Cultura Modica

Giuseppe Grimaldi alias Caser: cronaca di un'investitura

Le “Lettere Patenti” della Contea di Modica

Modica - Nel testo “Giuseppe Grimaldi/ Cavaliere di Nostra Signora di Montesa” di Francesco Pellegrino, The Dead Artists Society, 2018, già si dà notizia dell’investitura di Giuseppe Grimaldi a Cavaliere dell’Ordine di Nostra Signora di Montesa. Il testo citato, oltre a riportare la foto dei documenti originali dell’Ordine che ne attestano la veridicità, propone anche una sommaria descrizione della cerimonia e un’attenta ricostruzione di tutta l’interessante vicenda. Com’è noto, si tratta di un libro che ha contribuito in maniera inoppugnabile e definitiva a far luce sulle antiche origini della famiglia Grimaldi di Modica il cui vero nome era, in effetti, Caser poi cambiato in Grimaldi, originaria di Medina del Campo (Spagna).

Nel volume 1158, Registro XV, anni 1755-1768, relativo alle Lettere Patenti della Contea di Modica troviamo, annotata a f. 328/r e seguenti, l’interessante cronaca del fatto. E’ redatta dal notaio Giovanni Tamayo di Madrid e suppongo che sia stata compilata su richiesta di Giuseppe Grimaldi stesso, perché il documento così stilato potesse valere come testimonianza non solo per i contemporanei ma anche per i posteri.
Le “Lettere Patenti” della Contea di Modica erano, in verità, un protocollo del Conte di Modica. La famiglia Grimaldi alias Caser, però, a partire dal Seicento ne aveva fatto nel tempo un protocollo personale, nel non celato tentativo di sostituirsi localmente al conte stesso. Solo così si possono giustificare le continue notizie annotate nelle “Lettere Patenti” che la riguardano, ben consapevoli i suoi discendenti, spesso governatori e amministratori della Contea, di lasciare tracce indelebili. E’ clamoroso il caso della corrispondenza tra alcuni Grimaldi alias Caser di Modica e dei veri Grimaldi di Monaco: lettere che, attentamente analizzate, rivelano lo sforzo di postulanti tutto rivolto a dimostrare un’inesistente e millantata parentela tra le due famiglie.
Anche nel caso in questione, la famiglia Grimaldi/Caser va a scovare il prezioso atto notarile contenente la “patente” di Cavaliere dell’Ordine di Nostra Signora di Montesa rilasciata a uno dei suoi capostipiti storici più importanti, Giuseppe. Trovatala, la fa subito annotare nel protocollo del Conte di Modica nell’ennesimo tentativo di dimostrare a tutti i costi un’antica discendenza.
Operazione purtroppo vanificata proprio dall’”Expediente” (processino, ndt), istruito dall’Ordine di Nostra Signora di Montesa, nel quale, com’è stato già sufficientemente dimostrato nel testo sopra citato, sono ricostruiti con chiarezza e, aggiungerei, con pignoleria l’origine plebea della famiglia Caser di Medina del Campo e i vari tentativi effettuati nel tempo e sempre falliti dai primi Grimaldi/Caser di scippare una qualsiasi legittimità a esponenti della vera famiglia Grimaldi di cui avevano adottato il cognome.
Ad ogni modo, l’annotazione della “Patente” di Giuseppe nel volume delle Lettere Patenti della Contea di Modica un risultato infine l’ha ottenuto. E’ riuscita a farci conoscere, con la puntualità di un moderno resoconto giornalistico, ciò che accadde nella Chiesa del Convento di San Francesco il Grande di Madrid in quel lontano 8 ottobre tra le ore dieci e le ore undici di un martedì mattina del 1591.
Dai verbali dell’Ordine di Nostra Signora di Montesa, pubblicati nel testo sopra citato, sappiamo che le ordinazioni quel giorno furono due. Il secondo cavaliere era, infatti, un tale Nicolas Litardo, ordinato subito dopo il nostro Giuseppe solo perché così aveva stabilito la sorte.
Giuseppe aveva incaricato un notaio madrileno di sua fiducia, Giovanni Tamayo, il quale, testimone oculare della cerimonia, avrebbe dovuto redigere un formale verbale. Con molta probabilità, si trattava di una prassi molto diffusa a quell’epoca il far constatare a un pubblico ufficiale l’atto, se non addirittura forse richiesta dall’Ordine stesso.
La messa per l’investitura fu celebrata dal priore del Gran Maestro Don Pedro Luís Galcerán de Borja, Don Domingo Marín.
Officiò il rito d’investitura, invece, Fra’ Don Francesco Terçan, cavaliere professo dell’Ordine.
Giuseppe si presentò all’altare alla presenza del Cavaliere officiante munito di lettera (Patente comision) di approvazione inviatagli dal Gran Maestro il 18 settembre del 1591 da Tarragona e controfirmata dal suo segretario Luís Berbegal.
Era assistito da due padrini: Don Florián Mansilla della città di Lugo e Don Agustín Ruíz de Castro, entrambi cavalieri professi dell’Ordine. Oltre ai padrini erano anche presenti come testimoni dell’aspirante Juan Jacon de Figueroa, Francisco de Cojequera e Miguel Urbano. Una gran folla, racconta la cronaca, assisteva alla vestizione. Non era presente, invece, la ricca e anziana moglie di Giuseppe, Aloysia de Sousa y Silva, già deceduta alla data del 28 febbraio 1591.
