Cultura Racconto

Un selfie

La luce invase i loro volti ma non era quella del flash

Mary e Cri volevano amare la vita e ridevano di chi pensasse il contrario, non con astio ma con la superiorità di un mente spalancata verso il futuro. Fin da bambine avevano vissuto con l’entusiasmo di chi al mondo ci sta una volta sola e vuole goderselo. Amavano i loro 20 anni e quell’energia non si esauriva mai, non come la batteria dei loro smart phone che scendeva sempre sotto il 10%.
<<Tante cose che hanno inventato non riescono a fare una batteria decente>> si lamentava spesso Cri, la più esuberante fra le due, con quella bocca mai chiusa.
<<Non ce ne importa niente della Tari, dateci più giga>> si agitò spegnendo la radio con le solite notizie. Mary non la criticò, ne sorrise. Lei poteva sembrare più posata e attenta, ma era solamente più furba. Mary aveva imparato sulla propria pelle che a perdersi nei propri pensieri ed emozioni qualcuno ne approfittava sempre. Questo si ripeteva anche adesso, guidando facendo attenzione alla strada. Non lasciare nulla al caso perché qualcuno ti porterà via qualcosa, si ripeteva tenace.
Era una bella serata. Le ragazze tornavano da un aperitivo, erano uscite solo loro due, senza chiamare amici, improvvisando ed avevano finito la serata ad un tavolo di dieci sconosciuti, che sembravano conoscere da vent’anni. Mary e Cri sapevano divertirsi perché si aprivano alla vita ed a tutte le sue esperienze. Anche perché il mondo di oggi non ti negava niente. Ogni cosa era a portata di mano.
Non era dello stesso avviso Frank, che nello stesso momento si metteva in macchina dopo una giornata di lavoro massacrante. Il buon Frank non aveva mai saputo nascondere i suoi sentimenti, negativi o positivi che fossero. Il suo volto era più espressivo di Charlie Chaplin. Non sapeva mentire e questo lo rendeva affascinante agli occhi delle donne, anche per via di quell’espressione malinconica, di chi ha smarrito qualcosa che non riesce più a ritrovare.
Frank, 28 anni sulla carta d’identità, inserì meccanicamente le chiavi e schiaccio l’acceleratore con rabbia. Troppa rabbia. Devo stare calmo, non ci vuole niente a fare un tamponamento, pensava ansioso, poi quegli stronzi dell’assicurazione mi declassano. Devo pagare di più e faccio meno ferie.
Frank parti. La strada pareva scorrevole, così sarebbe potuto tornare a casa per le 23. giusto in tempo per il suo programma preferito, quello dove tatuatori da tutto il paese si sfidavano sotto gli occhi di giudici severi, come quelli di Master Chef.
Il flash della telecamera. Click. Cri mantenne il sorriso anche dopo il selfie. La ragazza girò lo sguardo verso l’amica al volante.
<<E’ meglio questo?>> le chiese.
<<Mi piaceva di più il primo scatto, fai schifo con il profilo destro>> spiegò Mary.
Cri cadde in profonda riflessione, insolita per quei lineamenti. Pensieri che le deturpavano il viso luminoso come il sole di mezzogiorno. Ma solo per un momento.
<<Poi a casa modifico tutto>>, rise,<<ce ne facciamo uno insieme?>>.
<<Cri, non ora>> le rispose senza durezza. Il suo era più un affettuoso consiglio, come ad un sorellina o un cane a cui non può volere che bene, perché per Mary in fondo era questo. Anche se Cri era nata 17 giorni prima, era sempre stata Mary a coprirle le spalle.
<<Cri, accendi la radio>>.
<<Aspé, devo rispondere a un vocale>>. Avvicinò il telefono alla bocca coperta di rossetto e incominciò ad ansimare. Chiamò per nome un certo Paolo chiedendo il suo aiuto. Chiunque altro si sarebbe preoccupato, ma Mary la conosceva bene e rise cercando di non far entrare la sua voce nella registrazione.
Improvvisamente un cambio repentino di tono.
<<Paolo, non farò niente con te. E’ inutile che ci provi...No, no, no>> urlò improvvisamente al microfono,<<Mi fanno schifo i tuoi capelli, i tuoi amici e come ti vesti>>, una pausa,<<e anche le tue orecchie>>.
