Attualità Chiaramonte Gulfi

Alla Locanda Gulfi si festeggia il Cerasuolo. FOTO

Presentato l'arancino con 25 ingredienti

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Chiaramonte Gulfi - Nell’ora che volge al tramonto, domenica 16 giugno, alla Locanda Gulfi, in contra Patia, ha avuto luogo la Settima edizione della Festa del Cerasuolo. La location scelta per l’evento enogastronomico, nato dall’idea della Famiglia Catania e dedicato al vino Docg Cerasuolo di Vittoria, è situata in una posizione panoramica che da sola merita un viaggio.

La Locanda Gulfi, con la sua spartana eleganza, domina la vallata dove lo sguardo del visitatore si perde tra ulivi e vigneti. La vista dalla cima della collina che guarda sulle colline Iblee e le balle di fieno disposte a mo' di scacchiera è tra i posti più affascinanti degli Iblei. Ci si arriva in dieci minuti circa dalla Statale 115 uscita Chiaramonte-Comiso, troverete le indicazioni ad ogni incrocio successivo.

Tutto intorno il paesaggio è incontaminato, tutto è quiete e silenzio che invita al relax e al senso di pace. Un'altra dimensione l'interno; la sala, non molto grande, è luminosa, riservata, e accogliente.

Bella e pulita la cucina a vista. Bello il contrasto che si ha con la vista sulla cantina da un lato e dall'altro la campagna.

Il filo conduttore dell’accoglienza della Locanda Gulfi è l’amore per la terra, per la natura e per la tradizione, che i proprietari amano trasmettere con la loro cortesia e calorosa ospitalità. Questo è stato anche il leitmotive della serata. A fare gli onori di casa alla Locanda e a dare il benvenuto agli ospiti, come in ogni festa che si rispetti, Matteo Catania, che ha anche voluto ringraziare pubblicamente l’enologo Salvo Foti per il suo lavoro e la sua amicizia che da oltre vent’anni lo lega alla famiglia Catania. A condurre la serata tra il “Gusto” Gianna Bozzali.

lo chef Carmelo Floridia, presidente dell’ Associazione Cuochi Iblei, APCI nata nel 1987 che riunisce gli chef del territorio ibleo, è stato invece l’art director tra gli chef e i produttori delle cantine.

Tra le vere novità di quest’anno, c’è stata la mancata competizione fra gli 8 chef che hanno partecipato alla serata. Un nuovo format che ha consentito di vivere l’evento in modo più rilassato e che ha dato all’evento stesso il sapore di una vera e propria festa. La Festa del Cerasuolo è stato un vero e proprio evento di promozione del turismo e della gastronomia siciliana.

Tra le cantine che hanno scelto di ad aderire all’invito: Arianna Occhipinti, Poggio di Bortolone, COS, Guglielmo Manenti, Nanfro, La Cantine Avide Calcaterra, Paolo Calì e naturalmente presenti anche i vini della Cantina Gulfi.

Protagonista della serata il Cerasuolo di Vittoria che è l’unico vino siciliano che si può fregiare del riconoscimento della Denominazione d’Origine Controllata. E’ uno dei vini più celebri dell’isola con alle spalle una lunga storia. Un vino che nasce nelle terre della Sicilia sud Orientale, in provincia di Ragusa, Caltanissetta e Catania.

Accanto al Cerasuolo, vino unico e versatile, nato dall'unione di due grandi vitigni siciliani, il Nero d'Avola e il Frappato, non poteva mancare il buon cibo. Le proposte gastronomiche presentate dagli otto chef, 4 donne e 4 uomini, hanno reso omaggio allo street-food siciliano. Presente anche il re incontrastato dello street-food Siciliano, l’Arancino. L’ambasciatore del gusto ennese Rosario Umbriaco, dell’omonima Tavola Calda, ha preparato il suo Arancino #venticinque. Un arancino con Ragusano DOP, l’unico con 25 ingredienti di Trinacria. Un arancino siciliano al 100%. 

