Cultura Monterosso Almo

La Matrice di Monterosso Almo

La verità sul terremoto del 1693

Monterosso Almo - Dopo quasi venti anni si riaprono le porte dell’antica matrice e si restituisce alla comunità uno dei suoi monumenti più antichi. Il sottoscritto, cittadino di Monterosso, come appassionato ricercatore di storia locale e soprattutto come ex docente di Educazione Artistica che per anni ha descritto e illustrato ai propri alunni le caratteristiche storiche e artistiche dell’antica chiesa (senza poterla visitare), non può che esserne contento, anche se tantissime sono ancora le cose da fare.
Anch’io vorrei dare un piccolo contributo alla conoscenza dei luoghi e del territorio e ricordare a tutti che fino alla metà dell’Ottocento a Monterosso non vi era una strada rotabile e quindi non esisteva né l’attuale corso Umberto, né la via Roma. La strada che collegava la parte bassa e quella alta era “a strata ranni”. L’attuale via Vittorio Emanuele partendo dal piano di S. Giovanni e passando dalla piccola piazza di S. Antonio intercettava la via San Nicolò, la strada dove era ubicato il monastero di clausura con la sua chiesa dell’Annunziata da una parte e la matrice sotto titolo dell’Assunzione o anticamente di S. Nicolò dall’altro lato e da cui la strada prendeva il nome. La Matrice, però, prima del terremoto “ ranni ”, aveva la facciata rivolta verso la valle. Tante matrici, anche nel circondario, erano state dedicate a questo santo al tempo dei normanni.
Non sappiamo al momento quando e perché fu cambiato il nome del titolare della Chiesa Madre, i due titoli comunque coesistono nella memoria popolare e nei documenti, indicando sempre lo stesso luogo, come risulta da un documento del 1667, nel quale: Don Sebastiano Rizzo “ … viene eletto Beneficiario di questa matrice e parrocchiale chiesa di Santa Maria dell’Assunzione”; mentre in un’altra nota dell’8 gennaio 1711, si legge: “ Noi infrascritti Vicarius Foraneo della terra di Monterosso eleggiamo e nominiamo in procuratore e rettore e governatore ecclesia doruta sub titolo Santi Nicolai terra Monterosso … cum honori et honeri spectantibus et pertinentibus Rev. Sac. Don Simone Barone di detta terra”.
La strada di S. Nicolò, dopo la piazzetta dell’antica Chiesa Madre arrivava probabilmente fino alla “ Porta grande “ accanto al piccolo castello e da lì, proseguiva per la via di Santa Maria dello Spasimo (o della Pietà) per raggiungere l’antica e distrutta chiesa di S. Antonio Abate dove si conservavano la cinquecentesca statua dell’Addolorata, il quadro di S. Lorenzo e quello della Madonna del Carmelo, visto che il piccolo monastero sorgeva lì accanto, anzi, erano proprio i monaci del Carmelo a gestire la chiesa.
Con questa piccola ricerca vorrei smentire senza polemica, ma per amore della verità, quello che di recente abbiamo appreso dalla stampa (La Sicilia, martedì, 9 - 4 - 2019) dove si dice che il terremoto del 1693 avrebbe miracolosamente lasciato in piedi la chiesa della Matrice, tranne il lato destro che crollò solo in parte. Vero è che rimase in piedi il lato destro, ma bisogna guardare la chiesa dal lato opposto a quello dell’attuale facciata, perché la chiesa fu “ totalmente distrutta ” e rimasero sotto le macerie circa centotrenta persone, di tutte le età e condizioni. Vi perì più del 60% del totale dei morti enumerati per la terra di Monterosso in base ai dati che conosciamo.
Il lato destro della vecchia Matrice rimase in piedi perché incastrato nella parete vi era l’antico campanile, eliminato negli anni venti del ‘900, quando si costruì, dopo diverse peripezie, la nuova canonica. A rafforzare questa mia ipotesi: una fotografia degli anni venti fatta da don Turiddhu Cirmi, falegname e fotografo dilettante e gli appunti di una breve conversazione da me fatta casualmente con il signor Paolo Noto (inteso Filici), colui che ha interpretato il ruolo del vecchio garibaldino nel film “ L’uomo delle stelle ” di Giuseppe Tornatore. Il signor Noto, allora novantenne e che conoscevo personalmente, rispondendo ad alcune mie domande sulla piazza di S. Antonio, la via S. Nicolò e la torre dell’orologio, rispondeva con queste parole raccontate oralmente, ma da me subito trascritte : “ L’orologio era collocato a sinistra dell’attuale facciata, … mi raccontava mio padre che la piazza era la metà, … nel campanaru viecchiu c’era a cupola. Mi ricordo che durò fino agli anni venti del Novecento. I mura non si potevano distruggere e pi sbancari u campanaru si ni stava calannu macari a criesia, per questo è stato necessario realizzare un contrafforte e successivamente una fabbrica d’appoggio a tutto il lato sinistro attuale. L’orologio era alla francese, ca prima sunava i quarti e poi l’ura. Nell’orologio c’erano le campane e alla fine della corda c’erano dei massi di pietra e niautri carusi ni c’appizzamma pi darici a corda ”.
