Cultura Modica

Un duello all’ultimo sangue nella Modica del 600

Una ricerca di Carmelo Cataldi

Modica - Parrà curioso ai molti parlare oggi di un duello, all’ultimo sangue, avvenuto a Modica nel corso principale di questa città, che già allora era indicato come “lu Curso”, nella seconda metà del Seicento tra due membri di nobili famiglie modicane, con il coinvolgimento di altrettanti altri membri di famiglie nobili locali.
Tutto si rinviene in un documento del 1661, depositato presso l’Archivio di Stato di Ragusa - Sezione di Modica, in cui, da parte delle autorità della Contea di Modica di allora, si effettua la ricognizione delle testimonianze di alcuni cittadini, nel caso di specie tre, in merito ad un duello tra don Giacinto Lorefice e don Giuseppe Clavario, barone del Bosco.
Il luogo come detto era “lu Curso”, ma l’agorà interessata era quella posta tra il cimitero della Chiesa dello Spirito Santo, oggi al suo posto sorge l’ex Istituto Verga e la casa prospiciente, identificabile nel palazzo Tedeschi, in cui sembra alloggiasse il vescovo di Siracusa di allora Giovanni Antonio Capobianco, in visita pastorale nella città di Modica.
I personaggi, divisi per i due schieramenti, furono, da una parte: don Giuseppe Clavario, barone del Bosco, che nel 1644 fu Maestro Razionale della Contea, il suo “creato”, né più né meno che un fanciullo accompagnatore e maggiordomo, tale Francesco Azzarello inteso “barbuzza” e don Settimo Settimio, barone di Cammaratini; dall’altra parte un gruppo più numeroso composto da: don Giacinto Lorefice, figlio di Melchiorre e donna Dorotea Ferraro, barone di Poggiodiamante, Prefetto delle Milizie Iblee, che in prime nozze aveva sposato Battistina Ascenzo, i suoi due figli, Ignazio, che diventerà barone di Mortilla e Governatore della Contea, e Andrea, probabile suo naturale, Don Vincenzo e Don Tomaso Ascenzo cognati del Lorefice in quanto fratelli di Battistina, Antonio Ruggiero, creato di don Vincenzo Ascenzo e uno sconosciuto tale Geronimo.
Terze persone furono il Protomedico Giovanni Antonio Scrofani e Francesco Failla, ovvero gli eredi di detto, nella cui casa era ospitato il Vescovo e il vescovo stesso, che sembra sia direttamente intervenuto, dalle finestre del Palazzo Failla (Tedeschi), secondo un testimone, per far cessare il duello.
Testimoni, tre, furono: Nicola Napolitano, Pietro Lo Campo di Ispica e Pietro Vindigni.
Tutti e tre danno una versione sovrapponibile con qualche discrepanza sull’orario; il Napolitano afferma che il fatto si era verificato intorno a mezzogiorno di domenica 20 febbraio 1661, mentre gli altri due lo datano alle ore 18 e luoghi rispettivi da dove gli stessi avevano osservato l’accaduto, ma tutti danno una versione concorde dell’accaduto e circa le armi in uso ai contendenti.
Sembra che tutto fosse nato da una discussione insorta tra don Giacinto Lorefice e don Giuseppe Clavario nel palazzo e nella stanza dove era ospitato il vescovo. Dopo l’alterco don Giacinto si era allontanato, e, riunitosi ai due cognati e servitori, nel cimitero della Chiesa dello Spirito Santo, oggi non più esistente e sostituita da quello che fu fino agli anni 80 dello scorso secolo l’Istituto Magistrale “G. Verga”, meditando la sua vendetta.
