Benessere Lotta al cancro a tavola

Dieta antitumorale: esiste davvero?

Quanto i sistemi di cottura incidono nell'insorgenza dei tumori?

In questi giorni si parla tanto di dieta antitumorale perché Caterina Balivo, conduttrice del programma Rai “Vieni da me” ha annunciato di voler seguire una dieta antitumorale di 5 giorni progettata e ideata da Valter Longo e di voler quindi rinunciare ad alcuni alimenti da lei molto amati come pane, pasta, carne e prosciutto.

Ma esiste davvero una dieta capace di prevenire i tumori? E fino a che punto la dietra del dottor Longo può aiutare? In questo articolo ti aiuteremo a capire meglio.

COS’È LA DIETA ANTITUMORALE
La dieta antitumorale proposta da Longo è uno speciale sistema alimentare che serva a ripulire l’organismo dalle tossine e a prevenire l’invecchiamento cellulare che spesso è la prima causa dei tumori e delle malattie cardio vascolari. Per seguirla è però necessario sottostare ad alcune restrizioni alimentari per 5 giorni ogni tre o al massimo sei mesi. Le calorie vengono ridotte e le proteine di origine vegetale sono di gran lungo preferite a quelle animali. Infine, gli zuccheri sono banditi.

Antitumorale è un termine che, in questo caso, indica non certo in maniera specifica la prevenzione dei tumori ma il mantenimento dello stato di salute e di benessere dell’organismo perché vengano meno le cause che spesso sono causa dei tumori, come appunto l’invecchiamento cellulare. In questo caso, anche la classica dieta mediterranea, consigliata dall’Oms può definirsi antitumorale e a maggior ragione.

I CONSIGLI PER UNA SERIA DIETA ANTITUMORALE
Grazie agli studi scientifici sull’argomento, oggi sappiamo con certezza che esiste una relazione tra dieta e tumori. Ed è stato ampiamente verificato come una dieta antitumorale debba essere un regime vario ed equilibrato, con pochi grassi e seguendo cotture salutari. Naturalmente, i tumori non sono causati solo dal tipo di dieta seguita ma, secondo la scienza son imputabili all’alimentazione scorretta almeno il 25 dei tumori.

LA CARNE NELLA DIETA ANTITUMORALE
Il consumo di alcuni alimenti deve essere ridotto o limitato al massimo e rientrano in questa sezione i salumi, gli insaccati e le carni rosse. In particolare i salumi devono essere consumati raramente perché si tratta di carne lavorata con di conservazione che, alla lunga, sono dannose. La carne rossa non va tolta del tutto ma consumata di rado a causa dei grassi presenti. ?Meglio le carni bianche e il pesce che è ricco di proteine e contiene pochi grassi.  

LE VERDURE NELLA DIETA ANTITUMORALE
La dieta dovrebbe contenere gli alimenti più naturali e meno sofisticati possibile. Gli alimenti che indicava per esempio il professore Veronesi, luminare della scienza e della lotta ai tumori, sono: i pomodori, i broccoli, le arance, la zucca, i cavoli, i fagiolini verdi, la carota, le verdure a foglia verde, i legumi, l’aglio, la cipolla, i piselli, i peperoni, le patate, i cetrioli, il prezzemolo, i finocchi, gli asparagi, i carciofi, i funghi, i ravanelli, le erbe aromatiche. E poi le fragole, le albicocche, i lamponi, l’uva, il melone, l’anguria, i mirtilli, le castagne. Ancora: il tè verde, lo yogurt, i crostacei, i molluschi, il pesce in generale, l’olio d’oliva. Fondamentale anche un buon bicchiere di vino rosso, sempre senza esagerare.

I SISTEMI DI COTTURA E I TUMORI
Un ruolo fondamentale è svolto dal tipo di cottura, fra quelli da evitare c’è la piastra perché il cibo raggiunge alte temperature spesso si brucia esternamente sviluppando sostanze dannose come gli idrocarburi policiclici. Meglio la una cottura al cartoccio o in umido e senza sostanze grasse. Da limitare i fritti.

Oggi la scienza ci dice che una dieta sana ed equilibrata è in grado di ridurre del 30% il rischio di avere un cancro. I nutrienti sono coinvolti nelle reazioni del nostro organismo, tra cui quelle del Dna come ha scoperto la nutrigenomica, la scienza che studia gli effetti della dieta sul nostro organismo. In questo campo per esempi si è scoperto il ruolo delle antocianine, quei pigmenti coloranti che si trovano negli alimenti di origine vegetale, per cui si consiglia un consumo complessivo di dieci porzioni al giorno e di ogni colore.