Da un inventario dei beni mobili della “… madre ecclesia di questa terra di Monterosso fatto per me Don Andrea Passotta, Beneficiario nell’anno terza indizione 1605 …” apprendiamo che c’erano tra le altre cose “ Quattro campane allo campanaro”. In un testamento del 21 settembre 1559, riportato negli atti dell’egregio Pasquale Minardo, notaio di Monterosso (Archivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica), l’onorato Matteus de Scollo “ … lassa per l’anima sua tarì sei a la ecclesia di S. Francesco e tarì sei alla matrici ecclesia … che li siano dati poj di la morti sua … e che lu so corpo sia seppellitu in la ecclesia di sanctu Antoniu ” e in un altro testamento trascritto dallo stesso notaio il 6 novembre 1559, il testatore “ honorato joannes de guardavaxo …” dice che “ … lu corpo so sia seppellito in la matri ecclesia majuri di la ditta terra di muntirussu ”. Nei registri dei defunti il 7 giugno dell’anno 1694 (Archivio Parrocchiale della Chiesa Madre) troviamo scritto: “ morsi iacoba uxsor Francisci Scollo alias barbaleo … annoru 60 circite … cuius corpus sepultu fuit in antique et diruta ecclesia matrice ”.
Nella seconda metà dell’Ottocento per la realizzazione della strada rotabile Annunziata (c/da di Ragusa), Monterosso, Passo Vizzini nel tratto interno del centro abitato per stabilire le quote di livello della detta strada, vengono abbattuti: la scala di accesso al sagrato della Matrice, laterale alla Società di Mutuo Soccorso e il muro della chiesa del Monastero di S. Benedetto sotto titolo dell’Annunziata, più due case che erano di fronte all’attuale Circolo Garibaldi. Tutte queste modifiche hanno consentito l’ampliamento della sottostante piazza di S. Antonio, ma hanno fatto scomparire la memoria della strada di S. Nicolò, di questa ne rimane solo una parte che attualmente coincide con la via Matrice. Non sappiamo al momento se la Matrice e le altre chiese, come pure le case e i palazzi avessero subito danni durante le scosse di terremoto del dicembre 1542 e in quello altrettanto forte del 1613.
Nelle giornate del terremoto del 1693 e in particolare, quando “all’unnici i jnnaru, sunaru li campani senza sunatura”, oltre alla Matrice che rimase “in capanna” per molti anni, furono distrutte la chiesa di S. Antonio; la chiesa di S. Francesco nel cimitero della chiesa di S. Giovanni (attuale via Angioli); la chiesa di S. Giovanni Battista, che si disse “collassò”; la nuova chiesa dei Riformati Osservanti sotto titolo di S. Anna che fu danneggiata in parte. Riparati i danni, quest’ultima divenne l’unica chiesa aperta al culto ed ebbe per qualche tempo anche le funzioni di Matrice. Cadde anche la sconosciuta ( Itinerari avisini – Monterosso Almo, 1991) chiesa di S. Pietro, nell’omonimo quartiere, nella quale era collocata la statua del protettore e patrono S. Mauro e non fu più ricostruita. Al suo posto, invece, si ricostruì la nuova chiesa di S. Antonio (l’attuale Santuario), perché i suoi procuratori e rettori erano in possesso di adeguate rendite che consentirono l’acquisto di casette e dammusi collaterali e così nei primi decenni del Settecento la nuova chiesa dell’Addolorata fu riaperta al culto. Nel frattempo ripresero aspramente le mai sopite lotte campanilistiche fra le confraternite di S. Antonio e di S. Giovanni (già iniziate nel Seicento). Ma questa è un’altra storia.
Fino ad oggi, non esistono documenti ufficiali che attestino con esattezza quando la Matrice sia stata eretta e con quale titolo. Sappiamo che il paese si viene formando in epoca medievale dopo cruente battaglie, assestamenti di poteri e di feudi, mettendo assieme gli abitatori dei casali del circondario e popolazioni provenienti da altri posti e magari di religioni e di riti diversi. C’è da ricordare che il numeroso gruppo di persone che dovette abbandonare il casale della contrada Alia (alle grotte dei Santi) dopo i vespri siciliani aveva già la sua chiesa rurale dedicata a S. Nicolò e forse vi fu anche una consistente comunità di ebrei.