Appena aveva visto uscire dal palazzo Failla (allora) don Giuseppe Clavario e il suo “creato”, si era approssimato allo stesso, accompagnato dai due figli Ignazio e Andrea, su sollecitazione degli zii Ascenzo, e in tono di sfida gli aveva chiesto: “…s.r Barone mi manuteniti quelli paroli che dicistivo in Camera di Mons.re”. Il barone del Bosco rispose prontamente: “…li manutengo et quello che dissi sta ben detto…!”. Don Giacinto a questo punto aveva replicato: “…hai ditto li tui fusti ben fottuto…” e don Giuseppe, replicando a sua volta: “…menti per la gola cornutasso…!”
Alla provocazione don Giacinto aveva messo mano alla spada, niziando un duello impari tra don Giacinto i figli ed i cognati con la servitù da una parte ed il povero don Giuseppe ed il suo creato dall’altra parte.
Sembra che don Giuseppe avesse solo un pugnale ed il suo creato una spada con cui tentava coraggiosamente di difendere il suo padrone, mentre gli altri contendenti erano armati fino ai denti e pure disponevano di armi da fuoco; sembra che don Vincenzo Ascenzo avesse pure una pistola, bene descritta da tutti e tre i testimoni (havea un scopittone alli mano di palmo uno et menzo di misura in circa con sua canna et grillo di ferro e sua petra focale atto a maleficio con la quale scopittone vitti esso testm.e che detti diversi colpi in testa al d.o di Clavario), e che alla fine la usasse come mazza contro il capo di don Giuseppe.
Don Settimo, venuto a soccorrere don Giuseppe, sicuramente fu tanto abile a difendere e a difendersi con un’arma impropria, l’unica in suo possesso, un “coltello siracusano”, che riuscì a ferire gravemente don Tomaso Ascenso alle “rini”, quest’ultimo e don Giuseppe, ferito fortemente anche lui al capo ed alle braccia, alla fine furono i due soggetti che ebbero maggiormente la peggio da questo duello tra “gentiluomini” modicani. Sembra che don Tomaso fosse fuggito verso casa gridando : “… haimè che son morto…!“.
La baraonda ebbe termine con l’intervento del Vescovo che si portò in strada urlando contro i contendenti affinché terminassero quello che male avevano cominciato, invitandoli a confessarsi e a pentirsi di quanto fatto, cosa che poi don Giacinto fece immediatamente: “…mentre seguitava d.o rumore uscio dal porticato di d.a Casa d.o Mons.r Ill.o il quale cominciò a gridare e subbito s’acquietao d.o rumore ogn’uno si retirao…”.
Ad oggi non sappiamo quali provvedimenti dalla Corte Criminale siano stati adottati nei confronti di tutti i litiganti. Bisognerebbe indagare negli atti della Corte Criminale della Contea, cosa che non risulta, al presente, molto agevole. L’unica certezza, suggerita dalle carte d’archivio, è che i due feriti più gravi non sono deceduti dopo tale accadimento, ma di morte naturale negli anni successivi.
Quello che invece emerge da questo documento è uno spaccato veritiero, autentico di quello che fu il Seicento a Modica, una realtà non molto dissimile da quella di Milano, perlomeno da come la racconta il Manzoni nella sua più famosa opera, I promessi Sposi, in cui le provocazioni erano lavate col sangue, nella quale la giustizia era un “fai da te”, sommaria, capricciosa e inaspettata.
Insomma qui non ci si discosta molto dall’episodio in cui il nobile Lodovico, poi frà Cristoforo, viene a duello ed uccide l’avversario (Cristoforo) per futili motivi, solo perché questo non gli aveva ceduto il passo per strada!
Per noi abitanti perenni del web questo episodio ci potrà sembrare atipico, lontano da ogni tipo di concezione mentale e proposizione sociale, ma questa era la nostra società, la società modicana del XVII secolo.

