Cultura Scicli

Il Convento di Sant'Antonino e il pio arzigogolare di Carioti

Sant'Antonio da Padova a Scicli?

Scicli - L’arciprete Antonino Carioti, scrittore sciclitano di Storia Patria, nel suo libro di memorie “Notizie storiche della città di Scicli”, vol. II, a proposito del convento di sant’Antonino di Scicli così si esprime:
“Con buona pace di coloro che scrissero la fondazione del nostro convento de’Reverendi Padri Conventuali sotto titolo di Santo Antonio di Padova volgarmente detto di Santo Antonino, o ne tolsero l’antichità di esso, che fu dato alla luce, o la calarono alcuni anni prima del 1404 o nel secolo 1514, se ne fece causa di tanti abbagli non solo l’essere stati forastieri i scrittori, ma per non avere aute quelle sode notizie, che metteremo in chiaro.”

E più avanti scrive:
“Se poi contradice la riferita fondazione prima del 1404, quella che gli atti di Notar Bartolomeo Terranova ci riferiscono a dì 5 marzo 3 indizione 1514 a foglio 44, aver donato Don Pietro Maio, aliter canonico, al Padre Maestro Pietro Rovetta di Ragusa per la costruzione di detto convento di Sant’Antonino un vignale con certa casa in contrada del fiume di fora in Scicli, che così dice confinante con vignale di Fra’ Giovanni di Ragusa con altro di Maria Caraffa, e via publica dentro il quale vignale per edificarvi la chiesa di detto Sant’Antonino con un pozzo dinanzi la detta chiesa e con obligo di tre messe ebdomadali in giorni di lunedì de requiem, di venerdì de passione, di sabato de Maria Virgine. A tutto questo si risponde che la detta costruzione del Maestro Rovetta si apporta da’ mentovati scrittori non essere stata la prima, che piantò i Padri Conventuali qui in Scicli.”

Ergo il nostro caro Arciprete Carioti conosceva l’atto del notaio Terranova. La causa dell’antichità del convento era stata agitata da più autori che smentivano le pretese di altri (tra cui il nostro Arciprete) i quali insistevano nel dubitare di una presenza a Scicli dei Conventuali molto prima del Cinquecento.
Perché l’Arciprete si stracciava le vesti per l’antichità di questo convento?
In ballo c’era la pia leggenda secondo la quale Sant’Antonio da Padova in un’improbabile visita a Scicli avesse predicato da un pulpito di pietra custodito gelosamente nella chiesa di S. Giacomo Interciso e poi andato distrutto a causa del terremoto del 1693. Contestualmente il Santo avrebbe auspicato la fondazione di un convento francescano nel territorio sciclitano.
Carioti non è nuovo a simili diatribe bizantine che, per quanto sante possano essere, lasciano il tempo che trovano in fatto di credibilità storica.
Il notaio Bartolomeo Cannariati alias de Terranova arrivò a Scicli agli inizi della seconda decade del Millecinquecento. Doveva essere molto giovane anche se già abbastanza esperto e qualificato. Ricoprì anche la carica di “Erario” della città.
Non conosceva i luoghi e spesso riportava nei suoi atti i toponimi storpiati così come li sentiva pronunciare dai suoi clienti.
Non conosceva ovviamente la storia precedente della città, era tuttavia un fervente cattolico al punto da rasentare un certo bigottismo.
Sono sicuro pertanto che una notizia così importante come quella che avrebbe attestato la presenza del santo lisbonese a Scicli non lo avrebbe lasciato insensibile, anzi lo avrebbe subito motivato a lasciare una doverosa nota a testimonianza del suo passaggio nel suo atto.
Io ho esaminato i protocolli relativi ai primi anni della presenza a Scicli del notaio Terranova e non ho trovato nulla in essi che potesse, per inciso, confermare anche lontanamente le pie fantasticherie peraltro molto arzigogolate dell’arciprete Carioti.
L’atto di fondazione del convento è, in realtà, una donazione fatta il 5 marzo 1514, 3 Indizione e si trova a foglio n. 54/v del protocollo relativo agli anni 1514/15. Il foglio n. 44, indicato dall’arciprete, riguardava una vecchia numerazione.
Pietro Maio, il donatore del terreno, lo aveva ereditato dai genitori Bernardo e Ramunda per i quali chiede preghiere e messe di suffragio.
Il fondo era sottoposto a un censo di tarì uno e grani dieci da corrispondere al priore di San Filippo della Terra di Scicli. Pietro s’impegna nell’atto a riscattarlo.
Il convento erigendo fu sottoposto all’obbedienza del Provinciale di Sicilia. Nel caso in cui un monaco ordinato sacerdote si fosse voluto appartare da questa obbedienza, avrebbe potuto sempre celebrare messa ed essere nominato come beneficiato di una cappella in Santa Maria della Pietà e, ancora, nel caso in cui il monaco avesse comunque optato per restare e vivere nel convento, lo avrebbe potuto fare in quanto ospitato a titolo di elemosina.
Una cosa molto interessante che il Carioti non riporta nel capitolo dedicato al convento nel libro sopra citato si trova alla fine dell’atto di fondazione.
Alla donazione intervennero il Capitano della città Bernardo Bellamagna e i Giurati dell’università di Scicli Tuccio Denaro e Antonino di Alfano.
L’università dovette partecipare a questa erezione prestando il proprio consenso e sicuramente elargendo una cospicua elemosina in remissione dei peccati dei suoi cittadini e degli abitanti della Patria sciclitana.
“Ad honorem Dej et gloriosissime Verginis Marie matris apostolorum suorum et dictj sancti Anthonini et relegionis predicte in remissione peccatorum suorum Civium et habitatorum huius patrie”.
Verso la fine del capitolo, l’Arciprete Carioti, però, si tradisce.
Nel riportare la data della costruzione del chiostro (1522) c’informa che tanto fu il prestigio del cenobio che i conventuali vi tennero il noviziato e molte famiglie illustri sciclitane lo scelsero per erigervi le loro cappelle funerarie. Ecco venuto fuori il vero nocciolo della questione: i lasciti e le contribuzioni strettamente legate alla concessione delle sepolture!
Senza la leggenda metropolitana ispirata alla visita del celebre Santo francescano, a nessuno sarebbe venuto in mente di farsi una sepoltura in aperta campagna sulla riva del fiume Motucanos che in inverno spesso tracimava l’argine devastando tutto con le sue piene.
Sant’Antonio, in effetti, un miracolo a Scicli, anche senza recarvisi, lo aveva fatto, dunque!

CREDITI
Archivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica
Carioti Antonino, Notizie storiche della Città di Scicli, ed. a cura di Michele Cataudella, vol. I e vol. II, Comune di Scicli, 1994
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