Cronaca Ragusa

Uno sversamento di idrocarburi nel torrente Mongillè

Una potenziale contaminazione relativa al sito ‘area pozzo Ragusa 16’

Ragusa - In merito allo sversamento di idrocarburi nel torrente Mongillè con potenziale contaminazione relativa al sito dell’area pozzo Ragusa 16, il Libero Consorzio Comunale di Ragusa e in particolare il settore ‘Ambiente e Geologia’ nella qualità di organo di controllo ha attivato tutta una serie di azioni, di concerto con gli altri enti preposti. Ripercorrendo le tappe della vicenda, al momento questa è la situazione.

“La società EniMed ha comunicato lo scorso 27 aprile un evento inquinante nel torrente Moncillè nei pressi del sito “area pozzo Ragusa 16”, consistente in uno sversamento di idrocarburi (greggio). Sono stati attivati immediatamente gli interventi di messa in sicurezza del sito da parte della Società, nonché tutte le procedure di controllo e di monitoraggio da parte degli Enti Pubblici interessati, anche attraverso sopralluoghi effettuati dall’Arpa, dal Corpo Forestale e da questo Libero Consorzio Comunale. A tal proposito, la Prefettura di Ragusa ha già tenuto il 15 maggio 2019, una specifica riunione di servizio tra tutti gli attori interessati al fine di determinare congiuntamente le opportune azioni di intervento.
Le operazioni di messa in sicurezza dalla contaminazione localizzata sul versante destro del torrente in prossimità dell’alveo ed in corrispondenza dell’area pozzo Ragusa 16, hanno interessato l’asta torrentizia prevalentemente a valle del pozzo Ragusa 16.

Le operazioni di messa in sicurezza sono sinteticamente consistite nella creazioni di bacini di contenimento delle acque del torrente a monte dell’area interessata dallo sversamento con successivo by-pass delle acque non contaminate a valle dell’area in cui si è verificato lo spill (sversamento), nonché dal recupero del prodotto idrocarburico surnatante mediante attrezzature specifiche quali auto espurgo, panne oleoassorbenti e skimmer. Lo sversamento di idrocarburi viene contenuto entro l’alveo del torrente Moncillè. A tutt’oggi, la Società non ha ancora fornito una chiara documentazione circa le cause e l’origine di tale inquinamento, pertanto, continua l’attività di controllo degli Organi deputati”.

Il caso arriva all’Ars con un’interrogazione del M5S

La deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Stefania Campo, ha presentato un’interrogazione urgente al presidente della Regione e gli assessori regionali per l’Energia e per i Servizi di pubblica utilità e per il Territorio e l’Ambiente, per chiedere chiarimenti sul probabile sversamento di petrolio in un bacino del fiume Irminio.

“L’entità di questo sversamento al momento è ignota - racconta Campo - lo stesso si è verificato, secondo quanto si apprende dalla stampa, nell’area di estrazione di contrada Moncillè a Ragusa, di proprietà dell’Enimed, da circa tre settimane. Anche il Comune di Ragusa ha ammesso di aver ricevuto il 27 aprile 2019 una nota dall’Enimed nella quale si segnalava la presenza di piccole tracce di olio nel torrente Moncillè, affluente del fiume Irminio, nei pressi di un pozzo che dovrebbe essere dismesso da diversi anni. Inoltre, il dirigente dell’ufficio ambiente del Libero Consorzio di Ragusa ha affermato che tutti gli enti preposti sono a lavoro per monitorare costantemente la situazione che si sta facendo il possibile per limitare i danni. Sappiamo anche di un vertice convocato presso la Prefettura di Ragusa tra i dirigenti del Libero Consorzio, dell’Arpa, della Forestale e del Genio Civile per coordinare l’azione di controllo dello sversamento e verificare, attraverso i rilievi effettuati dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, il grado di inquinamento delle acque”.

“Quel che emerge - sostiene Campo - e anche in maniera evidente è la carenza di controlli degli impianti ed è inoltre lecito il sospetto della volontà, da parte dei gestori dell'impianto e di chi avrebbe dovuto vigilare sul loro corretto funzionamento, di occultare quanto in atto. Ho chiesto quindi nell’interrogazione di fare immediata chiarezza sulla vicenda e individuare le conseguenze anche potenziali sull’ambiente. Bisogna intervenire celermente per risolvere il problema e probabilmente elevare il livello di soglia dei controlli da effettuare in quel sito e nelle altre aree di estrazione della zona, anche concedendo a Enimed le eventuali autorizzazioni ambientali, di competenza regionale, necessarie per rafforzare la sicurezza degli impianti. L’auspicio è quello che questa tipologia di attività produttive vengano maggiormente monitorate da parte degli enti pubblici e che, nel prossimo futuro, si riescano a gestire tali risorse naturali in maniera più lungimirante, conclude Campo”.