Cultura Modica

Il legato di Cristoforo Riva, governatore della Contea

Nella seconda metà del Cinquecento

Modica - Il 13 maggio 1585 Cristoforo Riva, nobile milanese, Governatore Generale della Contea di Modica, scriveva di proprio pugno una memoria nella quale dichiarava di aver regalato sei corone dorate alla Cappella di S. Maria del Castello da destinare all’abbellimento dell’altare in essa contenuto dedicato a san Cristoforo. Nella dichiarazione Riva poneva delle condizioni. Che le corone fossero soprattutto usate nel giorno della festa del Santo per renderla più solenne, che non dovessero essere prestate mai o donate ad altra chiesa.
Dopo aver firmato questa disposizione, il Riva, forse presagendo contestazioni e rilievi a causa di un imminente cambio nell’arrendamento (=affitto) della Contea, aggiungeva un post scriptum nel quale specificava di aver consegnato al magnifico Nicola Vassallo, suo procuratore immagino, una cassa grande antica piena di libri, scritture contabili e quietanze di conti e partite relativi al periodo della sua gestione. Egli, infatti, aveva governato la Contea come rappresentante di Giacomo de’ Bardi, arrendatario, con cui, in effetti, era in società dal 1573 fino a tutto il 1580 e primi mesi del 1581, fino a quando, cioè, sarebbe subentrato il nuovo arrendatario Bernardo Olgiata, rappresentato dal nipote Desiderio.
Il contratto del nuovo arrendamento della Contea era stato stipulato nel 1580.
La preoccupazione di Cristoforo Riva di lasciare tutti i libri contabili in regola e ampiamente documentato il periodo del suo mandato nasceva dall’esigenza di fornire agli ufficiali dell’Almirante tutte le pezze contabili d’appoggio da opporre ai nuovi affittuari nel caso fossero insorte contestazioni circa la gestione precedente al loro contratto di affitto.
Il Riva affermava alla fine della nota di avere scritto tale dichiarazione e di averla firmata di proprio pugno alla data indicata nella memoria sopra scritta.
Sappiamo, in verità, che la definizione dei conti dell’arrendamento del Riva era stata effettuata nel 1594 col deposito delle scritture presso il notaio Antonio Frasca di Madrid. Dopo una complicata verifica di tutte le partite, eseguita in prima persona da Ippolito Nichetti segretario del Conte Luigi II Enríquez de Cabrera (+ 26.5.1596), il Riva nel 1595 era stato definitivamente liquidato.
Subito dopo avere scritto queste precisazioni, Cristoforo Riva, forse obbedendo a un segreto filo logico di pensieri, aggiungeva altre informazioni a futura memoria.
Lasciava, infatti, all’altare di san Cristoforo in S. Maria del Castello un quadro della Natività con lettere dorate eseguito nelle Fiandre, dei paliotti sempre per l’altare di san Cristoforo, uno di damasco cremisi con guarnizione di velluto e frangia d’oro e seta, l’altro di panno rosso, tovaglie d’altare, candelieri di lattone.
Anche queste sue volontà erano state firmate di proprio pugno in calce.
Riva partì da Modica e non mi risulta che vi avesse fatto più ritorno.
La figlia Damiana, come c’informa il Gaetani nel suo “Della Sicilia nobile”, Parte II, Libro II, pag. 147, nata a Medina del Campo (Spagna), aveva sposato Cristoforo Papè, un nobile della città di Anversa, nelle Fiandre. Il contratto matrimoniale tra Damiana e Cristoforo Papè era stato firmato nel 1583 presso il notaio palermitano Antonino Lazara mentre il padre della ragazza era Governatore della Contea di Modica.
Il Papè, poi, era diventato Deputato del Regno di Sicilia e Primo Protonotaro.
Questo importante legame familiare con le Fiandre e in special modo con la città di Anversa potrebbe spiegare, dunque, l’origine della pittura che Cristoforo Riva dichiara di voler lasciare a Modica in suo ricordo.
Confesso di essere rimasto alquanto sorpreso da questo scritto autografo, conoscendo le grandi manovre effettuate dal Riva in danno dell’Almirante, conte di Modica.
Con molta probabilità nel 1585 i rapporti tra il Conte e il suo arrendatario non si erano tuttavia inaspriti.
Delle cose lasciate dal Riva a S. Maria del Castello nei secoli si è persa la memoria. E’ stata invece recuperata, grazie a questo importantissimo documento, la memoria a proposito del quadro fiammingo della Natività che credo di avere individuato con un margine d’errore davvero minimo in un dipinto su tavola oggi ospitato all’interno della Chiesa Matrice di San Giorgio di Modica, relegato in una parete di fondo di una delle sue navate.
L’opera presenta danni consistenti e parti di pittura mancanti soprattutto in basso dove temo vi fosse l’iscrizione a lettere d’oro di cui il Riva testimonia la presenza e, a parer mio, sconsideratamente grattata. A mio avviso anche il lato destro della tavola sembrerebbe essere stato segato forse per adattare il quadro a uno dei diversi ambienti che lo ospitarono in uno scriteriato vagabondare per diverse chiese, dopo la scomparsa della Cappella del Castello che lo ospitava.
