Cultura Racconto

Pettegolezzi d'estate

sentenziò. Un brivido mi corse su per la schiena...era inutile negare

<<Non lo senti più?>> mi chiese mamma.
Sotto l’ombrellone ci misi un momento prima di rispondere, mentre continuavo a fissare il mare piatto come una tavola.
<<Chi?>>.
<<Il figlio di Mancuso>>. L’aveva detto con il tono del pettegolezzo e questo aveva attirato gli sguardi di tutti i miei parenti. Eravamo almeno in quindici, avevano affiancato tre ombrelloni, lasciando un’enorme chiazza nera sulla spiaggia dorata.
<<Ah, Peppe...quello è una noia mortale>>. Esattamente come questa maledetta estate, pensai, mentre maledivo Carlo per avermi lasciato a Giugno e avermi fatto litigare con il gruppo storico con cui uscivamo.
Mi stesi al sole facendomi cadere gli occhiali da sole sugli occhi.
<<Vuoi un gelato?>> mi chiese molesto Salvo, il mio cuginetto di 15 anni.
<<Non posso, non mi entra la gonna. E tu smettila, è il terzo. Se li mangi nessuna ragazzina ti vuole>> risposi nervosa per mandarlo via ed addormentarmi. Volevo sognare altro dal paesino in cui ogni anno i miei trascorrevano le vacanze, volevo dormire per un mese e svegliarmi la settimana dell’inizio dei corsi.
<<Cri, alzati>> sussurrava mia cugina Maria ma io non ci facevo caso perché le onde del mare spingevano la mia mente lontano. Risposi qualcosa meccanicamente senza riaprire gli occhi.
<<Cristina, dov’è tuo fratello Paolo?>>.
Il vocione di mamma mi fece balzare in piedi. Mi guardai intorno preoccupata: dal mare per finire al venditore di granite, non riuscivo a vederlo. Tranquillizzai preventivamente mia madre ed indossai gli infradito. Disgraziato undicenne dove sei andato, pensai mentre affondavo i piedi nella sabbia.
Andai immediatamente dagli amici di mio fratello che stavano giocando a pallone. Di Paolo non ne sapevano niente, aveva giocato con loro per poi prendersi qualcosa da mangiare.
Mi avvicinai a Ignazio, che vendeva gelati e granite.
<<Cristina, vuoi qualcosa?>> mi chiese gentile.
<<No, grazie. Gnazio, hai visto Paolo?>>, Si, l’aveva visto salire verso le case in affitto sulla spiaggia.
Le raggiunsi e andai di porta in porta senza risultati. Rimase solo l’ultima sulla sinistra. Il proprietario di casa era Michele Cannizzaro, che abitava a Catania e che ogni estate affittava con grande successo. Spinsi il cancelletto e chiamai mio fratello. Nessuna risposta, sulla veranda c’erano delle sedie a sdraio, un tavolino con un posacenere pieno e dei bicchieri ancora sporchi. Stavo per suonare quando scoprii che la porta era socchiusa, così la spinsi leggermente. Rumori di voci si accavallavano. Feci per tornare indietro, rischiavo di disturbare degli sconosciuti senza essere sicura che mio fratello fosse lì. Improvvisamente la voce di Paolo.
<<Posso prenderne ancora?>> chiedeva.
Mi precipitai dentro sbattendo la porta. In un salotto pieno di fotografie, ninnoli e simboli religiosi, un gruppo di ragazzi giovani fumavano ridevano. Seduto a capo tavola c’era Paolo che beveva qualcosa. La mia entrata non interessò nessuno, a parte un ragazzo che abbracciava una ragazza sul divano. Entrambi per un momento mi guardarono fissi con la curiosità silente dei gatti, per poi tornare a chiudere gli occhi. La scena era anacronistica, quasi paradossale.
Raggiunsi Paolo e gli strappai il bicchiere di mano senza accorgermi che fosse solo succo. <<Muoviti, mamma è furiosa...Stai zitto e non dire niente!>>.
