Appuntamenti Catania

L'ironia di Max Papeschi e Max Ferrigno in mostra alla Vecchia Dogana

Nel nome della pop art il benvenuto ai crocieristi in transito al Porto

Catania - È il porto di Catania, nella galleria di Vecchia Dogana, ad ospitare “Pyongyang Rhapsody”, l’ironico e irriverente progetto di digital art firmato da Max Papeschi e Max Ferrigno che ha concluso con successo gli eventi di “Palermo capitale italiana della cultura 2018. S’inaugura sabato 25 maggio, ore 11. Saranno presenti gli autori e interverranno il sindaco di Catania Salvo Pogliese, e l’assessore allo sport Sergio Parisi.

A cura di Laura Francesca Di Trapani, la mostra “Pyongyang Rhapsody” sarà visitabile con ingresso gratuito dal 25 maggio al 24 settembre, nella galleria al pian terreno della Vecchia Dogana, transito internazionale per migliaia crocieristi, diportisti, amanti del mare e dei grandi spazi all’aperto offerti dal porto, con pub e caffetterie sullo sfondo di barche a vela, yacht, pescherecci e grandi navi da crociera: un luogo-simbolo della città che con questa mostra, nel solco della pop art, cuce idealmente la trama del centro storico di Catania – il suo Barocco patrimonio dell’Umanità e le colorate incursioni degli street artist fra i vicoli dei quartieri della Civita e di San Berillo – all’area del porto, dove i grandi murales sui silos di nove artisti internazionali sono diventati un fattore di attrattività turistica e culturale.

La mostra “Pyongyang Rhapsody” alla Vecchia Dogana di Catania è un progetto di Asmundo di Gisira, raffinato art hotel ricavato con un sapiente intervento di restauro conservativo in un palazzo nobiliare nel centro storico della città: le camere, ispirate ai miti e alle leggende della Sicilia, sono arredate con opere d’arte e icone del design internazionale e, nello scorso mese di dicembre, è stato premiato da Wall Paper, rivista britannica di stile e design, come Best Urban Hotel 2018 (a seguire strutture di Parigi, Copenaghen e Tokio https://www.wallpaper.com/travel/best-urban-hotels-2018-the-winners). Partner di Asmundo di Gisira per la mostra è Fondazione Jobs, nuova realtà dedicata all’arte contemporanea con sede a Palermo. L’evento ha il patrocinio del Comune e dell’Autorità Portuale di Catania.

LA MOSTRA

“Pyongyang Rhapsody” è la narrazione in forma di parodia, con immagini che appartengono al campionario della cultura occidentale, dello storico primo vertice tra il presidente USA, Donald Trump, e il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un. Un summit dal considerevole spessore politico e diplomatico – avvenuto il 12 giugno del 2018 – con cui i due leader hanno sancito pubblicamente e davanti agli occhi del pianeta la “pax” fra le due potenze mondiali, impegnate fino a qualche mese prima a frequenti scaramucce e minacce.

L’episodio, e tutta la sua liturgia di cerimonie, protocolli e strette di mano fra i due capi di stato, ha stimolato una divertente riflessione da parte dei due artisti: Papeschi, peraltro, non è nuovo a questo genere di operazioni avendo lavorato al progetto Welcome to North Korea (realizzato in collaborazione con Amnesty International) elaborando una fittizia e parodistica propaganda di regime per svelare gli orrori perpetuati da Kim Jong Un.

L’incontro con Max Ferrigno dà vita a questa “Pyongyang Rhapsody”, dialogo spassoso e grottesco, gioco di specchi tra due autorevoli personaggi che l’impaginazione simmetrica della mostra, ieri nei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, oggi nella galleria della Vecchia Dogana, visualizza in forma di botta e risposta. Un divertente crescendo di immagini iconiche che culmina nelle due gigantografie fronteggianti pescate da Papeschi dall’antologia visiva del Rinascimento: da un lato Trump, sostituito a Gesù nella celeberrima Ultima Cena di Leonardo e che sembra fare i conti con l’imprevista solitudine di una lunga tavola abbandonata dai commensali; dall’altro Kim al centro della conchiglia nella Nascita di Venere di Botticelli, circondato da cloni di Dennis Rodman, giocatore di basket del quale è fan sfegatato.

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Dal canto suo, Ferrigno, fedele all’estetica pop, rilegge le bandiere della Nord Corea trasformando il simbolo del paese asiatico in sex toys, mentre due pin-up/soldato – due è numero ricorrente in Pyongyang Rhapsody – fuoriuscite dalla perfezione formale di un manga o di un anime, salutano e ipnotizzano il pubblico ammiccando e alludendo, chissà, a un fantomatico golpe di donne perverse e dominatrici: primo passo verso un ipotetico regime da PinkPower.

“Da quella storica data 12 giugno 2018 – scrive la curatrice Di Trapani - Papeschi e Ferrigno si ritrovano oggi su un terreno ghiotto e altamente intrigante, in cui due sistemi, arte e politica, si elidono e sorreggono simultaneamente; risultando analoghi e speculari per funzionamento e peculiarità interne. Un terreno comune, quello della neo pop, attraversata parallelamente, dove il punto di equilibrio tra le due ricerche è soddisfatto in una relazione dialogica che esalta le sfaccettature e le diversità della stessa storia e che attraverso l'immagine innesta una nuova condizione. Mentre Papeschi ha un approccio da “Truman Show” dove il dato pubblicitario e divulgativo è alla base, Ferrigno racconta il retroscena del “Truman Show”. Due ricerche che hanno riconosciuto e assorbito la lezione di Warhol, profeta della trasformazione del costume e di ciò che il mondo dell'arte sarebbe diventato negli anni 2000, riconoscendo quindi al linguaggio commerciale la responsabilità di aver plasmato il concetto di collezionismo, scardinandone i canoni estetici e il concetto di consumo e unicità”. “Pyongyang Rhapsody”, prodotta a Catania da Asmundo di Gisira e Fondazione Jobs, è sostenuta dagli sponsor Bottega Frigeri, Antiques fuori le mura, Red Bull, Moak, Senturi e Hotaly.