Cultura Siracusa

Elena di Troia, sorta dalle acque: Qui da noi i porti sono chiusi

Grande spettacolo di scenografia

Siracusa - Ieri sera, al teatro Greco di Siracusa, è andata in scena la prima di Elena di Euripide per la regia di Davide Livermole, regista eclettico che ha diretto di recente anche alla Scala di Milano.

La storia di Elena di Troia (Elena è Laura Marinoni, già presente al teatro greco di Siracusa, brava e sensuale, ironica e “luccicante”), la storia di una vita, la tragedia che l’ha colpita rendendola straniera, allontanandola dalla sua patria, dai suoi fratelli, da suo marito Menelao è raccontata attingendo ad elementi propri della Commedia e dell’Operetta.

La messa in scena è una tragedia e una commedia insieme.

Euripide scrive un incipit reso dalla ottima traduzione di Walter Lapini, che aggiunge qua e là battute che sembrano un mantra di certi politici. Mette in bocca alla vecchia che vede per primo Menelao naufrago, approdato in Egitto, la frase “qui da noi i porti sono chiusi”. 

Gli stranieri, le donne - anzi Elena, la donna celeberrima e vituperata- e l’amore, declinato in tutte le sue desinenze, sono per lo spettatore un monito. Ognuno ha il diritto di reiventarsi la vita. Elena è capace di reinventare e ricomporre pezzi di vita.

Il rimando all’acqua è facile allegoria. L’acqua è vita. E qua l’acqua ha un ruolo preciso. La metamorfosi di dannunziana memoria de “La pioggia nel pineto”, che colpisce e coinvolge i sensi del poeta e di Ermione, è strumento musicale (oltre all’arpa) grazie al sofisticato progetto hi tech di Andrea Chenna. L’acqua suona, sì. Un software trasforma il rumore dell’acqua in suono che accompagna la vicenda narrata come le onde del mare in un viaggio spesso onirico, mai scontato.

Hanno contribuito per le scene Davide Livermole, per i costumi Gianluca Falaschi, per le luci Antonio Castro. Videomaker è Paolo Jep Cucco.  

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Il classico e il contemporaneo vanno in scena (coinvolgendo insomma i cinque sensi!) per raccontare storie di vita, fatti che non possono lasciarci indifferenti. Lo schermo ha proiettato immagini diverse, di colori diverse. Come fosse lo specchio della vita.

Foto di Maria Pia Ballarino