Attualità Modica

Piero, sempiterno ragazzo di San Pietro

Quando andai ad Assisi con la comunità di San Pietro, lo soprannominai “Follow-me”, era la nostra guida, “seguite me”

Modica - Se dovessi sintetizzare con un solo aggettivo Piero Iemmolo, lo definirei un comunista. Non con l’accezione politica che ci viene in mente subito, ma col significato che a diciotto anni, sui banchi di scuola, mi provocò studiare Carlo Marx. Dividere tutto con gli altri, lungi da fronzoli inefficaci, abiti intonati, formalità imposte.
Chi nasce sanpitrara ha una grande fortuna: finire fra le grinfie dei “sempiterni ragazzi” della comunità di San Pietro, che nel cammino della cresima permeano la tua adolescenza, e di conseguenza la tua maturità, di cultura, fede autentica e stimolata, slanci emozionali unici. Fra questi ragazzi c’era Piero.
Non era facilissimo relazionarsi con lui. Dovevi conquistarlo. Con la serietà, l’impegno, la semplicità. E solo dopo che ciò accadeva, “vincevi” il suo sorriso. Era una persona concreta il Piero che io ho conosciuto in mezzo al mio cammino di Chiesa e quello che ho continuato a guardare da dietro le colonne di San Pietro, quando il mio percorso cristiano attivo si trasformò in frequenza abituale ma schiva. E schivo era anche lui nel mio ricordo; non certo una persona che ti correva incontro e ti abbracciava e ti chiedeva se avessi bisogno di qualcosa, ma un ascoltatore attento quando gli eri di fronte.
Gli chiesi i pass per entrare in chiesa a Palermo quando Don Corrado divenne Arcivescovo. Mi disse che era complicato, un praticamente No; il pomeriggio mi portò tre pass direttamente sul mio luogo di lavoro. In ospedale ignorò mio padre ricoverato, pur conoscendolo bene. Papà ci rimase malissimo, ma io difesi sempre Piero: “Vuol dire che non avevi bisogno del suo aiuto!” Non aveva infatti, Piero, il malefico dono dell’ipocrisia, della boria, delle smancerie, del “mi faccio vedere”. Lui camminava su una strada delineata, fatta di attenzione a chi bisogno aveva davvero: e lo faceva in silenzio! Il silenzio della carità, come vuole il vangelo. Quando andai ad Assisi con la comunità di San Pietro, lo soprannominai “Follow-me”, era la nostra guida, “seguite me”, l’organizzatore degli spostamenti, ma non come chi vuol farlo per ambizione di capo, quanto come “lavoro utile” per il gruppo. Il selfie con Mr. Followme ce lo concesse regalandoci il suo più bel sorriso.
L’ultima volta che lo vidi fu alla camera ardente del suo grande amico Padre Lorefice. E sorrideva! Sorrideva in un momento in cui io sapevo solo abbassare lo sguardo. Ecco, in questa sua concretezza e semplicità e praticità e dinamicità c’era la fede autentica di Piero. Una fede da combattente, da uomo certo di Dio, da compagno di Gesù, da sostenitore di Pietro. Un discepolo che sa quasi scientificamente che c’è il Signore ad aspettarci dopo questo cammino sulla terra. Ed è camminando che si apre il cammino.
Non credeva ai miracoli Piero. Non aveva bisogno dei miracoli per provare, sentire, percepire, udire, annusare l’esistenza di Dio. Prova di Gesù è l’accoglienza, la cura dei deboli, l’aiuto ai poveri.
E il miracolo di lasciarlo ancora con noi non l’ha fatto il Signore, un miracolo di cui la nostra realtà umana, terrena avrebbe avuto bisogno. Mi sembra di scrivere su un fatto che potrà risolversi, su un’avversità transitoria. Adesso esco di casa, e incontro Piero ancora, con la sua bici elettrica sempre di corsa, e il suo sorriso di gioia. Mi sembra impossibile che non sia così.
Lo immagino girare per le vie del Paradiso, a chiedere a destra e manca “Avete visto colui che amo con tutta l’anima?” e magari sarà proprio Maria Maddalena, di cui era profondamente innamorato, apostola degli apostoli, a condurlo fra le braccia di Dio.
Piero, follow us. Ti abbraccio.