Finì di registrare e con la maestria di un ragno, con le sue molte zampe, e schiacciò decine di tasti simultaneamente.
<<Inviato>> commentò felice muovendo i fianchi, in una sorta di ballo.
<<Cri, ma le orecchie?>>.
Lei rise.<<Me lo sono inventato. Così! Sai come sono fatta>>.
Mary annui senza perdere di vista la strada.
Frank trovò traffico al solito incrocio, quello che diventava il più affollato di Milano quando passava lui. Cazzo, sgobbare 45 ore a settimana per uscire il sabato sera e guardare il Milan alla domenica? Fanculo, disse mentre cominciava a sudare. Aprì il finestrino proprio nel momento in qui il semaforo si colorò di verde. Con qualche secondo di ritardo partii. Il clacson dell’auto dietro gli sfondò le orecchie.
<<Aspetta pezzo di >> fu sul punto di mettere la testa fuori ma lasciò perdere.
Se come in America avessi avuto una pistola, pensò sempre più sudato. Sfrecciò a tutto gas, fissando preoccupato l’ora. 22.48. Doveva sbrigarsi, anche con la pubblicità il programma sarebbe iniziato alle 23.05.
Ma adesso erano le 22.56. Frank controllo che sia da destra che da sinistra non venisse nessuno e con l’arancione attraversò. Maledetta vita, voglio essere sempre in vacanza, come quei ladri in parlamento, sputo ad alta voce senza accorgersene. Per un momento, toccandosi il portafoglio, pensò però di fermarsi per quella donna all’angolo della strada.
Cri era più euforica del solito. <<Mary, ho scoperto una cosa>>. Le mise una mano sulla spalla per attirare ancor di più la sua attenzione.
<<Dimmi, Cri. Ti sento>>.
<<Questa settimana ho pubblicato 99 selfie>>.
Frank superò e girò a sinistra. 22.58. Doveva arrivare in tempo.
<<Sei sicura?>> chiese Mary.
<<Dobbiamo farci il 100simo insieme>>.
Mary sorrise. Cri aveva ragione. Attraversò l’incrocio e si fermò sul lato della strada. Era meglio non rischiare. Si sa che i matti hanno paura del sole e della folla, per questo agiscono di notte.
Frank guardò davanti a sé. Mancava da attraversare il vialone. Improvvisamente un auto lo superò e a lui non faceva piacere. Per orgoglio gli rimase dietro ad una distanza di sicurezza insufficiente ma non ci fu nessun tamponamento. Frank vide l’altra auto mettere la freccia e ad girare altrove. Cinquecento metri, l’ultima curva, pensò Frank con la fronte madida di sudore ma con un largo sorriso sul volto.
<<Come lo facciamo?>> chiese Mary.
<<Non qui...Andiamo fuori>>. Scesero dall’auto.
<<Vicino al portone?>> chiese indicando il civico 36.
Cri fece una smorfia deliziosa.
<<No, andiamo a quell’altro. All’angolo della strada. Sotto il lampione e poi mi piace quell’insegna colorata la metto sullo sfondo>>. Fecero altri due passi mettendo i piedi fuori dal marciapiede.
Le due ragazze si misero in posa fissando provocatorie l’obbiettivo.
<<Siamo fighe e lo devono sapere tutti. Ci sei? Non ti muovere. 3, 2...>>.
La luce invase i loro volti ma non era quella del flash. Gli abbaglianti dell’auto accecarono le ragazze, che istintivamente camminarono ancor più verso il centro della strada. Così l’impatto avvenne a 54 chilometri all’ora. Cristina Marzocchi venne lanciata 7 metri più in là, mentre Cristina Carducci vanne spinta con violenza contro il muro, sbattendo la testa. Entrambe morte sul colpo.
Ore 23.05.
La dinamica fu facilmente risolta dagli inquirenti. L’autista dell’autoveicolo, Francesco Rovelli detto Frank, aveva azionato in modo inconsulto gli abbaglianti con il gomito mentre si stava asciugando la fonte madida di sudore. Così avevano confermato le tracce ematiche. Nel tentativo vano di fermarsi il signor Rovelli, essendo sprovvisto di cinture di sicurezza, sbatté la testa contro il parabrezza. Al momento è in coma, nell’eventualità che si risvegliasse verrebbe condannato alla detenzione per duplice omicidio colposo.