Attualità Bari

Pianista Ezio Bosso commuove il pubblico: non posso più suonare

La malattia avanza, due dita non rispondono più

Bari - «Se mi volete bene, smettete di chiedermi di mettermi al pianoforte e suonare. Non sapete la sofferenza che mi provoca questo, perché non posso, ho due dita che non rispondono più bene e non posso dare alla musica abbastanza. E quando saprò di non riuscire più a gestire un’orchestra, smetterò anche di dirigere».

Così Ezio Bosso, pianista, compositore e direttore d’orchestra ha incontrato oggi il pubblico barese nella Fiera del Levante, accolto dal presidente Michele Emiliano nel padiglione della Regione Puglia.

Aveva emozionato Sanremo nel 2016, raccontando la sua storia ed esibendosi al piano in "Following a bird" davanti alla platea dell'Ariston e a svariati milioni di telespettatori.  

L'artista di origine torinese due giorni fa ha compiuto 48 anni. Dal 2011 soffre di una patologia degenerativa. "Il musicista non lo si diventa solo per talento - spiega dalla Fiera del Levante -, a un certo punto, soprattutto chi ce l'ha il talento, lo deve dimenticare e fare spazio al lavoro quotidiano, alla disciplina".

Bosso definisce la musica "come un focolare attorno al quale sedersi, un linguaggio universale che permette a tutti di parlarsi e fare comunità a prescindere dal luogo di provenienza". E chiede alla platea un applauso per l'articolo 9 della Costituzione italiana, "una figata pazzesca perché mette insieme musica, arte e paesaggio. Ma se di quelle cose non ci prendiamo cura, spariscono e ce ne accorgiamo quando le perdiamo".

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Rispondendo alle domande del pubblico, dice che "la disabilità è negli occhi di chi guarda, perché il talento è talento e le persone sono persone, con le ruote o senza" e che "con la pazienza a tutte le età si può imparare, perché se uno dedica del tempo alle cose, vengono".

Ezio Bosso, la biografia
Una vita dedicata alle note, quella di Ezio Bosso. Sin dai quattro anni, quando la prozia pianista e il fratello musicista lo avvicinano agli spartiti. A 16 anni l'esordio come solista in Francia, quindi il passaggio per le orchestre di mezza Europa prima dell'incontro con Ludwig Streicher. Una svolta per la sua carriera artistica, con la formazione in Composizione e Direzione d'Orchestra all'Accademia di Vienna.

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La malattia lo colpisce nel 2011, quando deve subire un'operazione per l'asportazione di una neoplasia, prima di essere affetto da una sindrome autoimmune, erroneamente identificata - in un primo momento - come Sla. Ma nonostante le difficoltà continuna a suonare, comporre e a dirigere. Il grande pubblico italiano lo conosce per la sua partecipazione al Festival di Sanremo 2016. Ma Bosso, nell'ambiente, è già un nome da anni. Ha diretto, tra le altre orchestre: London Symphony, London Strings, Orchestra del Teatro Regio di Torino, Filarmonica '900 e Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli, Orchestra Sinfonica Siciliana, orchestra da Camera di Mantova, Orchestra del Teatro Comunale di Bologna.

Dalla primavera del 2017 l'artista è testimone e ambasciatore internazionale dell’Associazione Mozart14, eredità ufficiale dei principi sociali ed educativi del Maestro Claudio Abbado. Dal primo ottobre 2017 al 14 giugno 2018 è stato direttore stabile residente del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste.