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E Carmelo Chiaramonte spiegò: acqua per acqua, meglio l'aceto

Il titolo di un suo piatto

Modica - A una gara di chef tenutasi quindici anni fa al Kempinski di Trapani, il cuciniere errante Carmelo Chiaramonte presentò come prelibatezza da sottoporre al giudizio degli esimi giornalisti esperti di enogastronomia un piatto irresistibile. Nel senso che era difficile resistere dopo averlo assaggiato.

Un bicchiere di aceto.

Aceto?

Sì, aceto.

Gli illustri esegeti di gastronomia, con il naso all'insù, chiesero perché a fronte di fagiani indorati di cioccolata, granite di vino al caviale, preparati dai colleghi chef, Carmelo proponesse un piatto così irriverente. E con gli occhi strabuzzati trangugiarono l'amaro calice. 

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La risposta era nel titolo del piatto.
“Acqua per acqua, meglio l’aceto. Almeno una volta era vino”.