Si potrebbe datare la tavola all’incirca al 1583.
La figura del donante non è in esso raffigurata di proporzioni modeste e in preghiera in uno degli angoli della pittura come usava.
Cristoforo Riva campeggia al centro della Natività con una bisaccia sulla spalla destra che potrebbe essere di pelle finemente lavorata, tipica dei mercanti del Cinquecento e nella quale erano stipati libri contabili, scritture, pergamene.
Una figura con un copricapo rosso lo indica, in un ipotetico dialogo, con un indice sproporzionato a chi ancora non avesse capito che il committente è lui. Le figure che lo accompagnano potrebbero essere dei familiari, visto l’abbigliamento non certo povero.
Fa da sfondo alla composizione artistica un mare decisamente nordico solcato da una barca a vela. Sul lato sinistro del quadro, in alto, un angelo reca un cartiglio nel quale si legge “Annuntio vobis”. In basso due figure circondate da animali ricordano uno spaccato di paradiso terreste con Adamo ed Eva, tipico di altre composizioni di celebri autori fiamminghi come il Bosco.
Il cartiglio centrale sorretto sulla marina dagli angeli recita l’inno angelico.
Le figure meglio conservate e definite di tutta la Natività sono Maria e Giuseppe, il pastore in primo piano a destra in ginocchio e orante.
Resta il problema di una mano al centro della composizione ben definita e robusta che, in verità, non si capisce a quale personaggio appartenga. Forse un ripensamento dell’autore evidenziato da un pessimo antico restauro.
Ho letto di diverse attribuzioni dell’opera. Che dire?
Sarebbero bastati uno studio serio e un esame attento del supporto ligneo per capire che si trattava di un’opera fiamminga.
I pittori fiamminghi, infatti, utilizzavano solo legno di rovere nelle loro pitture mentre i pittori di scuola italiana preferivano il pioppo. E’ risaputo!
Faccio appello alle Autorità competenti perché si proceda al più presto a un restauro dell’opera e a una sua collocazione più degna all’interno del massimo tempio cittadino modicano.
Cristoforo Riva è rimasto, dunque, a Modica. Non sappiamo se con la borsa, sicuramente con la mente e col cuore.
Segue la trascrizione dell’autografo di Cristoforo Riva.
LEGATO CRISTOFORO RIVA
ASM, Lettere Patenti Contea di Modica, 1570-1590, vol. n. 1149
f. n. 85/r
+
Jhus Maria
In Modica a xiij di maggio 1585 Jnd. xiij
Jo Cristophoro Riva Gover/e de Modica lasso a questa capella del castello de modica sei pezzi de coronii dorati perche servino a detta capella massime il Giorno di san Cristophoro per adornare detta capella, e che non si possino extraere di detta capella ne prestare in altra parte e perche e cosi la mia volonta ho scritto questa di mia mano detto giorno e anno.
Cristophoro Riva
piu e notato abbasso:
Jtem in detto giorno jo lasso jn potere del mag/co nicolao vassallo una cassa grande antica piena de libri, scritture quitanze conti partite ché, apartenev[an]o al arendamento del s/r Jacomo de bardi et mio come suo sutestore, da l’anno 1573 sino a l’anno 1580 e alcuni mesi del anno 1581 che entro l’arrendamento jn potere del s/r desiderio olgiata per conto del s/r bernardo olgiata suo zio il quale arendamento come appare per li Contratti comincio a primo di settembre 1580 e questa dichiarazione si fa accio occorrendo esser bisogno di alcuna de dette scritture per provecio del patrimonio de la Ecc.za del s/r almirante sia noto a li oficiali de la banca di detto Ill.mo e per fede ho firmato di mia mano detto giorno e anno jn modica.
Cristophoro Riva
Jtem lasso al altare di san Cristophoro jn detta capella un quadro de la jmagine de n/ra s/ra de la nativita con lettere dorate fatto in fiandra et più due para altari uno de damasco cremisi con guarn/ne di veluto e frangia doro e seta, con le sue
f. n. 85/v
toaglie e un altro di panno di scarlata, e piu due candileri di lattone.
Detto Riva

CREDITI
Archivo Histórico de Protocolos de la Comunidad de Madrid (AHPM), Protocolli del Not. Antonio Frasca
ASM, Archivio Storico di Ragusa, sezione di Modica
Morana Giovanni, Mercanti forestieri e amministrazione della Contea di Modica (155-1612) in Cinquant’anni di Archivio sette secoli di storia, a cura di Anna Maria Iozzia, Vol. II, Archivio di Stato di Ragusa e Sezione di Modica, 2005
Gaetani, F.M.E., Della Sicilia Nobile, Parte Seconda, Palermo, 1757
Morana Giovanni, Mercanti forestieri e amministrazione della Contea di Modica (155-1612) in Cinquant’anni di Archivio sette secoli di storia, a cura di Anna Maria Iozzia, Vol. II, Archivio di Stato di Ragusa e Sezione di Modica, 2005

Sitografia (aggiornata al 14.7.2019)
La tecnica di Van Eyck - La pittura a olio ARTEnethttps://artenet.it/van-eyck/

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