Rosario Umbriaco ce lo racconta così: «Cuociamo il riso siciliano qualità Baldo nell'acqua siciliana del mar Ionio. A tre quarti della cottura, aggiungiamo le cime di rapa che sono state precedentemente saltate con un trito di Presidi Slow Food: come l’aglio, il peperoncino rosso, le olive verdi, i pomodorini secchi, il basilico e i capperi. Lo togliamo dal fuoco e distendiamo il riso su di un piano di marmo. Mentre il riso si raffredda, prepariamo una crema di formaggio ragusano Dop 24 mesi. Dopo 5 minuti della fine della cottura, per contrastare la sapidità del cacio, vi aggiungiamo un croccante di un antichissimo biscotto siciliano, la dolce “Cuddrireddra” di Delia che vanta una tradizione di quasi 300 anni.

Assembliamo il tutto, dando la classica forma dell’arancino (rotondo) e paniamo con un mix di pan grattato proveniente da tre tipi di pane, creato appositamente per l'arancino. Per la panatura, utilizziamo tre tipi di pane, preparati con i grani antichi siciliani: Perciasacchi, Russello e Maiorcone. Grattiamo i pani e li mixiamo tra di loro».

Da qui si ottiene, un arancino di 25 elementi al 100% siciliani. Un arancino che vuole essere “un inno all'isola”.

Accanto all’arancino, non sono mancati i panini, come il delizioso e saporito il panino preparato da Giuseppe Oriti. Il celebre produttore di porchetta di suino nero di Messina ha confezionato per i presenti un panino con la porchetta affettata al momento condito con la cipolla caramellata di Tropea.

Non sono mancati i piatti degli chef dell’Associazione Provinciale Cuochi Iblei. A cominciare dal panino delle lady chef Daniela Crispino & Simona Belluardo dell’Azienda Pitittu che hanno proposto i “Sapori del territorio”. A seguire il crostino proposto dalla lady chef Salvina Scottino, della Trovato Carni Gastronomia di Scicli, lo “Smorrebrod“. Un crostino servito con una fettina di roastbeef di vitello, del songino, cipolla bianca e riduzione di Cerasuolo.

Rita Russotto de Gli Aromi di Scicli con la “Cotoletta di melanzana”. In realtà una sorta di melanzana a beccafico come l’ha definita lei stessa, panata e fritta al momento. Daniele Alescio del ristorante Degustibus di Pedalino, ha preparato la “Pinza a carrittiera” . Una pinza in versione salata. La ricetta varia da località a località, ma se ne possono delineare le caratteristiche generali. Gli ingredienti della pinza sono semplici. Tipici della tradizione contadina, ecco che nell’impasto , troviamo insieme farro, crusca e farina di russello. Sulla base della pinza, lo chef ha adagiato delle fette sottili di formaggio ragusano semi stagionato, che al contatto con il calore, quasi si scioglievano. Condita con prosciutto (di produzione propria), capuliato, basilico greco, vino agrette, valeva da sola già una cena.

Al dolce, ci ha pensato, Salvo Vicinale (chef de Al Vecchio Mulino). Per l’occasione ha prearato il “Ciupaciups dolce piacere”, una pralina di ricotta di pecora, con della gelatina al Marsala, limone e fiori eduli con tanto di bastoncino formato, lecca lecca, appunto.

Infine, Giorgio Barone, lo chef e docente dell’Istituto Principi Grimaldi di Modica ha realizzato una fresca e squisita Granita di Gelsi, servita con tanto di Brioche.

Un vero e proprio excursus del gusto a partire da Enna nel cuore della Sicilia, Messina, Pedalino, fino ad arrivare a Modica. Dal salato al dolce, otto piatti per otto etichette.

Ad accompagnare i vini e i piatti degli chef una degustazione tra la ricca selezione di prodotti, eccellenze del territorio. L’olio extravergine d’oliva e le conserve dell’azienda Frantoi Cutrera. I formaggi di Food Custode dei Sensi, di Carmelo Cilia. Oltre ai formaggi più noti come il ragusano DOP, il Piacentino Ennese e il pecorino, hanno presentato anche una new entri, il “ficu” (un formaggio di capra) di Carmelo Cilia. I pani, preparati con le farine del Mulino presentate dalla Timpa di Annalisa Dibenedetto.

E i prodotti di Rosso deli Iblei, presenti con lo Zafferano puro in pistilli, la Marmellata pere e zafferano e il Miele allo zafferano.

Ad allietare e movimentare la serata, coinvolgendo gli ospiti presenti, i Tinto Brass Street Band con la loro musica itinerante.

Un evento eno-gastronomico diventato una vera e propria festa che ha celebrato il sapore del gusto siciliano in un contesto unico.