La lettera del Gran Maestro era indirizzata al Cavaliere officiante Terçan, in essa si affermava che tutte le indagini obbligatorie e necessarie sul Cavaliere ordinando e sulla sua famiglia, previste e predisposte dall’Ordine, si erano felicemente concluse e, pertanto, era stato deciso di accoglierlo come membro.
S’invitava contestualmente l’Officiante a proclamare il nuovo cavaliere, facendolo rivestire dell’abito e delle insegne dell’Ordine e dando, in seguito, notizia al Cantore per l’iscrizione dovuta nei Registri di Cantoria. Indicava anche le rendite (cento ducati) del neo Cavaliere come garanzia di autonomia e libertà.
A leggere pubblicamente il documento del Gran Maestro, per bocca di Giuseppe, fu proprio il suo notaio.
A lettura ultimata, l’Officiante passò senza indugi alla vera e propria investitura del cavaliere, su richiesta formale del candidato e non prima di aver accolto fra le sue mani la lettera del Gran Maestro per venerarla. Terçan baciava, infatti, il documento, ponendolo sul suo capo e dichiarando di voler ubbidire a quanto in esso il Gran Maestro gli chiedeva con scrupolo e coscienza dando inizio così al rito vero e proprio d’investitura.
Florián Mansilla di Lugo, uno dei padrini, applicò agli stivaletti del nuovo cavaliere gli speroni. In genere erano speroni d’oro che nel linguaggio cavalleresco rappresentavano la temperanza, il timore di Dio e lo zelo della salvezza, virtù alle quali il Cavaliere era indissolubilmente legato e obbligato.
L’Officiante, invece gli cinse i fianchi con un cingolo dal quale pendeva un fodero con dentro una spada, simbolo di forza e di potenza, plastica rappresentazione della parola di Dio. Estraeva, dunque, la spada dal suo fodero e, brandendola con la mano, pronunciava la domanda di rito.
“Voi, Don Giuseppe Grimaldo, volete essere cavaliere?”
“Sì, lo voglio!” Rispondeva il Nostro. Al che l’Officiante aggiungeva:
“Dio vi costituisca buon cavaliere e San Giorgio, San Bernardo e San Benedetto siano i Vostri avvocati intercessori!”
Questa formula rituale fu ripetuta per ben tre volte. Dopo la terza volta, l’Officiante toccò con la punta della spada la testa e gli omeri del nuovo cavaliere e introdusse la spada dentro il suo fodero.
Terminata questa prima parte del rito, Giuseppe Grimaldi alias Caser chiedeva ai padrini, vestiti con il mantello bianco e le croci in rosso dell’Ordine, che ascoltassero il resoconto notarile della cerimonia scritto dal suo notaio. Dopo di che, già investito cavaliere, chiedeva alla presenza dei testimoni e del popolo al sacerdote celebrante la messa d’investitura, Don Domingo Marín, che lo rivestisse del mantello e delle insegne dell’Ordine dopo averli benedetti.
L’atto completo, stilato da Tamayo, fu autenticato dall’ufficio del notariato di Madrid il 6 febbraio del 1592.
Fu annotato, invece, nel volume Lettere Patenti della Contea di Modica solo il 27 settembre 1768.
Perché la Patente è stata annotata dopo tanto tempo nel protocollo della Contea?
Io una spiegazione ce l’ho.
Il 19 dicembre 1753 Michele Grimaldi aveva presentato al Gran Maestro dell’Ordine di Malta Fra’ Don Emanuele Pinto richiesta di ammissione a Cavaliere.
Le prove da lui prodotte circa la nobiltà e l’antichità della famiglia Grimaldi di Modica furono esaminate da due Cavalieri della Lingua d’Italia estratti a sorte: Fra’ Pietro Gaetani e Fra’ Antonio Resta. I cavalieri compilatori delle prove erano stati, invece, Fra’ Corrado Arezzo e Fra’ Ignazio Scammacca. Michele Grimaldi fu sonoramente bocciato dagli esaminatori nominati dal Gran Maestro e i compilatori, che lo avevano aiutato e favorito, diffidati perché la loro relazione era risultata tutta basata su documenti non originali per di più interpretati con spericolati ragionamenti.
Michele Grimaldi scrisse all’epoca una lettera furiosa al Gran Maestro per difendere la nobiltà della sua Casa. Si adoperò, comunque, a far ricercare documenti e a far compilare alberi genealogici che riguardassero la sua famiglia per poter ritentare con più esito l’operazione.
Ho voluto proporre quest’interessante pagina di storia della famiglia Grimaldi di Modica alias Caser per due motivi.
Il primo motivo riguarda il rituale cavalleresco in essa descritto che è ancora quello medievale nonostante si è già alla fine del Cinquecento. Il secondo motivo ha lo scopo di dimostrare, se ancora ce ne fosse stato bisogno, tutta la mia attenzione e la mia stima per una grande famiglia siciliana che, prima di estinguersi, decise di regalare per sempre le sue sostanze e la sua memoria alla città di Modica e ai suoi cittadini meno fortunati.
Crediti
Archivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica (ASM)
Archivo Nacional Madrid (AHN)
Pellegrino Francesco, Giuseppe Grimaldi/Cavaliere dell’Ordine di Nostra Signora di Montesa, The Dead Artists Society, 2018

Sitografia aggiornata al 22.10.2019
Storia della Cavalleria - Parte Guelfa
www.parteguelfa.it › storia › storia-della-cavalleria
Un Uomo libero, I Grimaldi: una galassia siciliana, www.ragusanews.com, 9.10.2017
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