Cultura Scicli

Il monastero di Santa Maria degli Angeli tra 7 e 800

Al quartiere Valverde

Scicli - Nell’ambito di uno studio più vasto relativo alla rifondazione del Monastero di Santa Maria degli Angeli di Scicli per opera di Teresa Izco Quincoses, moglie dello sfortunato Sergente Maggiore della Sergenzia di Scicli Domingo de Cerraton sul quale già ho scritto e ancora scriverò, mi è parso molto interessante soffermarmi sui registri di contabilità attualmente custoditi nel fondo Corporazioni Religiose di Scicli presso l’Archivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica.
Sono registri interessanti che documentano la vita del monastero soprattutto dalla seconda metà del Settecento alla prima metà dell’Ottocento giusto fino all’Unità d’Italia.
Teresa Izco Quincoses, la ricchissima vedova del Sergente Maggiore, prima priora del monastero da lei rifondato, era morta nella primavera del 1727 lasciando il monastero erede di un’immensa fortuna.
Chi la sostituì si affidò a persone esperte che non sempre furono all’altezza della situazione, dovendo il monastero intraprendere azioni legali contro terzi o difendersi da eventuali approfittatori.
Ebbene lo studio dei libri di “Introito” e di “Esito” fotografa soprattutto nel periodo da me analizzato la sua vita reale registrando ogni spesa e ogni entrata minutamente.
Perché tanto interesse per gli anni Settanta del Settecento? Perché in questi anni successero fatti tali da marcare indelebilmente la sua storia.
Venerabile Priora (a volte indicata come abbadessa) del monastero era suor Candida della Concezione, tesoriere il Rev. Can. Don Antonino Pluchinotta, “visore” cioè sindaco era Petrinaci. Siamo a marzo del 1773.
Pasquale Garofalo era una persona “sommessa” al Monastero, cioè un factotum. I conti, dopo l’approvazione di Petrinaci, si depositavano presso lo studio del not. Antonino Emmolo di Scicli. Ogni singola quietanza per voce di spesa era controfirmata da una deputazione che risulta formata dal Preposito La Rocca, nella sua qualità di Vicario, da Carthia, nella qualità di procuratore generale del Monastero, dal can. Petrolo nella qualità di “detentore” dei conti cioè contabile e dalla priora suor Candida della Concezione.
La contabilità relativa all’anno 1773 fu depositata il 12 aprile 1775.
Mentre il registro degli introiti contiene un lungo elenco di censi che il monastero riscuoteva sui beni comprati con i lasciti di Teresa Izco Quincoses e di qualche altro benefattore, i registri di esito raccontano la vita quotidiana delle monache. E per questo li ho trovati più che i primi di grandissimo interesse.
Antonina Costanzo, una popolana, si preoccupava di governare le suore riscuotendo uno stipendio per la sua “coffa giornale” che quasi sempre superava le due onze mensili. Così per il 1773, il 1774 e il 1775.
Il factotum aveva l’ordine di rifornire anche la dispensa.
Il mandato relativo all’anno 1774 contiene un dettaglio di spesa in cui figurano somme pagate per l’acquisto di lane e vestiario per le religiose, per l’acquisto di un rotolo di miele, di rotoli dieci di cera inclusa la “mastria”, di frumento e “farina di maiorca”, di sbezzi, cioè pepe nero, d’incenso e aromi vari, di mosto (la sua portatura è indicata a parte), di fave, ceci, zucchine e cipolle, di due “neri” cioè due porci, di sale in discreta quantità, di aceto, di mandorle, di olio di oliva, di formaggio e caciocavallo, di ricotta salata, di frasche, legna e carbone.
Come si sa, il sale, il pepe e gli aromi vari oltre che essere usati in cucina molto avevano a che fare con la conservazione delle carni.
Il factotum pagava poi diversi censi in gran parte a conventi della città: al convento di Sant’Antonino, agli eredi Pagano, al Convento di S. Maria di Gesù per la celebrazione di una messa, alla Chiesa Matrice di San Matteo, al sig. Fardella di Trapani, al Convento del Carmine, alla Corte di Scicli, alla Chiesa di S. Giovanni Evangelista, alla Chiesa di S. Maria la Piazza per la messa dell’alba.
