Economia Mercato del lavoro

Il reddito di cittadinanza fa aumentare i licenziati in Sicilia

Meglio il divano del lavoro. 

In Sicilia lavoratori si sarebbero fatti licenziare per percepire la Naspi e attendere il periodo di legge per presentare la domanda di Reddito; e tanti altri, lavorando in nero, sconosciuti ai Centri per l’impiego, avrebbero da aprile in poi consegnato la Dichiarazione di disponibilità al lavoro, obbligatoria per ottenere il sussidio. Due tipi di “flussi” che giustificherebbero l’anomalia del calo di occupazione e aumento della disoccupazione nel solo Sud, dato che la maggiore quota di beneficiari vive in Sicilia e in Campania.

Una prima parziale conferma arriva dal ministero del Lavoro, che di recente ha pubblicato la nota sulle comunicazioni obbligatorie, ossia le registrazioni e cancellazioni di contratti di lavoro di qualsiasi tipologia. La nota rileva per il secondo trimestre un aumento delle assunzioni in tutto il Paese, anche a tempo indeterminato, ma prevalentemente nel solo comparto dei servizi.

In Sicilia, al contrario, se nel periodo gennaio-marzo il flusso di comunicazioni era stato in linea con i periodi precedenti (162.530 contrattualizzati contro 93.003 licenziati, con un saldo positivo per l’occupazione di 69.527 unità), nel secondo trimestre, a fronte di un lievissimo aumento di contrattualizzati, 177.504, si è registrato un boom di licenziati, 145.776. Il saldo si è così dimezzato, crollando a 31.728 soggetti. La differenza, circa 40mila soggetti, potrebbe coincidere con beneficiari del Rdc. Tutto ciò ha come conseguenza lo svuotamento del mercato del lavoro in Sicilia.