Benessere Diabete

Camillo Ricordi, il diabete e gli omega 3

Come fermare la glicemia

La vitamina D e gli omega-3 possono rallentare e addirittura fermare l’avanzata del diabete di tipo I. Sono i risultati di uno studio preliminare internazionale coordinato dal direttore del Diabetes Research Institute e Cell Transplant Center dell'Università di Miami, Camillo Ricordi. Il medico italiano è anche componente del Consiglio superiore di sanità. Lo studio si chiama T1D Prevention Field Study e coinvolge 103 pazienti in 15 Paesi con una predisposizione al diabete ma ai quali ancora non è stata diagnosticata la malattia. Si stanno nel frattempo reclutando altri pazienti per arrivare a 400 partecipanti entro la fine del 2022.

In Italia secondo i dati circa 16mila bambini soffrono di diabete di tipo I e ogni anno circa 1.500 bambini presentano l'esordio della malattia e in tutti si sono registrati livelli bassi di vitamina D nel sangue e un rapporto tra omega-6 e omega-3 molto sbilanciato. Secondo lo studio coordinato da Ricordi il rapporto corretto tra omega-6 e omega-3 nel sangue deve essere 1 a 5 o 1 a 3 ma se gli omega-6 si alzano l’infiammazione peggiora e se poi l'alimentazione è ricca di zuccheri raffinati e povera di polifenoli il diabete esplode e si arriva così alla malattia. Da questi studi sembrerebbe quindi dimostrata la relazione tra vitaminaD, grassi Omega e diabete. Un'integrazione di queste sostanze nell'alimentazione potrebbe quindi essere la giusta prevenzione per rallentare o arrestare l’avanzata della malattia.

IL DIABETE E IL PESO CORPOREO
Secondo il recente rapporto dell’International Diabetes Federation, il diabete causa 73 morti al giorno in Italia e quasi 750 in Europa. A livello mondiale è stata già superata la soglia dei 400 milioni di soggetti affetti da diabete e la cosa preoccupante è che il diabete di tipo 2 non insorge più soltanto negli adulti e negli anziani, ma anche nei bambini perché è una condizione legata all’obesità. L’Italia è ai primi posti in Europa per l’obesità infantile e questo apre la strada al diffondersi della patologia. Nel caso del diabete di tipo 2 un eccessivo aumento di peso provoca infatti le disfunzioni metaboliche e stimola il processo infiammatorio. Lo stile di vita fatto di dieta equilibrata e attività fisica resta la principale arma di prevenzione perché portano a una sana diminuzione di peso.

Molti studi scientifici hanno messo in luce il fatto che l’infiammazione è coinvolta nella patogenesi del diabete di tipo 1 autoimmune e nel diabete di tipo 2. Mentre prima si dava per certo che il diabete insorgesse come attacco del sistema immunitario che impazzisce e non riconosce più le cellule che producono insulina adesso sta emergendo il fatto che l’infiammazione precede ed è la base del diabete di tipo 2 e di quello di tipo 1 autoimmune. L’infiammazione è cioè associata al rilascio di mediatori infiammatori nel sangue che provocano insulino-resistenza nel fegato e nei muscoli. Nella fase intermedia si presenta la sindrome metabolica: un aumento di insulino-resistenza nell’organismo che costringe il pancreas a produrre livelli sempre più alti di insulina per rispondere alla richiesta metabolica in aumento e cercare di impedire l’innalzarsi delle concentrazioni di glucosio nel sangue che diventano subito tossiche.

IL RUOLO DI OMEGA 3 E POLIFENOLI NELLA PREVENZIONE E NEL TRATTAMENTO DEL DIABETE
Omega 3 e polifenoli svolgono un’azione anti-ossidante e anti-infiammatoria molto potente: le ricerche sul loro ruolo nella prevenzione stanno confermando le prime ipotesi. Usandoli in combinazione si può rallentare sia la progressione del diabete di tipo 1 sia la progressione di altri tipi di patologie autoimmuni come la colite ulcerosa ma si tratta di un’ipotesi ancora in fase di studio.

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È certo però un’alimentazione basata sulla restrizione calorica può aiutare a normalizzare la glicemia elevata. Per abbassare l’infiammazione, bisogna diminuire il consumo a tavola di carne rossa, cereali raffinati e oli vegetali raffinati come quello di semi di girasole e aumentare l’uso di omega 3. Poi bisogna scegliere carboidrati con basso indice glicemico preferendo, ad esempio, più pasta rispetto a riso, pane e patate facendo attenzione anche al modo in cui associamo tra loro gli alimenti.