Lo stavo portando fuori quando improvvisamente calò il silenzio. Venni preso alla sprovvista e così mi girai, preoccupata di aver scatenato qualche problema in casa altrui, per maleducazione.
Un ragazzo altissimo alto oltre il metro e novanta, mi fissava e io mi sentivo in soggezione. Aveva degli fluenti capelli grigio-cenere, palesemente ossigenati, che stranamente si intonavano ai profondi occhi verdi. Sembrava una rockstar. Lo stavo ancora studiando quando la sua voce mi colse alla sprovvista.
<<Tuo fratello non ha fatto niente, a parte evitare di dirmi di avere una sorella bella come te>>, sorrise pieno di sé cercando il mio sguardo,<<piacere Francesco>> concluse allungando la mano. Tutti gli altri risero e io mi sentii nuovamente a disagio. Senza una parola me ne andai furiosa mentre spingevo Paolo verso la spiaggia.
<<Cri, smettila mi fa male la gamba...>> si lamentò mio fratello.
Gli diedi uno schiaffo sul collo.<<Non voglio sapere niente, torna sulla spiaggia e non dire niente a mamma che si incazza per qualunque cosa>>.
Ovviamente non mi diede ascolto e alla domanda-interrogatorio dei parenti raccontò tutto.
<<Sono caduto e mi sono fatto male il ginocchio vicino alla casa>> spiegava,<<mi hanno dato del ghiaccio e un succo di frutta>>. Mio padre alzò le spalle indifferente ma mia madre voleva trovare la magagna.
<<E come sono questi ragazzi?>>.
<<Fumano, solite cose>>.
<<Hanno fumato davanti a te?>> chiese gentile come un toro prima di lanciarsi sul torero.
<<Si ma lo fai anche tu...quello con i capelli grigi tinti era gentile>> si difese Paolo scappando dal’interrogatorio buttandosi in acqua. Io sospirai.
<<Capelli tinti?>> ripeté schifata mia madre.
Sapevo cosa stava per succedere. Mamma si alzò e in tutta la sua opulenza si incamminò a fatica verso le case in affitto. In dieci la seguirono cercando di farla ragionare, ovviamente senza risultati. Urla e moine, con tutti i bagnanti a godere dello spettacolo. Da parte mia mi stesi sul bagnasciuga e mi addormentai coccolata dal sole delle 3.
I giorni successivi furono un inferno. Mia madre sbraitava tutto il giorno contro i ragazzi che affittavano la casa di Cannizzaro. Usando pettegolezzi di altri, che per sentito dire provenivano da pettegolezzi di altri ancora, insomma quei ragazzi in affitto smerciavano droga in spiaggia...era sicuro! Si aggiunse la voce che li avevano visti farsi il bagno di notte senza costume mentre altri sentivano “strani gemiti” provenire la notte, e che forse erano stati loro a bruciare quel bidone della spazzatura sul lungomare.
Dovevano essere tutte cazzate, a parte quella di farsi il bagno senza costume. Io non volevo essere coinvolta in tutto quello, così uscivo di casa a prima mattina per tornare a sera tarda. L’atmosfera era invivibile. Mangiavo fuori in compagnia di Mary e Lucia, le mie amiche di una vita. Qualche sera dormivo da loro.
<<Cri, dimmi com’è>> mi chiese Mary tutta eccitata.
<<Chi?>>.
<<Quello con i capelli grigi...da lontano sembra bello>>.
Feci finta di niente.
<<Begli occhi, alto. Niente di speciale, sa di già visto>> minimizzai.
<<Se lo dici tu>> concluse Lucia ironica.
La mattina dopo passeggiamo tutte e tre sul lungo mare. Per un po' ci fermammo alle bancherelle, e mentre Mary provava un cappello coloratissimo, io senza una ragione osservai la fila formatasi al negozio di crepes. Li riconobbi immediatamente: erano otto ed a capo c’èra il ragazzo con i capelli grigi cenere, appariscente come il sole di notte. Era Francesco, così si era presentato.
