Cultura Pozzallo

Il libro del maestro portulano di Pozzallo

Alla fine degli anni Venti del Cinquecento

Pozzallo - Il 15 dicembre 1519 il conte di Modica e almirante di Castiglia don Fadrique Enríquez de Cabrera aveva concesso per un periodo rinnovabile di sei anni al suo socio in affari, il capitano di Scicli Bernardo Bellamagna, il privilegio di “estrarre” in franchigia 200 salme di frumento annuali dal caricatoio di Pozzallo e venderle a suo piacimento. In buona sostanza il Conte rinunciava al dazio per quelle estrazioni in favore della persona alla quale aveva concesso la mercede. Bellamagna avrebbe potuto anche cumulare le salme nel caso in cui qualche anno non le avesse estratte.
La “mercede” era stata registrata a Modica il 2 dicembre del 1519 e subito era diventata esecutiva.
Purtroppo ci manca il libro del Maestro Portulano di Pozzallo nel quale erano registrate tutte le estrazioni effettuate da Bernardo Bellamagna dal 1519 in poi.
Da una lettera del Conte Fadrique, l’almirante di Castiglia, sappiamo che i capitani delle più importanti città della contea giravano nei loro incarichi come in una giostra. Fadrique utilizzava, forse, il metodo dell’alternanza per impedire che una lunga permanenza in un posto potesse far ripetere i gravi inconvenienti che si erano verificati agli inizi del Cinquecento e che ho ampiamente narrato nel libro “La Contea di Modica nei primi anni del Cinquecento/ storia di un giallo e di una contabilità ritrovata”.
L’ultimo giorno del mese di maggio del 1523 l’Almirante da Medina di Rioseco dichiarava in una sua disposizione che l’anno precedente Antonio Schifitto aveva scambiato con Bernardo Bellamagna la capitaneria di Modica con quella di Scicli. Lo Schifitto, che era stato nominato pure tenente della Torre di Pozzallo e ricevitore del caricatoio, aveva avuto però serie difficoltà a gestire Scicli e Pozzallo insieme, motivo per cui Fadrique lo aveva sollevato dall’incarico di Capitano di Scicli, nominando in sua vece il capitano Gracián Cuerbo.
Maestro secreto della Contea era Giovanni di Sanclemente, governatore Giovanni Ventimiglia.
Fortunatamente a noi è giunto, invece, il libro del Maestro Portolano di Pozzallo relativo agli anni 1526/27/28/29 grazie al quale è stato possibile ricostruire in parte il movimento delle merci che transitavano per il caricatoio incluso il nome degli operatori che tali merci trattavano.
Il 2 gennaio 1526, per esempio, gli eredi dell’ex governatore don Francisco de Vivero furono autorizzati dal Governatore Giovanni Ventimiglia a caricare duecentoventotto salme di grano per esportarle in Calabria forse a conclusione di una lunga e dolorosa vertenza che aveva visti impegnati il Conte e gli eredi di Francisco de Vivero (v. Pellegrino F.: “Storia della Contea di Modica nei primi anni del Cinquecento/storia di un giallo e di una contabilità ritrovata, Scicli 2019).
I carichi in partenza dal caricatoio dovevano viaggiare sempre assicurati. Spesso a prestare la richiesta fideiussione era il finanziere Agostino Grimaldi (dei Grimaldi di Genova, quelli veri).
Questo documento importantissimo era firmato dinanzi a notai di Messina con buona probabilità da un procuratore di Agostino Grimaldi, controfirmato da altri procuratori di soggetti con i quali il finanziere genovese a volte era in società.
La fideiussione si componeva di due parti. Una prima parte era la garanzia vera e propria che la merce sarebbe circolata per territori soggetti alla Corona spagnola e non sarebbe stata scaricata in “luoghi proibiti”; una seconda parte era costituita dal cosiddetto “responsale”, un’autentica “ricevuta di ritorno” ante litteram firmata e vidimata da funzionari del porto di destinazione. Questa seconda parte doveva essere riportata indietro dal vettore a Pozzallo e consegnata al ricevitore il quale, accludendola a una copia della fideiussione da lui trattenuta relativa al carico inviato, finalmente chiudeva la pratica.
Il 17 dicembre 1527 Agostino Grimaldi era stato al centro di una grossa transazione commerciale riguardante grano e orzo acquistati e imbarcati per suo conto da Paolo Aurobello (salme 500) e da Giovanni di Dragunesto (salme 600).
Il 27 febbraio 1527 Agostino Grimaldi aveva concesso fideiussione a Dragunesto per un carico di mille salme di frumento e di settecento salme di orzo.
Il 6 novembre 1527 Gian Domenico Scales con la sua imbarcazione (luntro), a più riprese, e in società con altri esportava grano in Calabria.
Il 15 febbraio 1527 Agostino Grimaldi acquistava dalla Corte del Conte circa cinquecento ottanta salme di grano: saranno caricate sulla nave dell’armatore Federico Grimaldi comandata da Bernardo Guastagno.
Ovviamente era tutta merce destinata all’esportazione fuori regno quella trattata dal Grimaldi e dal suo procuratore con qualche rara eccezione come dimostra l’operazione seguente.
Il 16 febbraio 1527 Francesco Aloisi caricava sulla sua fregata trenta salme di frumento per conto del Grimaldi destinate alla Calabria.
Il 4 marzo1527 Agostino faceva caricare trecento diciannove salme di frumento sul galeone di Battista Bonaventura per conto di Paolo Laurubello di Siracusa. Il Grimaldi aveva prestato fideiussione per questo carico. Tuttavia si era verificato un disguido e l’operazione non era stata portata a termine perciò fu annullata.
Già si era verificato un problema simile il 26 gennaio con un’imbarcazione, detta la “marsiliana”, comandata da Marsilio Grelu.
Il 12 marzo 1527 Agostino Grimaldi rimandava una “marsiliana” a Pozzallo, comandata questa volta da Giacomo Greco, che finalmente caricava duecentoquarantasei salme di frumento e salme centotrenta e una di orzo per suo conto.
L’11 aprile 1527 Pasquale Raguseo caricava per conto del Grimaldi seicentoventi salme di frumento.
Il procuratore di Agostino Grimaldi era un tale Giambattista Serra. Grazie alla sua intermediazione, il finanziere genovese controllava il caricatoio.
Il 25 aprile 1527, sempre su ordine del procuratore Serra, Cosimo Caster caricava una grossa partita di frumento (salme 864) sulla nave dell’armatore Moneglia. Si trattava di grano da esportare fuori regno.
Nello stesso giorno Costanzo Tropiano, sempre su ordine di Serra, aveva caricato su una nave dell’armatore Vimaldo circa settecento quarantatré salme di frumento. La nave aveva imbarcato anche frumenti provenienti da Spaccaforno (salme 140) che sicuramente erano stati acquistati dal Grimaldi. Il carico includeva tra l’altro salme centotrenta di orzo.
Fu eseguito in quell’occasione anche il carico di centoquindici salme di frumento che in gennaio la nave incaricata non aveva potuto effettuare per la minaccia costante di mori al largo.
Da questo stralcio di contabilità del libro del Portolano di Pozzallo si può tranquillamente dedurre che per tutto il 1527 il volume di affari di Agostino Grimaldi o, in sua vece, di Giambattista Serra, suo procuratore, era stato abbastanza notevole.
Non affermo il falso se dico, dunque, che quasi la maggior parte delle tratte del caricatoio di Pozzallo era esportata dal Grimaldi che non solo acquistava, per rivenderli a Genova o nei porti della Catalogna, i carichi di frumento e orzo dalla Corte del Conte ma li garantiva nel rispetto delle norme che regolavano il traffico degli stessi per mare.
A proposito della garanzia dei carichi in partenza, il 5 dicembre 1527 Agostino Grimaldi si ritrovò al centro di una delicata vicenda giudiziaria riguardante una grossa partita di grano acquistata in società con Lazzaro Carrega, anche lui di Genova. Non avendo prestato le dovute fideiussioni per un carico di grano esportato fuori regno, un tale Cosimo di Messina, messinese, aveva prestato lui la necessaria fideiussione chiedendo al giudice di potersi rivalere in caso di sinistro sui genovesi.
Mentre il movimento delle merci è annotato sul libro del Portolano solo per l’anno 1527, dall’anno 1526 e fino all’anno 1529, sono annotate le varie autorizzazioni concesse ai comandanti delle navi e, per loro, agli armatori volta per volta, sia dal governatore Giovanni Ventimiglia, sia dal suo sostituto Rodrigo Herrera.
