Appuntamenti Racalmuto

Sciascia privato in una mostra

Viaggio nei luoghi e tra gli oggetti dell’intellettuale siciliano

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Racalmuto - Lillo Miccichè (Caltanissetta, 1961), fotografo nisseno, poco più che ventenne, si vide passare davanti la macchina ferma al semaforo, Leonardo Sciascia. Era il 1989, da lì a poco uno dei più grandi pensatori del Novecento, sarebbe scomparso.

A trent’anni di distanza gli scatti di Miccichè svelano -per la prima volta- in una mostra, ospitata al Castello Chiaramontano di Racalmuto, luoghi e oggetti che hanno puntellato vita e produzione artistica di Sciascia. L'esposizione, curata da Piero Baiamonte, offre in 50 scatti in bianco e nero che ritraggono l'intimità di "Nanà", come lo chiamavano gli amici più stretti. 

Nel trentennale della morte del grande letterato (mancato a 68 anni, il 20 novembre del 1989), uno sguardo “intimo” ne racconta l’anima più nascosta attraverso le immagini degli ambienti d’uso quotidiano.

Dai luoghi frequentati, la casa in contrada Noce, l’ultima casa abitata a Palermo, quella di Racalmuto in paese dove Sciascia era ospite delle zie, la Fondazione Sciascia, il Circolo Unione, e poi le scuole d’Asaro di Racalmuto, dove insegnò, e l’istituto magistrale di Caltanissetta dove fu allievo. E poi ancora, penne, libri autografati, le macchine da scrivere tra cui l’insostituibile Olivetti lettera 22, le buste intestate, i registri scolastici da alunno e da insegnante, ma anche il piatto dove mangiava o la sedia di casa dove stava seduto per leggere.

Com’era Leonardo Sciascia dietro la scrivania, tra le sue carte, immerso nelle cose sue? Si è chiesto Lillo Miccichè. Quella curiosità che si trascinava da tempo, è diventata impellenza e ha portato il fotografo nisseno a cercare un contatto coi familiari del Maestro di Racalmuto.

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Lillo Miccichè racconta: «Tre anni fa avevo voglia di sperimentare qualcosa di diverso, che si discostasse dal mio percorso artistico imperniato su scatti di antropologia culturale, e feci una scommessa con me stesso. Riuscii a trovare un contatto con Vito Catalano, nipote diretto di Sciascia. Gli dissi che mi sarebbe piaciuto fotografare suo nonno per farlo rivivere attraverso i ricordi delle sue cose. Lui accolse la mia proposta e durante le fasi di lavoro, diluite in tre anni, mi lasciava da solo, quasi a volermi dire: “ora te la vedi tu col nonno”. E io, in quei luoghi rimasti tali e quali, luoghi che gli sono appartenuti, sentivo davvero Sciascia come se fosse presente e mi suggerisse dove posizionarmi per scattare. Con Sciascia ho dialogato». 

La mostra rimarrà fruibile fino al 31 ottobre, per poi spostarsi in altri paesi dell’Isola, dove è stata già richiesta.