanisi quillo cintiglio grandi d’oro et petri diamanti, et quillo cintiglio picciulo d’oro quali al presente teni in potere ditto Vincencio Passanisi.
Item p/ttus de Micciche Codicillator jure legati legat suprad/tto Vincencio Passanisi totam illam quantitatem meri (=vino puro) repositam intus magazenia dit/ de Passanisio unà cum li butti.
Item p/ttus Codicillator jure legati legavit, et legat sacerdoti don Thome de Zinza illam summam pec/ ipsi Codicillatori debita exsestente gabelle anni preteriti illas possessionis nominate La Crita russa et la vitalva per Michaelem de Giunta, et qs/ virtute q/ttus in actis not/ Francisci Vassallo, pro cuius recuperatione nunc pro tunc secuta morte ipsius Codicillatoris ipse Codicillator cessit omnia jura et hoc pro aliquibus respectibus ipsi Codicillatori benevisis.
Item p/ttus Codicillator jure legati legavit, et legat Jacinto eius servo libertatem, ex nunc pro tunc, secuta morte ipsius Codicillatoris illum manumissit, et à jugo servitutis liberavit, et liberat ita quod possit et valeat contrahere in judicio stare, et omnia facere que quolibet homo paterfamilias, et cives romane facere possunt.
Item ipse Codicillator gravavit dict/ eius heredes universales quod in casu reis aut secuta evictionis super bonis per ipsum Codicillatorem legatis virtute dict/ testamenti, et patiunt Codicillos teneantur dict/ heredes universales pred/ttos legatarios defendere, et in casu secute evictionis aut in casu quo illos non defenderint teneantur solvere prectium quia sic ipsi Codicillatori placuit.
Cetera verò in dit/ testamento q/ta pred/ttus Codicillator confirmavit, et confirmat.
Et hec fuit, et est eius ultima voluntas quam valere voluit jure Codicillorum inscriptis et si jure Codicillorum inscriptis non valeret valent jure codicillorum, et si jure codicillorum non valeret valent jure donationis causa mortis, et si jure donationis causa mortis causa mortis non valeret valeat, et valere debeat omni meliori modo via, et jure quibus melius de jure valere poterit seu valebit.
Jo D. Giuseppe Micciche confirmo ut supra (firma autografa, ndt)
Testes ad premissa vocati, et rogati sunt infrascripti viz: U.I.D. Hieronymus Ribera/ U.I.D. Guilelmus Celestris/ Jo: Baptista Melfis/ Antoninus Celestris, Marcus Antoninus Rondei, et don Antoninus Monelli.
Acta fuerunt hec omnia Sicli die mense ind/ et anno quibus supra per me not/ publicum et apostholicum Vincentium Aparo demandato quo supra ad instantiam suprad/ Patris Raffaelis quo sup/ nomine servatis prius omnibus pred/ solutionibus et alijs â jure requisitis Unde/

CREDITI
Archivio Chiesa Matrice di San Matteo Apostolo Scicli
Archivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica
Archivo Histórico Nacional Madrid
Carioti Antonino, Notizie storiche della Città di Scicli, ed. a cura di Michele Cataudella, vol. I e vol. II, Comune di Scicli, 1994

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