Nelle autorizzazioni sono indicati il nome del richiedente e la quantità da caricare. Sono anche indicate le franchigie accordate dal Conte ad alcune persone meritevoli (nel nostro caso Bernardo Bellamagna).
Nell’anno 1526 furono concesse autorizzazioni a Giovanni Giacomo de Pisana, ad Antonio Schifitto, a Masi di Cona, a misser Petro Stornello, a Juannot Siscar. Tranne l’autorizzazione data allo Schifitto, tutte le altre erano state comprese nella “franchigia Bellamagna”.
Nell’anno 1527 il governatore non era più Giovanni Ventimiglia bensì Rodrigo Herrera.
Il sostituto governatore aveva concesso autorizzazione ad Antonio Schifitto, a Gabriele de Milito e ad Antonio Dreifu, a Giulio Martilluzzo di Bagnara, a Giovanni Giacomo di Pisano. Tutte queste autorizzazioni erano state incluse nella “franchigia Bellamagna” La tratta di Gabriele Militu e Antonio Dreifu, caricata da Johannot Sistar su barca piccola, erroneamente compresa nella “franchigia Bellamagna”, sarà scorporata e compresa, invece, in una franchigia di 100 tratte concessa dal Conte in favore dei monaci della Nunziata (di quale città?).
Nell’anno 1528 il governatore Rodrigo Herrera aveva concesso autorizzazione a misser Giovanni Rithiotti e a misser Giovambattista Lupardo, a Giovanni Giacomo de Pisano, a Giandomenico Scales di Messina e ad Antonio di Rustino, a Francesco di Ascenzo con l’onere di caricare grano sul vascello di misserj Agostino Ginuvisi (Grimaldi?) destinato al mantenimento del figlio Stefano agli studi, a Giambattista Serra. Di tutte queste autorizzazioni solo quella del De Pisano fu data in “franchigia Bellamagna”.
Il 12 aprile 1528 per un carico di seicento salme prestò fideiussione un tale Filippo Bono. Per un carico di centocinquanta salme prestò altra fideiussione Stefano da Messina.
Fideiussori diversi, aria nuova.
Oltre alla sostituzione del governatore, tra il 1527 e il 1528 era cambiato pure il sistema delle autorizzazioni. Erano diminuite le tratte esenti da dazio a favore del Bellamagna (sicuramente per scadenza della concessione) e quasi era scomparsa la figura di Agostino Grimaldi come finanziere genovese, maggiore cliente del caricatoio e della Corte dell’Almirante.
La contessa Anna era morta nel 1527, il conte era rimasto suo erede universale. Per questo il Ventimiglia, nipote di Anna, era stato richiamato dal conte zio a Medina di Rioseco. Per notificargli il testamento, per confermarlo nella carica di governatore, per fare con lui il punto della situazione nella contea. Al Conte la morte della moglie aveva sconvolto la vita. Iniziava per lui un lungo e triste periodo di declino che inevitabilmente lo avrebbe portato alla morte intervenuta il 9 gennaio 1538. Anche Bellamagna, il suo fedele socio, sarebbe scomparso di lì a poco. Peri Bellamagna, il figlio, e la madre Clara, intervengono in un atto stipulato presso il notaio Bartolomeo Terranova il primo settembre 1535 nella qualità rispettivamente di erede universale del padre Bernardo e di vedova usufruttuaria dei beni del marito.
Il vecchio scenario quattrocentesco era seppellito definitivamente dalla scoperta del Nuovo Mondo con le sue realtà diverse e un cambio radicale di prospettiva. Con la morte di Fadrique, la Contea di Modica iniziava a vivere una stagione nuova.
Ma su Peri, sull’immensa fortuna lasciatagli dal padre e il suo testamento scriverò in un prossimo saggio.

CREDITI
Achivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica (ASM)
Pellegrino Francesco, La Contea di Modica nei primi anni del Cinquecento/storia di un giallo e di una contabilità ritrovata, The Dead Artists Society, 2019
© Tutti i diritti riservati all’Autore. Divieto di riproduzione parziale e totale dell’articolo. L’Autore sarà ben lieto di fornire tutte le coordinate archivistiche dei documenti citati a chi le richiederà attraverso la Direzione del Giornale on line “Ragusanews”.

Foto Archivio Piero Murè