Qualcosa di negativo crebbe dentro di me e non avrei saputo dire cosa fosse. Mi venne in mente che per colpa sua mia madre era diventata più insopportabile del solito, ma sapevo che nel mio animo covavo altro.
Come se il mio disagio gli fosse arrivato telepaticamente, Francesco incrociò da lontano il mio sguardo. Francesco pagò alla cassa, mi fece una smorfia delusa e un gesto sprezzante con la mano e se ne andò.
<<Cri, che c’hai?>> mi scosse Lucia.
<<Niente, andiamo in spiaggia che si fa tardi>> risposi con un sorriso forzato rimettendomi gli occhiali da sole.
Non mi ero goduto il pomeriggio sulla spiaggia, anche se Mary ci aveva provato in tutti i modi a farmi tornare allegra. Aveva fatto sedere con noi un gruppo di ragazzi di Agrigento, simpatici ma non al punto di farmi dimenticare l’occhiataccia di Francesco.
Si, ammisi, era stata colpa mia se tutto il paese li denigravano neanche fossero il Diavolo. Non avevo sparlato di di loro ma neanche li avevo difesi. Dovevo scusarmi ma mi sentivo in imbarazzo a bussare alla sua porta. L’occasione venne la sera successiva: stavamo passeggiando sul lungo mare bevendo birra ghiacciata quando a Mary si scaricò il cellulare. Casa sua era vicina e quindi ci andò facendosi accompagnare da Lucia.
Rimasta sola, sedetti sulla panchina quando vidi una figura sola seduta sulla spiaggia. Mi avvicinai e scoprii che era Francesco rimasto solo mentre i suoi amici facevano la fila al “Blue moon”. Mi tolsi i tacchi e camminai a piedi nudi sulla spiaggia, la sabbia mi carezzava la pelle. Sedetti al suo fianco senza dir nulla. Lui girò lo sguardo verso di me.
<<Questa non me l’aspettavo>> disse con ironia mentre buttava fuori il fumo.
Mi ero preparata qualcosa da dire ma l’ansia mi fece rimanere in silenzio. Riuscivo solamente a guardarlo: indossava una camicia bianca che metteva in risalto il fisico snello.
<<Perché sei qua?>> chiese lui chiudendo gli occhi e godendo della leggera brezza nella notte.Mi feci forza.
<<Io volevo...scusarmi. Non ho detto niente su di voi ma dovevo spiegare che non avevate fatto niente di male. Anzi il contrario>>.
Francesco sorrise.
<<Ti credo...Cristina, giusto?>>. Annuì meccanicamente.
Si alzò con l’elasticità di un atleta.
<<Domani sera andiamo a ballare a Playa-qualcosa, non ricordo il nome. Se vuoi venire passa da noi per le 11, abbiamo le macchine...a proposito: ti sta proprio bene il rosso>> concluse mentre si allontanava.
Io rimasi seduta un momento a fissare i miei tacchi immersi nella sabbia. Quelle poche parole mi avevano fatto perdere tutte le mie sicurezze. Chiamai le mie amiche e le dissi di raggiungermi lì. Quando arrivarono raccontai tutto.
<<Cri, è chiarissimo>> mi spiegò Lucia con un sorriso,<<domani vai a ballare e non ci rompere i ...>>.
<<Però venite anche voi>> dissi io.
<<Si, ma non vengo per farti da baby sitter, vogliamo divertirci anche noi>>. Sorrise lei cercando la complicità di Mary.
La mattina successiva mi svegliai con il sorriso. Ero di buon umore e mi presi più calma degli altri giorni, Mia madre mi ricordò immediatamente quale fosse il problema del paese. Entrò in cucina piena di sporte della spesa. La aiutai.
<<Stasera esci?>>.
<<Si...che devo fare, la calza in casa?>>.
