Cultura Scicli

Vittorini, e le FOTO di Luigi Crocenzi a Scicli. Un patrimonio dimenticato

Il fotografo che per rabbia bruciò i negativi

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Scicli - Un patrimonio fotografico enorme, in parte perduto, perchè bruciato, arso, dal fotografo autore, in parte perchè pubblicato e tuttavia sconosciuto. 

Nell'inverno del 1950, il giovane fotografo marchigiano Luigi Crocenzi (Fermo, 1923 – 1984) venne in Sicilia, per fotografare, su commissione di Elio Vittorini, paesi, volti e paesaggi siciliani per illustrare la settima ristampa, stavolta illustrata appunto, di "Conversazione in Sicilia". Testo esemplare di un letterato la cui opera, scrisse in seguito Italo Calvino, «ha come forma mitica quella del viaggio, come forma stilistica quella del dialogo, come forma concettuale quella dell'utopia».

L'idea dello scrittore siracusano era di fare un "fotoromanzo" del suo libro, un'opera insomma di neorealismo. Con Crocenzi c'erano Alberto Cavallari, Giuseppe Grasso e Giovanni Pirelli. L'incontro fra Vittorini e Crocenzi era avvenuto nel decennio precedente. All’inizio degli anni Quaranta, Crocenzi si iscrisse alla Facoltà di Ingegneria, a Milano, e nel 1946 su "Il Politecnico" diretto da Elio Vittorini (scrittore affermato ed editor temutissimo), pubblicò i suoi primi fotoracconti. 

"Conversazione" era uscito in prima nel 1941 col titolo "Nome e lagrime per Parenti" (in 355 copie) e fu rititolato in quello stesso anno per Bompiani (in 5000 copie).

Scrivendo dalla Sicilia al padre e riferendogli della pubblicazione del libro con Vittorini, Crocenzi non esitò a dirgli «spero che con essa inizi la fortuna del mio lavoro». Nel 1950 Crocenzi, con la sua Leica, scattò più 1600 foto in giro per la Sicilia, documentando soprattutto i luoghi a cui fa riferimento il testo di Vittorini (da Comiso a Caltagirone, da Enna a Siracusa, da Piazza Armerina a Petralia Sottana, da Ragusa a Favara, e soprattutto Scicli, che Vittorini definirà "forse la più bella città del mondo"). Ultimato il lavoro, a fianco dello stesso Vittorini col quale gira in lungo e in largo l'Isola, e pubblicata l'edizione illustrata di "Conversazione" (per Bompiani nel 1953), Crocenzi vive un'amara delusione. 

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Il libro esce il 10 dicembre 1953, e nel frontespizio cita "una collaborazione" di Crocenzi. Vittorini ha deciso la selezione e la scelta delle foto da pubblicare, ha curato la destinazione nelle pagine del libro delle immagini, ne ha scritto le didascalie, senza mai consultare il fotografo o chiedergli un parere. E ha inserito tra le foto del libro quelle di altri fotografi.

Crocenzi accusa la visione della fotografia, da parte di Vittorini, come arte subalterna rispetto alla scrittura. E per tutta risposta decide di bruciare le pellicole siciliane e i negativi, vanificando un rilevante lavoro - poiché dell'insieme di foto scattate, solo 188 saranno pubblicate nel libro - di catalogazione della realtà siciliana, a tutto campo, dalle città ai paesi, dai monumenti alle persone, ritraendo l'Isola con quel taglio poetico ma realistico al tempo stesso che a Crocenzi veniva dalla sua passione per i fotografi americani degli anni Quaranta.

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Nel 2010, il Centro ricerche e archiviazione fotografica di Spilimbergo, con il contributo della Provincia di Pordenone, che negli anni ha avuto cura dell'Archivio Crocenzi, ha pubblicato su internet tutte le foto del "Fondo Crocenzi", comprese quelle siciliane, fatte per Vittorini, che sono state ritrovate ancora intatte e che non appartengono alla serie di foto pubblicate in Conversazione.

Queste sono solo poche decine: ritraggono palazzi e vie di Scicli, Gela, Ragusa e Caltagirone; ambienti, paesaggi e volti della Sicilia arcaica e remota. Ma nonostante sia una significativa testimonianza di un'esperienza pionieristica (il primo romanzo illustrato, in Europa), si tratta delle uniche rimanenze tangibili di uno scontro polemico tra Crocenzi e Vittorini che interessava però in maniera più generale il confronto tra il ruolo della letteratura e quello della fotografia: nei loro rapporti, nel valore gerarchico delle diverse arti, nella possibilità di una proficua e reciproca contaminazione. Alle proteste di Crocenzi e di fronte al suo gesto estremo di distruggere le foto, Vittorini formula una risposta sulla rivista "Cinema Nuovo", con un articolo che esce nel 1954, ribadendo con convinzione la liceità del suo operato, convinto com' è della superiorità dell' autore del testo narrativo sull' illustratore.

«A me - scrive Vittorini - non importava nulla del valore estetico o illustrativo che la fotografia poteva avere singolarmente, ciascuna per sé. M' interessava solo che ogni fotografia avesse un suo contenuto materiale (che riproducesse cioè un certo "oggetto"), e procedevo alla scelta delle fotografie proprio come avrei potuto scegliere, presso dei rigattieri, gli oggetti di cui ammobiliare una stanza, senza badare a provenienze, qualità tecniche e pretese di stile. Il valore, il tipo, la qualità intendevo determinarli per mio conto, ricostruendoli in rapporto al testo che illustravo considerato unitariamente». Ancora più aspri i riferimenti al ruolo stesso di Crocenzi, nell'articolo di Vittorini: «Alle insistenti richieste, fatte da Crocenzi, d'un racconto illustrabile con foto io vidi che potevo realizzare infine il mio progetto tante volte accarezzato di illustrare Conversazione. Ma volevo, naturalmente, esserne anche il principale esecutore. Non volevo correre il rischio di trovarmi il libro ingombrato da una "interpretazione" che gli si sovrapponesse e ne ostacolasse, con pretese autonome, la lettura».

Elio Vittorini, di "Conversazione illustrata", volle ritenersi unico autore. La ricognizione fotografica siciliana di Crocenzi, inedita perché le foto non vennero usate per l' edizione del 1953, che è online sul sito del Craf, il Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia, cofondato dallo stesso Crocenzi insieme ad altri colleghi fotografi.