Recepta in.ce Die quinto Martj 1661

Infirm.nes Recepte et Examinate per me m.nd not M.C. huius chi m.ce de m.mto et Ceras Sp. Jud. de Celestre et Sanclimente Jud. M.C. de Comitatus contra et a d.o D. Jacintus D. Andream Lorefice et q. de Insulto appostato modo In personam Baronis D. Joseph Clavario et de Alijs prouve In Inf.bus Infra.

 

Jurato non esse Jnimicum

M.r Nicolaus Napulitano huius ch.s m.le habitater testi Jurato et Interrogatus sup Infrattis et … fatto Coral Sp. Jud.bus de Celestre et Sanclim.te discit qualmente nel giorno di dom. ca matina che si Contavo li 20 di febraro nosto passato ad hora circa menzogiorno retrovandosi esso testo Innanzi lo cimitero della chiesa di lo Spirito Santo di questa città di Modica vitti che il N.ne Don Jacinto Lorefice era nello cimmitero di d.ta chiesa et parlava con D. Vinc.zo Assenso et con D. Thomaso Assenso suoi cognati et con il Prothomedico D. Gio: Ant.o Scrofano e discernano fra di loro che nella Casa dove è alloggiato Mons.r Ill.mo Vescovo di Siracusa quale Casa è delli heredi del q. Fran. co Failla a frontispizio di d.to cimiterio havia d.o Don Jacinto havuto contrasto con il b.ne Don Gios.e Clavario per materia di negotj di saratifazione dovuta all’Ill.mo f.r Alm.te et D. Vic.zo Assenso dicia che senò era per il rispetto di Mons.r Vescovo voleva scaricare a d.o di Clavario con il pugnale nella faccia con altre parole minacciatone et ill.mo di Scrofano li replicava che non ci era obbligatione tale et dopo se n’andao d.to di Scrofano et fra q.to vitti esso test.o che d.to di Clavario uscio dal porticato di d.a casa di Mons.re insieme con il suo creato Fra. co Azzarello il che videndo d.to Don Jacinto Lorefice si avvicino a d.to di Clavario et lo d.o D. Vinc.zo disse a D. Ignatio et D. Andrea Lorefice figli di d.o D. Jacinto per q.ste ò simili parole et che lo lasciate andare sulo accumpagantilo et subbito l’andaro sequendo et intese esso test.o che d.to D. Jacinto disse a d.o di Clavario per questi simili parole s.r Barone mi manuteniti quelli paroli che dicistivo in Camera di Mons.ree d.o di Clavario ci rispose li manutengo et quello che dissi sta ben detto e d.o D. Jacinto Lorefice li replicao hai ditto li hai fusti ben. fottuto e d.o di Clavario replicando disse menti per la gola cornutasso et subito d.o Don Jacinto mese mano alla spada et quella sfoderao et cossi ancora arrancaro le spade Don Andrea Lorifici D. Thomaso Assenso et Antonio Ruggiero creato di d.o D. Vinc.zo Assenso come ancora d.o D. Vinc.zo tirao mano ad un pistolo Cent.freo Cannolo et grillo di ferro tulesi di ligno petrafocali atto à maleficio alla volta di d.o Barone et Ancora Geronimo corse con un suo pugnale sfoderano allo d.to rumore allo quale si mesiro in menzo et incominciaro a scaricare diversi colpi a d.o di Clavario il quale sfoderao un suo pugnale che avia alla cintura et con quello si reparava e tirava a colpire a cui poteva e d.to Azzarello il quale pure havia sfoderato la sua spada riparava li copi al d.o di Clavario suo P.rone e delli colpi vitti tirare esso testimonio tanto da d.to D. Jacinto D. Andrea d.to D. Thomaso e d.o di Ruggiero et d.to Ger.o vitti a d.o di Clavario ferito nella testa et mano et ind.o rumore lo d.to Don Vin.zo Assenso con d.o pistolo che havia alla mano scaricao diversi colpi in testa a d.to di Clavario et perchè ancora si trovao p.nte ind.o rumore D. Septimo di Settimo intese dire esso testim.o che tirao un colpo di coltello siracusano al d.o D. Thomaso d’Assenso e lo colpio nelli rini et d.o Settimo di Settimo fu ferito in d.o rumore nello braccio sinistro et mentre seguitava d.o rumore uscio dal porticato di d.a Casa d.o Mons.r Ill.o il quale cominciò a gridare e subbito s’acquietao d.o rumore ogn’uno si retirao e vitti a d.o di Clavario ferito con più colpi in testa e nella mano e braccia et d.o D. Thomaso parimenti ferito nelli rini se n’andao in casa di d.o D. Jacinto Lorifici et intese che subbito si ricolse confessare e comunicare per d.a ferita quali d.o di Clavario et Assenso feriti stavano al p.nte con cura di medici e periculo di loro vita et tale la verità de cause sue loco et b.pre d.t test.o .


