Cultura Modica

Il Castello di Modica e la sua cappella

Lo stretto legame tra la Contea e la Castiglia

Modica - Ho ritrovato nel “Pleyto Quintana”, da me ampiamente descritto nel testo “La Contea di Modica nei primi anni del Cinquecento/ storia di un giallo e di una contabilità ritrovata”, le prime notizie importanti e documentate sulla chiesa di Santa Maria del Castello di Modica.
Alla fine del Quattrocento sappiamo che la chiesa esisteva già dentro il perimetro del castello.
Il castellano nei primi mesi del1508 era Martino Peros ma a luglio lo sostituiranno Giovanni di Jurato e, in seguito, Rodrigo Herrera.
Il servizio liturgico della chiesa di Santa Maria del castello era a carico dell’Almirante di Castiglia don Fadrique Enríquez de Cabrera, sposo di Anna Cabrera, la contessa di Modica e, dunque, conte consorte.
Nel 1508 beneficiato della chiesa era don Tommaso Rizzone. Per questo incarico riscuoteva dal conte onze quaranta che divideva con don Matteo Grassiccia e don Matteo La Varca suoi collaboratori. In aggiunta a questa somma Rizzone riscuoteva annualmente venticinque tarì.
La contessa Giovanna Ximenes de Foix, madre defunta di Anna Cabrera, nel suo testamento (1483) aveva destinato quest’ultima somma, infatti, quale legato in favore del beneficiato di Santa Maria vincolandola alla celebrazione annuale di cento messe in suffragio della sua anima.
Nell’agosto del 1508 uno dei cappellani era don Giovanni Tuccitto e riceveva per questo servizio tre onze abbondanti.
Nel 1509 Don Matteo Avarca subentrò a Don Matteo Grassiccia nella celebrazione delle cento messe annuali disposte per legato dalla Contessa-madre Giovanna.
E’ interessante analizzare questo periodo perché tra il 1508 e il 1510 furono compiuti in Santa Maria lavori molto importanti.
Il 7 aprile 1508 si sostituì una trave nel tetto della chiesa nell’ambito di un progetto di sistemazione che prevedeva non solo la sua ristrutturazione ma anche il suo abbellimento.
Il 13 maggio successivo mastro Carlo Civello e mastro Masi Ferrantu, pittori, per una spesa di circa cinque onze, iniziarono a decorarla.
I lavori di stuccatura della cappella furono eseguiti, a partire dal 22 maggio, dai maestri Marco Cassibba e Tullio D’Avola.
Mastro Bernardo Missinisi lavorava esclusivamente a Santa Maria mentre gli altri lavoravano anche nella “cappella di San Cataldo”.
Il 7 agosto successivo, Mastro Masi Ferrantu, che aveva dipinto già una grande tela raffigurante San Cataldo per la cappella omonima, cominciava a dipingere per Santa Maria “una figura di nostra Donna” per un compenso pari a onza una e sei tarì.
I lavori nel tempio intanto terminavano e si procedeva a sistemare anche la campana.
La chiesa aveva sei altari. Furono commissionati a Palermo dei paliotti per gli altari laterali e un paliotto di seta con certezza destinato all’altare maggiore presumibilmente dedicato alla Vergine. Furono acquistati a Palermo pure due cantorali e tre paramenti liturgici di tela.
A fine lavoro si corrisposero delle somme residue a Mastro Carlo Civello e a mastro Masi Ferrantu per le pitture e si applicò una serratura nuova alla porta della chiesa.
Nel 1529 l’almirante e conte di Modica don Fadrique Enríquez de Cabrera, ormai vedovo di Anna ed erede universale dei beni della moglie, dal monastero di Valdescopezo scriveva al nipote Giovanni Ventimiglia, da lui confermato governatore della Contea di Modica dopo la morte della zia.
Si preoccupava, nella lettera, che la “Cappella” (così era abitualmente chiamata la chiesa) fosse ben provvista di ricchi paramenti liturgici e che se ne comprassero di nuovi tra cui uno di damasco bianco con guarnizioni di velluto azzurro abitualmente indossato nelle liturgie in occasione della festa della Beata Vergine Maria specialmente nel rito mozarabico il che testimonia lo stretto legame tra la Contea e la Castiglia.
Dobbiamo arrivare, però, al primo febbraio 1597 per avere un inventario di tutto ciò che conteneva la “Cappella” del castello.
Luigi II Enríquez de Cabrera era morto il 27 maggio 1595 e, come di consueto, a ogni decesso corrispondevano la pubblicazione del testamento e la redazione dell’inventario dei beni posseduti.
L’inventario fu richiesto dai Maestri Razionali della Contea ed eseguito dal Notaio Michele Cannata il primo febbraio 1597.
In esso, com’è facile notare, è compreso il quadro fiammingo donato dal governatore Cristoforo Riva, donazione sulla quale ho ampiamente scritto (v. “Il legato di Cristoforo Riva Governatore di Modica nella seconda metà del Cinquecento”, www.ragusanews.com, 16.7.2019).
Il dipinto risulta inventariato come “una figura della nativita per la pachi”.
L’inventario è molto dettagliato. Nelle note a margine sono individuati anche i beni donati da Antonio Spinola o comprati per mandato di Vittoria Colonna (la duchessa) e consegnati al cappellano maggiore don Gaspano Giuca il primo novembre 1602.
Il documento contiene altre annotazioni a margine relative al 1605 e al 1606. Tra i giogali della “Cappella” colpisce la presenza di breviari vecchi che giustifica l’acquisto di un breviario e messali “novi e moderni” : non è specificato se si tratta di breviari vecchi perché troppo usati o perché antecedenti alla riforma liturgica tridentina e per questo sostituiti in quanto inadeguati.
Da una perizia giurata ordinata dai Maestri Razionali ed eseguita il 14 maggio 1637 dal carpentiere Francesco di Urso Minuri apprendiamo, infine, che l’oratorio annesso alla Cappella aveva bisogno di urgenti restauri e che il Governatore e la sua famiglia accedevano a quel luogo per assistere alla Messa da un corridoio interno al loro palazzo. Questa narrazione è suffragata dal regesto della visita pastorale compiuta da mons. Fortezza, arcivescovo di Siracusa, a Modica tra il 9 e il 15 maggio 1683. Al f. 227/r, infatti, alla voce Chiesa sacramentale del castello, è annotato che il vescovo aveva visitato una cappella chiamata “nello corrituretto” che risultava però interdetta (v. “Il vescovo di Siracusa Francesco Fortezza e la sua visita pastorale a Modica nel 1683” di Pasquale Magnano in Archivum Historicum Mothycense n. 11, 2005).
La mia ricostruzione storica delle vicende della chiesa più importante del castello finisce qua. Questi nuovi dati chiariscono quale fosse la sua posizione e il suo rapporto con la cappella di san Cataldo (oratorio) completando quanto già indicato a suo tempo nella ricerca di Fortunato Pompei dal titolo “Il castello dei conti di Modica tra il XVII e il XVIII secolo”, pag. 15.
Per quanto riguarda il dipinto donato dal Riva, attualmente presente nel Duomo di San Giorgio, spero che da oggi sia indicato come la “Natività della pace”, titolo con il quale fu inventariato nel 1597 e che probabilmente era stato suggerito dallo stesso donante.
Segue la trascrizione dell’inventario e della relazione giurata del carpentiere.
Doc. n. 1
INVENTARIO Cappella del Castello di Modica
ASM, Lettere Patenti della Contea di Modica, 1596-1608, vol. n. 1150

