Attualità Madrid

Vittime e carnefici

Il dittatore vola già sul cielo di Madrid

Madrid - Oggi, 24 ottobre 2019, per la Spagna è una giornata storica: si riesuma la salma mummificata del dittatore Francisco Franco dalla sua tomba nel mausoleo del Valle de los Caídos per inumarla in una cappella di famiglia nel piccolo cimitero di Mingorrubio, una frazione del Pardo, periferia della città di Madrid.
Ricordo l’annuncio della morte del dittatore, 20 novembre 1975, rimandato dai telegiornali italiani dell’epoca, poi rivisto e riascoltato centinaia di volte, ogni qualvolta mi sono accinto a studiare questo periodo triste della Guerra Civile spagnola.
Franco si levò in armi contro l’unica istituzione spagnola legittimamente votata dal popolo, la Seconda Repubblica, con un colpo di stato che spazzò via uomini probi come Manuel Azaña, suo presidente e il suo governo, il celebre poeta Antonio Machado e tantissimi altri.
Esilio, torture, campi di concentramento, fiancheggiamenti ai criminali nazisti in fuga, colpi di stato nel Paesi dell’America Latina pilotati con molta probabilità da Madrid, diventata la mecca degli ultimi reprobi della Seconda Guerra Mondiale, tutto questo e altro fu la sua dittatura.
Seguo la diretta, offerta dalla prima rete della Televisione spagnola, dal Valle de los Caídos quasi con trepidazione, pensando che dopo cinquant’anni la vita mi obbliga a essere testimone oculare di una Storia che avrei voluto dimenticare.
La Chiesa del tempo ospitava il dittatore “bajo palio” sotto il baldacchino che processionalmente accompagnava il Santissimo. Gli consentiva di custodire nella sua stanza da letto al Palazzo del Pardo, sua ultima residenza ufficiale, la reliquia più cara agli spagnoli: il braccio di Santa Teresa di Gesù.

Il tumulo con la salma portata a spalla dai nipoti avanza nel buio della Basilica che ha spalancato finalmente le sue enormi porte istoriate di bronzo verso il sagrato. Le telecamere di TVE offrono alla Spagna e al mondo un’immagine potente e solenne. Il sole splende finalmente sul Valle. Il corteo scende dalla scalinata verso un furgone che porterà il feretro all’eliporto, a alcuni metri di distanza, dove un elicottero aspetta per trasferirlo al cimitero di Mingorrubio.
La cassa non è stata trovata in buono stato ma la famiglia non ha accettato l’offerta del Governo di cambiarla. Ha preferito ricoprirla con un drappo rosso su cui ha deposto una corona di alloro con cinque rose, un simbolo falangista che tuttavia non poteva essere permesso. Prima di mettere il feretro nel furgone i familiari gridano “Viva Franco, viva Spagna” disubbidendo alle direttive emanate dal Governo.
Davanti alla porta ora serrata della basilica, il ministro della Giustizia, la signora Dolores Delgado, come notaio del Regno, rimane immobile nella sua solitudine. Il priore che accompagna il mesto corteo recita l’ufficio funebre e benedice la salma.
Il dittatore vola già sul cielo di Madrid, altri, invece, riposano in luoghi dove nessuno può piangerli e cercarli.

La sinistra basilica del Valle de los Caídos da oggi perde il suo attrattivo principale per quanti, nostalgici, compivano pellegrinaggi alla tomba del dittatore. I morti a causa del conflitto là ospitati riposano finalmente in pace liberati dal loro aguzzino.
E’ un primo passo, diceva il rappresentate intervistato di un’Associazione franchista, per mettere fine alla Monarchia spagnola.
E non diceva una cosa errata.
Oggi la Monarchia tace. Ai funerali del 1975, invece, era presente, grata e in lacrime.
La basilica, progettata più grande di quella di San Pietro di Roma, poi rimpicciolita, fu scavata dentro una montagna da migliaia e migliaia di schiavi del regime come una piramide a rovescio nascosta nelle viscere della terra.
Uomini dimenticati che lavorarono per una follia collettiva che oggi chiede vendetta agli occhi di Dio.
A custodire questo vergognoso mausoleo che ospita poco esemplarmente anche le salme del “Bando comunista” quindi non credente è una comunità benedettina, svincolata dall’ubbidienza al Primate spagnolo, il cui priore, un ex falangista, è stato forse il peggiore ostacolo alla riesumazione.
Che destino avrà la Basilica, si chiedono in tanti. La cosa migliore sarebbe desacralizzarla, svuotarla cioè dei morti, soprattutto dei “rossi”, e destinarla a un uso civile pacifico.
Franco amava ripetere che avrebbe risposto solo a Dio e alla Storia.
Ecco, Dio sicuramente gli avrà presentato il conto da un pezzo, la Storia glielo ha presentato oggi.
I morti devono riposare in pace, diceva il portavoce dei familiari. Tutti i morti, però. Non solo i dittatori ma anche quelli che ancora sono sepolti in cunette anonime come Federico García Lorca e tantissimi altri ai quali nessuno può portar loro un fiore. Che la loro vita sacrificata possa diventare feconda memoria!