Certamente i rapporti tra le due chiese della Matrice e di S. Antonio dovettero essere molto stretti, visto che insistevano nella stessa parte bassa del paese, soprattutto dopo l’editto di Filippo IV che nel 1643 concedeva un aiuto economico in occasione del Novenario della Madonna Santissima dello Spasimo, la più venerata “ab antiquo” nella terra di Monterosso e che veniva portata in processione “ … nella Novena dello re nell’Ottava di Pasqua … ” come risulta da una supplica per la realizzazione di un altare più grande alla Matrice, dove poter collocare meglio la “Vara … che è grande assai e piglia tutta l’altare maggiore …” questa richiesta fu avanzata da don Giuseppe Ventura barone di Corulla, rettore della venerabile chiesa di S. Antonio in occasione di una Sacra Visita del Vescovo Giovanni Antonino Capobianco e datata: “ Clarimontis die 8 octobris 1648 ”.
In riferimento all’immagine della Madonna più antica venerata nella terra di Monterosso, proprio quest’anno rileggendo i miei appunti e ricontrollando con attenzione gli atti dei notai presso l’Archivio di Stato di Modica, è stato da me ritrovato un documento importante per la storia religiosa del paese. Nei protocolli del notaio regio Simone di Giacomo, corda 176, vol. 17, in data 6 marzo - v indizione – 1561, tra i tantissimi atti redatti in occasione della conferma e rimisurazione dei terreni alienati o dati ad enfiteusi dal Conte di Modica, viene fuori un atto con la seguente intestazione trascritta per esteso: “pro venerabile imagine gloriosissime marie de lo spasmo terre montis rubei item magnifici rectoribus” (riassumo) nel quale: il magnifico don Andrea de gilestro (de cilestris) della terra di Modica computatore e maestro razionale della Contea su mandato del governatore sp/lis don Francesco de Belvis e Moncada e per ordine dei conti Ludovico I e di donna Anna II Enriquez e Cabrera e del loro figlio prossimo conte di Modica “ … vendidit et alienavit … concessit et concedit assignavit et assignat honorato joanni de angelica et micaele de scollo de terra montis rubei tamquam magistris et rectoribus quonfraternitatis ven/le ecclesie intitolate sancto antonio … presentibo acceptantibo et stipulantibus per veneranda et adoranda imagine gloriosissime matris marie virginis di lo spasmo existente in eodem ecclesia … sub hipotecam hon. Mariano de Failla et Jacopo de Pagano …” . Vengono definiti gli accordi su come fare la festa e stabiliti i tempi e i modi per fare la fiera che deve essere fatta come quella di S. Cataldo della Terra di Modica “ et sit concessa dicte imagini di lo spasmo et eia festivitati et magisteri nundinarum anco que omnia et singula concessa dicte festivi tate sancti cataldi … ” la detta festività deve durare nove giorni continui e completi “ … incipiendos a die lunj resurrecionis … per totum die martis seguentis … ” .
Seguono le indicazioni su come eleggere i capitani della fiera, vengono specificate le loro funzioni, come devono comportarsi e come bisogna gestire tutta la festa, compresi eventuali disordini. Assistono alla stesura del presente atto: i magnifici Masi e Giulio di Mazara (questi due personaggi sono: nonno e nipote e precisamente Tommaso di Mazara e Giulio di Jandarrigo) il nobile Mariano Pericone et l’onorato Nicolò Russo. Poi c’è la ratifica.
Contrasti molto forti si sono avuti invece con la chiesa di S. Giovanni Battista ubicata nella parte alta del paese. Questi si acuirono dopo il terremoto e continuarono per tutto il Settecento, fomentati, soprattutto, dagli appartenenti alle due rispettive confraternite. Scrive qualcuno nel 1813 “ si fanno la guerra come due partiti avversi” . Tutti questi contrasti nel tempo hanno arrecato gravi danni alla cultura religiosa e civile del paese e al suo sviluppo economico e sociale per tutto il corso dell’Ottocento ed anche del Novecento.
Tutto ciò riemerge solo in questi ultimi anni dalle polverose e ormai consumate carte dei notai. Speriamo che questo nuovo secolo porti una ventata di speranza e si recuperi quello che rimane della memoria collettiva. Invito i nostri amministratori locali ai vari livelli e i responsabili degli uffici a relazionarsi tra loro per salvare dall’oblio documenti come quelli da cui ho tratto le informazioni per questo articolo.
Auspico che i monterossani sappiano rispettare al meglio il loro patrimonio culturale con la realizzazione concreta e fattiva di veri archivi religiosi e civili convogliando tutto il materiale possibile e utile allo scopo e rivolgo a tutti un invito a moderare l’uso dei fuochi d’artificio accanto alle chiese durante le festività religiose, perché le pitture e le decorazioni a stucco ormai secolari potrebbero rovinarsi in modo irreparabile.
Crediti
Archivio Chiesa Matrice, Monterosso Almo
Archivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica
Itinerari avisini … Monterosso Almo, G. Dinatale, Sezione Avis, 1991
Il Circolo “Garibaldi” e la Società di M.S. “Umberto I “, G. Dinatale e S. Buscema, 2009
Fonti orali
Foto “Monterosso negli anni ’20” del sig. Salvatore Cirmi (1879 -1953). Archivio G. Dinatale

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