f. n. 33/r
Inventario delle bene et giugali che sono in la capella de questo castello di Modica consegnati al Rev/do don Gaspano di giuca cappellano maggiore di quella. Presentato jn la banca per esso di giuca hogi il dì primo di febraio del 1597.
In primis
In argento et oro
Jtem una cruci d’argento grandi con lu pomo di ramo.
Jtem unaltra cruci pichiola d’argento con pomo di ramo.
Jtem chinco calici d’argenti con li soi pateni.
Jtem un’jncensieri con soa navetta et cocharella d’argento.
Jtem una custodia con lo suo crocifisso di sùpra d’argento.
Jtem un paro di candileri d’argento.
Jn villuti siti et robbi et giugali di tila
Jtem dui cappi d’jmmoreato cioè una et l’altra di villuto russo.
Jtem dui para di tonichelli un paro virdi et un paro nigri.
Jtem tri cassubuli una d’jmmoreato una di villuto aranchino.
(Nota a margine: adi 25 7bre 1606 della cappa de velluto russo, et cassubula de velluto aranchino se ni feciro dui ante altari.)
Jtem quatro altri cassubuli vechi.
Jtem un baldachino russo di damasco lavorata.
Jtem dui pallij per li croci.
Jtem dui ante altari vechi uno russo di villuto et l’altro di damasco.
Jtem un paraltaro russo di panno.
Jtem dui paraltari di panno russo vechi.
Jtem dechi tovagli vechi per l’altari.
Jtem tri vestimenti vechi con dui cassibuli di tila con soi stoli.
f. n. 33/v
Jtem un’antealtaro di tila lavorata di sita nigra.
Jtem doi tovagli di sita per lo legio.
Jtem tri missali uno grandi et dui pichioli.
Jtem dui Breviarij vechi.
Jtem una figura della nativita per la pachi.
Jtem tri tappiti di lana vechi.
Jtem quattro para di candileri di brunzo
Jtem dui lamperi.
Jtem un bagili picholo di ramo.
Jtem uno corpali con li so ardochelli et guarnicioni d’oro vechio.
jtem dui altri corporali bianche con li soi balli.
Jtem dui campanelli per laltari.
Jtem un paio di candileri grandi di ferro.
Jtem chinco libri grandi con la solfa.
Jtem un libro delli psalmi.
Jtem 12 tovagli per laltari: 9 grandi et tri picholi.
Unde demandato da computatorum fatta est presens nota per me Michaelem de cannata mag/rum Not/ con ut/e.
Note:
Beni comprati d’Antonio Spinola:
Jtem un’antaltare di damasco gialno.
Jtem una casubula di borcatello guarnata di villuto russo.
Jtem una stola e manupulo russo di villuto con sue frinze.
Jtem un vestimento di tila con l’ammitto.
Jtem una tovaglia.
Jtem un messale.