<<Stai attenta, quelli là escono sempre tardi. Vanno in discoteca, chissà che fanno>> buttò fuori con disprezzo. Quel tono mi ferì e sentii il bisogno di difendere Francesco e i suoi amici.
<<Parli di questi ragazzi come se fossero degli assassini...forse non fanno tutto quello che si dice>>.
Mia madre mi fissò stupita per poi aggrottare le sopracciglia sospettosa.
<<Comunque, fai attenzione stasera. Sei con Mary e Lucia...vero?>>.
<<Dormo da loro, lo sai>> risposi con più naturalezza possibile.
La serata in discoteca fu perfetta. Francesco e i suoi amici erano simpatici e disponibili. Mary e Lucia si buttarono in pista dopo un primo cocktail, lasciandomi così ad affrontare sola il problema “Francesco”. Eravamo entrati da un quarto d’ora scarso quando lui si avvicinò.
<<Sei bellissima, ottima scelta il rosso>>. Mi finsi sorpresa per i complimenti.
<<Senti, le mie amiche mi hanno abbandonato>>, indicai qualche metro più là mentre Mary e Lucia si facevano dei selfie già in ottima compagnia.
<<Guarda un po', il tempo di fumarmi una sigaretta che anche i miei amici sono spariti>>.
<<Che coincidenza>>, scherzai,<<quindi mi devi fare compagnia tu>>.
Francesco non trattenne un sorriso.
<<Adesso? Ma io volevo provarci con la biondina lì in fondo>> mi rispose mentre mi prendeva sotto braccio per sederci sul divanetto del privé che avevano affittato. Dopo ci baciammo, è vero, ma solo alla fine. Prima parlammo molto: scoprì che era un attore emergente che da qualche anno stava finalmente incominciando a lavorare con le grandi produzioni.
<<Per questo ti sei tinto i capelli di grigio? Una parte?>>.
<<All’inizio si, dovevo interpretare un pittore geniale. A fine riprese mi sono guardato allo specchio e ho deciso di tenerli così>>.
<<Ti stanno bene>> gli dissi io.
Gli stavo parlando di me quando mi chiese se volevo ballare. Mi piaceva la sua energia e sicurezza, così mi tirai indietro da quella situazione. Ballammo per tanto tempo, anche quando tornammo in paese, dove restai da Francesco fino a poco prima dell’alba, quando poi mi spostai a casa di Mary. Non temevo le domande di mia madre perché avevo organizzato una storia supportata dalle mie amiche.
Rientrai a casa per pranzo e capii che qualcosa però doveva essere andata storto. Mia madre mi fissava con quella espressione lì, quella del sospetto.
<<Com’è andata da Mary?>>. Strascicava le parole, come per mettermi paura.
<<Bene>> improvvisai fingendo di interessarmi al mare leggermente agitato che si stagliava dalla mia finestra. Mia madre sospirò.
<<Cristina, non puoi vederlo>> sentenziò. Un brivido mi corse su per la schiena...era inutile negare.
<<Perché vende droga?>> provocai.
Mia madre non si arrabbiò come mi sarei aspettato, tenne il mio sguardo.
<<Non lo conosci bene>> rispose dura.
<<Perché tu si?>>. Detto questo mi alzai e me ne andai in strada per raggiungere Francesco. Non mi interessava delle persone che spiavano dalle fessure delle finestre e che poi alzavano il telefono. Che lo facessero pure, non me ne importava niente. Lo trovai sulla veranda a leggere un libro, indossava degli occhiali dalla montatura leggera.
<<Che ci fai qua? Diranno le peggio cose anche a te>> mi accolse con l’imperturbabile viso da bambino.
Mi avvicinai.
<<Mettiti il costume, chiama i tuoi amici che io chiamo Mary e Lucia...andiamo al mare>>.
<<Hai un bel caratterino, mi piace>>.
<<Fin quando stai qua voglio stare con te...poi vedremo>> sussurrai emozionata. Lui mi sorrise.
Mi avvicinai e senza una parola lo baciai. Perché era tutto quello di cui avevo bisogno.