Cultura Scicli

Un antico Hot Spot a Pisciotto

L’immigrazione clandestina è stata da sempre una piaga endemica delle coste

 Scicli - Il 3 giugno 1537 dinanzi al notaio e alla presenza dei testimoni, il magnifico Pietro de Joccia e il notaio Antonino de Ruta, comparve Leonardo de Pronizio il quale sia in nome proprio sia in nome di Pietro de Nigrello, di Giovanni Antonino Zisa e di Michele de Joccia, tutti abitanti a Scicli, stipulava un contratto di vigilanza e custodia della costa della marina di Scicli. L’università di Scicli, controparte del contratto, era rappresentata dai magnifici Giurati Giuseppe di Gravina e Martino de Joccia.
Il Pronizio s’impegnava a nome proprio e dei compagni “pro utilitate et servitio universitatis ditte terre (Xiclis) custodiamque facere custodire mauriorum et hostium in maritimis dicte terre tam de die quam de notte”.
In quel tempo le scorrerie “turchesche” in Sicilia si erano fatte frequentissime, motivo per cui proprio qualche anno prima erano state istituite dieci Sergenterie Maggiori con lo scopo di difendere l’isola dai turchi e dalle incursioni piratesche di mori. Alla sede di Scicli era stata assegnata la quinta sergenteria dell’isola, per importanza poi “promossa” a quarta.
Il litorale sciclitano era, infatti, il più sguarnito e aperto. Per la sua naturale posizione al centro del Mediterraneo, diventava l’approdo più facile e sicuro.
Scicli vantava antichi commerci con la dirimpettaia isola di Malta e i popoli dell’Africa settentrionale. Nel Cinquecento era una città dedita al contrabbando di merci e animali vivi e macellati. Brulicava di schiavi, provenienti dalla Moreria l’odierna Albania, che quasi certamente agivano da spie e da basisti nel suggerire e guidare le continue incursioni.
Oltre ai turchi, armati fino ai denti, di Solimano il Magnifico, provenienti dalla lontana Turchia, dalle parti di Scicli si temevano gli uomini del Barbarossa, un corsaro e ammiraglio ottomano che fu anche bey di Algeri. Un valoroso ufficiale al soldo di Solimano il Magnifico che teneva sotto scacco proprio queste terre.
I “mori”, così erano chiamati i pirati barbareschi, conoscevano perfettamente il litorale sciclitano per averlo tante volte saccheggiato.
L’università di Scicli avvertiva, dunque, il pericolo delle frequenti incursioni e cercava di prevenirlo con un’attenta e solerte vigilanza.
Nel contratto Nardo (=Leonardo) e i suoi compagni avevano l’obbligo di dimorare in un luogo chiamato Jannachi, dove probabilmente doveva esserci qualcosa di simile a una caserma. Alcuni di loro nella notte avrebbero poi perlustrato il litorale che va da Schinapesce (Bruca) fino alla “Crita russa” (Timperosse). Di mattina, invece, avrebbero controllato tutto il tratto che da Schinapesce arriva fino a Sampieri.
Per questo lavoro avrebbero percepito pro capite tarì tredici il primo di ogni mese, altri tarì tredici il giorno dieci di ogni mese e, infine, tarì tredici il ventuno di ogni mese.
Nel caso in cui avessero notato qualche imbarcazione sospetta navigare sotto costa, i guardiani avrebbero dovuto subito allertare le autorità e, ancora, se avessero sorpreso dei clandestini sbarcati, avrebbero dovuto prenderli in consegna e avviarli “usque ad loca vocata la fossa et lu pixottu”.
Cioè portarli in una struttura detentiva di massima sicurezza ovvero per dirla con un termine inglese, oggi tanto di moda, in un “hotspot”.
Due considerazioni mi sorgono spontanee.
Nel Cinquecento, a dispetto dei tempi, le coste sciclitane erano molto più protette e vigilate di ora. L’università di Scicli era particolarmente zelante in questi controlli. L’ “Hot spot” di Pisciotto doveva essere particolarmente attrezzato per la identificazione e detenzione dei clandestini, considerando le frequentissime incursioni con relativi sbarchi e il sospetto che questi fossero spie mandate in avanscoperta.
Da questo semplice contratto scopriamo anche che l’immigrazione clandestina è stata da sempre una piaga endemica delle coste. Un problema che si è protratto nel tempo e ha registrato flussi migratori che non fuggivano da nulla avendo come grande e ultima meta l’Europa, non importa se dilaniata dalle guerre, dalla carestia e dalla fame o dalla peste.

CREDITI
Archivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica (ASM), Notai di Scicli
Archivo General de Simancas (AGS)
Archivo General Militar de Madrid (AGMM)
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