Jugali comprati nell’anno xv ind. de mandato de mi S/ra la Duchessa, consegnati al Cappellano maggiore, don Gaspano de giuca al primo de 9bre 1602 sono li infrascritti:
Una cappa russa di damasco carmisino, guarnuta con villuto russo, con suo cappello et frinzi.
Dui tunicelli di damasco russo carmisino guarnuti di villuto russo, con giummetti et frinzi intorno.
Dui cassubuli, una russa di damasco carmisino, guarnuta di villuto russo, et laltra bianca guarnuta con rasso bianco, con frinçetti bianchi intorno.
Un antaltare, di damasco russo carmisino guarnuto di villuto russo con frinzi grandi et pichioli.
Dui stoli di damasco russo con guarnitioni cruciati et frinzi alli capi.
Dui palij di damasco turchino guarnuti con suoi frinzi atorno.

Addi 13 gennaro 1605 e piu se consignarno quatro burzi con suoi sopracalichi et veli, tutti di terzanello, uno russo, l’altro bianco, l’altro verde et l’altro amorato.

Addi ultimo gennaro 1605 un tappeto per la chiesa come a f. n. 20 di registro de mandati.

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Addi 24 di detto 1605 canne 14 e palmi 2 di damasco negro, libri tre di seta negra et una pezza di sangallo negra pi fare jugali come per mandado supra le fiscalie die quo supra.

Adi 25 7bre 1606 Jtem 6 haste per lo baldachino.

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L’inventario della cappella seguita jnfra f. n. 190

Item un’antealtaro di damasco jnfrinzato negro.
Item una stola, manipulo, tre burcze una nigra, bianca et laltra russa.
Jtem un breviario et tre messali novi moderni.
Jtem setti reliquarj d’argento nella caxa delle Reliquie.
Jtem uno censero d’argento.
Jtem un lampero d’argento.
Jtem una custodia del ss.mo Sacramento portatile con la coppa d’argento e piede di ramo.
Un baldacchino di damasco bianco con sue frinze di seta bianca.
Un padiglione del’istesso damasco della custodia portatile.
Jtem una stola et un manipulo del’istesso damasco bianco et sue frinze di seta bianca fodrate di tela di sangallo.
Jtem dui crucifixetti di metallo super altari di san Cataldo e di san Christofaro.
Doc. n. 2
Relacione di maestri per fare la lectio nella Cappella di questo castello
14.5.1637
ASM, Lettere Patenti della Contea di Modica, anno 1636-1652, vol. 1152
f. n. 32/r
In Modica. A 14 di Maggio v Ind. 1637.
Relatione di ma/ro franc/co di Ursso Minuri m/ro carpinteri cum iuramento fatta del modo sequente cioè che d’ordine et mandato delli SS/ri del Patrimonio di questo stato andao nella cappella di questo Castello vitti e reconoscio lo lettrio, seu horatorio che e in detta Cappella allo quale si va della sala dove habita il sig. Governatore nello quale lettrio tanto esso sig/re quanto la sig/ra Governatrice figlie, e famiglia vanno in quello à vedere Messa, et altri divini offictij al solito lo quali lettrio per essere tutte le taule, e travetti fragidi, che minazzino ruina, e cascando faria danno notabili oltra di volerci grossa spesa à rifarlo, che perciò, e molto necessario levarsi, e con poco spesa che non arriva mai à onze octo infra prezzo di tauli e travetti auguti chiova, e Mastria, et altri necessarij, e tali la sua relatione del modo come supra, et ita/ iurt/ unde/
CREDITI
Archivio di Stato di Ragusa sezione di Modica (ASM)
HISTORIA DE LOS COLORES LITÚRGICOS - MILES CHRISTwwwmileschristi.blogspot.com/.../historia-de-los-colores-liturgic..
Magnano Pasquale, “Il vescovo di Siracusa Francesco Fortezza e la sua visita pastorale a Modica nel 1683” in Archivum Historicum Mothycense n. 11, 2005).
Pellegrino Francesco, La Contea di Modica nei primi anni del Cinquecento, storia di un giallo e di una contabilità ritrovata, The United Artists Society, 2019
Pompei Fortunato, Il castello dei conti di Modica tra il XVII e il XVIII secolo, in Archivum Historicum mothycense, III 1997
Real Academia de la Historia (RAH)
Un Uomo libero, Il castello di Modica, www.ragusanews.com, 19.3.2019
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