Fra le uscite, sono anche elencati il salario del factotum e gli stipendi del Cappellano, del sacrista, del detentore e dell’apocario, l’onorario del medico fisico e dell’aromatario per le cure e le medicine di cui le suore avevano avuto bisogno, la paga della lavandaia e della serva per le commissioni in città.
Dall’aprile 1775 fino a tutto marzo 1778 l’abbadessa è suor Candida Papaleo. Nel frattempo il tesoriere Don Antonino Pluchinotta era morto, a lui subentrerà nell’incarico il rev/do sac. don Orazio Lutri.
Ad Antonina Costanzo, la serva, succedette, invece, Natala Costanzo, probabilmente una figlia.
Il Vescovo di Siracusa, Mons. Giovambattista Alagona, in quest’anno visitò il monastero.
Con la nuova abbadessa, fra le vivande, in aggiunta a quelle elencate nella nota di spesa precedente, compaiono lo zucchero, la “farina di maiorca”, le carrube. Si acquistano rotoli dieci di cacao e once dieci di cannella, mosto dolce e “agro”, noci e nocille, pesce e “salato magro di Trapani”, riso. Si acquistano altre once tre di cannella, si pagano tarì quattordici per “mastria di manipolare lo ciccolatte, compresa oncia una noce moscata”. E’ ovvio che le once tre di cannella aggiuntive servivano ad aromatizzare una parte della cioccolata prodotta mentre alla parte restante il “cioccolattiere” sciclitano incorporava la noce moscata che sempre include nel suo compenso.
Questa notizia era stata già notata da Padre Ignazio La China in una sua precedente lettura dei libri del monastero.
La presenza di un “manipolatore”, cioè di un artigiano cioccolattiere che preparava per le suore la pasta base da cui ottenere la cioccolata, a Scicli nel 1775 è davvero significativa e importante. Il fatto poi di aromatizzare questa pasta soprattutto impiegando principalmente la noce moscata e solo in seconda opzione la cannella è davvero peculiare.
Già la cioccolata era entrata in quel convento con madre Teresa, la rifondatrice, nella prima decade del Settecento, ghiotta a tal punto, scrive il Carioti nelle Notizie storiche della città di Scicli, da rinunciare a tutto, quando ne era diventata priora, tranne alla leccornia che proveniva dal Nuovo Mondo.
Oltre ai censi consueti figurano in quest’anno una tassa Reale pagata in due soluzioni e un terraggio alla Corte frumentaria relativo agli anni ’74 e ’75. Era maturato nel frattempo anche un censo a favore del Monastero della Concezione di Scicli.
Nel 1777 fra le vivande acquistate figurano in aggiunta “scaglio per la pollame” e vino, quindi il mosto comprato prima era mosto dolce.
Nel 1778 fu annotato il costo di un barile di sarde.
Ma al 31 luglio 1778 l’abbadessa Candida Papaleo non c’è più, è morta, a reggere le sorti del monastero per un triennio e cioè fino al 5 aprile 1781 sarà la madre Vicaria Suor Ursula Fava. Anche il procuratore è cambiato, il nuovo procuratore del monastero sarà il Barone Spadaro.
Tra gli oneri vari figura curiosamente una “tassa per le strade di Scicli, Modica e Ragusa” calcolata sulle proprietà che il monastero possedeva in quei territori.
Fra le uscite imputate all’anno 1778 trovo annoverate somme pagate per “tramutare” il vino, pagamenti relativi a indumenti delle converse, bolli per i diritti relativi alla patente della nuova abbadessa vicaria e spese sostenute in occasione del funerale dell’abbadessa Papaleo.
La vicaria, non appena in funzione, intraprende un insieme di opere: fa sistemare una casa di proprietà del monastero in contrada Palazzola a Scicli, fa aggiustare una porta di servizio e l’acquedotto del giardino. Dà disposizione di comprare della neve sicuramente per meglio conservare i cibi più deteriorabili ma si potrebbe anche pensare alla confezione di sorbetti. Su ordine del vescovo, salda un vecchio debito del monastero rivendicato da una tale Vittoria Cocuzza, ordina di rifare la cerchiatura alle botti. Fa riparare il tetto del corridoio del convento danneggiato dal vento e nell’occasione si sostituisce un legno.
