Attualità Sentenza shock

Cannabis light, Cassazione: È reato vendere prodotti derivati

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini aveva lanciato una campagna contro i negozi di cannabis light

Roma - Per la Cassazione, la legge non consente la vendita o la cessione a qualunque titolo dei prodotti «derivati dalla coltivazione della cannabis», come l’olio, le foglie, le inflorescenze e la resina. Lo ha hanno deciso le sezioni unite penali della suprema corte che così danno uno stop alla vendita della «cannabis light». Lo scorso mese di gennaio la Cassazione aveva stabilito che la vendita di prodotti a base di marijuana light era legale, annullando un sequestro avvenuto ai danni di un punto vendita di Prato. Stavolta il pronunciamento va in direzione opposta.

Il ministro Matteo Salvini aveva lanciato una battaglia contro i negozi di cannabis light un mese fa, sottolineando che avrebbe fatto chiudere tutti quelli che nascondevano centri di spaccio. Le prime tre chiusure erano state decise in provincia di Macerata: i titolari erano stati sorpresi a vendere inflorescenze di cannabis che superavano lo 0,6% consentito dalla legge. La vendita della cosiddetta cannabis light è regolata infatti da una legge del 2016 e si basa su un principio base: è ammesso il commercio di prodotti a base di canapa purché il loro contenuto di Thc (vale a dire la sostanza che dà effetti psicotropi) sia inferiore allo 0,6%. Per fare un paragone, uno spinello «vero» contiene all’incirca il 5-8%.

La Procura generale della Cassazione aveva chiesto, davanti alle sezioni unite penali della Suprema Corte, di «trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale» in merito alla questione della cannabis light su cui si erano già espresse, con contrarie interpretazioni, la Quarta e la Sesta sezione della Cassazione (se per la prima il commercio di canapa light è vietato, per la seconda è lecito). Nel riferire le conclusioni del pg della Cassazione, l'avvocato penalista Carlo Alberto Zaina, ha spiegato che «tutto ciò prevederà un allungamento dei tempi anche fino ad un anno e mezzo» prima di dirimere la questione. L'udienza si è svolta a porte chiuse.

«Al di là delle considerazioni esposte, è comunque incontrovertibile l'esistenza, nella materia in esame, di un contrasto giurisprudenziale, onde si ritiene necessario rimettere alle Sezioni unite la risoluzione del quesito di diritto» recita l'ordinanza della Quarta corte dell'8 febbraio 2019. Un giudizio destinato ad avere un impatto enorme su una delle fette più dinamiche dell'economia italiana. Secondo l'Aical, Associazione italiana cannabis light (la Confindustria della marijuana), pur in assenza di dati certificati, il mercato della canapa in Italia vale oggi circa 80 milioni di euro, in crescita a tassi del 100% l'anno. Un valore che comprende l'intera filiera: coltivazione, distribuzione, fino alla vendita di oltre 100 prodotti come fiori, tisane, oli, cosmetici, fino alle farine per la piadina. In tre anni, il numero di negozi di canapa light nel nostro Paese è passato da zero a oltre 3.000.