Die quinto martj 1661

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Tes.o non esse inimicum

Petrus Lo Campo terre hispicefundi et habitater huius ch.i m.le testis Juratus et interrogatus super infrattis et test.o fatto dixit scire qualmente alli 20 del passo mese di febraro ebbi che secondo il ricordo di esso test.o giorno domin. ca ad hore 18 in circa retrovandosi esso testim.o sotto li finestri della Casa di Nicolao Remano ex.nte in questa città di Modica nella strada nominata di lo Curso iniseme con Corraldo maciordomo di Don Thomaso di Assenso e con Antonio Ruggiero creato del D. Vin.zo d’Assenso figlio del qd Erasimo che stavano parlando di diversi cosi vitti esso testim.o che dalla porta del Palazzo dove risiede l’Ill.mo Vescovo di Siracusa in discorso di visita nisciu D. Gios.e Clavariao barone del Bosco il q.le essendo arrivato sotto la finestra della sala grande di d.o Palazzo insieme con Fran. co Azzarello als barbuzza maiordomo di d.o di Clavario c’andao all’incontro Don Jacinto Lorefice quale era s.a lo cimitero della Chiesa dello Spirito Santo et vitti esso testimonio che c’andavano d’appresso a d.o di Lorefici D. Ignatio Assenso D. Andria Lorifici figlio del d.o D. Jacnto D. Thomaso Assenso et altri persuni quali esso testimonio non può distintamente ricordarsi cui fossero stati et vitti esso testimonio che D. Jacinto Lorifici mese mano alla sua spada e quella sfoderao come ancora vitti esso testim.o ch arrancaro loro spadi li sud.ti D. Andrea Lorifici D. Thomaso Assenso Ant.o Ruggeri creato del C.to Vinc.zo Assenso et d.o D. Vincenzo Assenso mese mano ad uno scopittone di palmo uno et menzo circa contrea Canna e grillo di ferro e sua Petrafocale atto a malefitio et tutte le sud.e persone vitti esso testimonio che corsiro alla volta di d.o di Clavario B.e del Bosco et incominciarono a scaricare questi coli a d.o di Clavario quali vitti esso tes.o che sfoderao un suo pugnale che havea all cintura et con quello si andava riparando li sud.i colpi conf.e ancora vitti esso test.o che d.o di Azzarello maiordomo di d.o di Clavario con la sua spada arrancata alli mani andava riparando si dud.i colpi a d.o suo Padrone et vitti ancora esso test.o che il sud.o D. Ignazio Assenso fratello di d.o D. Vinzo Assenso pigliava petri d’interra et tirata verso la persona di d.o di Clavario et dalli coli che esso test.o vitti tirare tanto da d.o D. Jacinto et Don Andrea Lorefice patri et figlio q.ta dal d.o D. Thomaso d’Assenso d.o di Ruggieri di Ger.o et detto d. Ignatio vitti esso testimonio al d.o di Clavario ferito nella testa et nella mano destra et in d.o rumore vitti esso testimonio che d.o Cl. D. Vinczo Assenso con d.o suo scupittone che havia nelli mano detti diversi colpi in tersta al d.o di Clavario et vitti esso testimonio che d.o D. Thomaso Assenso sen’andava verso la sua casa gridando e dicendo haimè che son morto et intese esso testimonio allora pubblicamente dire che d.o D. Thomaso era stato ferito in d.a rixa et esso testim.o sen’andao per fatti sui et questo esso test.o lo depone come quello che fu p.nte vitti et intese del modo di s.a de causa sue loco et t.pte d.ta causa.

 

Die septimo martj 1661

Petrus Vindigni huius c.hi m.le testi Juratus et interrogatus super infrattis et teste fatto d.o scire qualm.te dom. ca 20 del passato mese di febraro circa hore 18 secundo il racordo di esso test.o havendosi esso testimonio ritrovato nella sala grande del Palazzo nel quale risiede l’i.mo Vescovo di Siracusa in discurso di visita in qta Città di M. ca sita et posta in q.ta città nella strata nominata di lo Curso intese che nella strata p.tta vi era rumore et havendosi esso test. affacciato alla finestra di d.a sala quale è in frontespicio delli casi di Nicolao Romano vitti sotto d.a finestra a D. Gios.e Clavario Barone del Bosco con un pugnale arrancato alle mani che stava difendendosi dalli colpi che li dava D. Jacinto Lorifici D. Andria Lorifici suo figlio D. Thomaso Assenso con Antonio Ruggeri creato del Cl. D. Vinc.zo Assenso quali tutti avevano le loro spade arrancate alle mano et con quelle davano li sug.i colpi al sud.o Barone del Bosco che d.o Cl. D. Vinc.zo d’Assenso havea un scopittone alli mano di palmo uno et menzo di misura in circa con sua canna et grillo di ferro e sua petra focale atto a maleficio con la quale scopittone vitti esso testm.e che detti diversi colpi in testa al d.o di Clavario et vitti ancora esso testim.e che Francesco Azzarello ats barbuzza maiordomo di d.o Clavario havia la sua spada arrancata alli mano et con quella andava riparando li sug. colpi al sud.o suo Padrone di Clavario e vitti ancora esso testim.e che lo Cl. D. Ignatio Assenso fratello del d.o D. Vincenzo pigliava petri d’interra et tirava verso la persona di d.o di Clavario al quale vitti esso testim.e ferito in testa et nella mano destra con li sudetti colpi che le prenominate p.sone ci tiravano et vitti ancora esso testimonio che D. Thomaso Assenso sen’andava verso la sua casa gridando haimè che sono morto et intese allora esso test.o dire che era stato ferito in d.a xiarra et cossi esso testim.o sen’andao per fatti suoi et q.sto esso testimonio lo sape et depone come quello che vitti et intese del modo di q.ta de causa sue loco et t.pre dixit ut s.to
Ex Actis M. C. huius Com. tus et C. us M.ce ex tratta est pns Copia Joes Jacobus Calius m.to not.

Informatione D. Jacintum Lorefice et …
Principiano queste sere a 5 marzo 1661

Fonte: Archivio di Stato di Ragusa - Sezione di Modica.

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