S’inaugura in quest’anno anche la chiesa nuova con spari di mortaretti e festa. Per essa si comprano suppellettili di rame. Ai sacerdoti, celebranti una messa per i defunti benefattori, è elargita un’elemosina.
Il vivandiere presenta il conto della dispensa molto simile a quello degli anni precedenti. In esso figura un barile di “angiova”. Come nel precedente compra zucchero, “farina di maiorca”, carrube, cannella e ancora paga tarì quindici al cioccolattiere per “la mastria di manipolare la ciccolatta” includendovi in questo mandato il valore di un’oncia di noce moscata che servirà ad aromatizzarla. Non tutta per la verità perché una certa quantità di cioccolata sarà profumata con sei once di cannella che, come sempre, il vivandiere compra a parte. Figura tra gli acquisti anche il salato grasso.
Nel 1779 la Vicaria fa aggiustare le cucine e il piano di un forno.
Il vivandiere anche per quest’anno compra dieci rotoli di cacao e cannella, paga tarì quattordici al cioccolattiere per “mastria” e per un’oncia di noce moscata impiegata come da prassi nella lavorazione. Acquista altro vino perché quello già comprato era andato a male.
Nel 1781 il factotum fa rifornimento ancora di zucchero, di “farina di maiorca”, di rotoli 10 di cacao. Paga, come d’uso, al cioccolattiere tarì quattordici per la “mastria di lavorare la ciccolatta” e per la noce moscata che ad essa incorpora. Acquista carrube, mosto, mandorle, nocciole ecc…
Questo è l’ultimo anno in cui il monastero gode di un apparente benessere.
Ho studiato le note spese degli anni seguenti. Saranno sempre più contenute e sobrie.
Voglio immaginare in questi sette anni di abbondanza un grande fervore culinario. Per questo la vicaria ordina di rifare il fondo di un forno.
Gli ingredienti per i dolci tradizionali della pasticceria sciclitana ci stanno tutti.
Che cosa potevano fare le suore con il mosto dolce, con le mandorle, il miele, lo zucchero e la cannella se non i mostaccioli di vino cotto, la mostarda fresca e secca, i “cuddureddi” semplici e con i “cappedda ro parrinu” (uno squisito agnolotto confezionato con pasta ripiena di mandorle abbrustolite e tritate, zucchero e cannella, buccia di limone), il vino cotto stesso?
Col miele sicuramente confezionavano i devozionali “jadduzzi” o anche una variante di mostaccioli al miele e tanti biscotti per i quali compravano grandi quantità di farina raffinata di frumento (è una qualità di grano tenero per terreni poveri che si chiama maiorca).
Possiamo ancora immaginare il resto: nùcatili con le nocciole, biscotti di mandorla dai cosiddetti “ricci” ai passavulanti, alle palmette, ai “cuòrcili” (panzerotti a forma di conchiglia, ripieni di un trito di mandorla, miele, buccia di limone grattugiata, marmellata e buccia d’arancia candita), agli amaretti, ai bastardoni, alle spumette (grosse meringhe) con le sole chiare d’uovo montate a neve, ai moscardini.
Non sono registrati stranamente acquisti di quantità di sesamo, ergo le suore non preparavano la “cobaita”. Ma sono sicuro che confezionavano diverse varietà di torrone con mandorle e nocciole.
Per quanto riguarda la cioccolata (più volte al femminile, quindi impasto contenente una piccola quantità di “farina di maiorca” che serviva da addensante appena sciolto in acqua calda o nel latte caldo) sarei curioso di sapere da dove arrivasse quel cacao, se da Malta o da centri vicini.
Nella prima metà dell’Ottocento il monastero conobbe una lenta decadenza. I dolci non si facevano più nelle sue cucine: per regalarli a un procuratore di Vittoria che aveva reso dei servigi al monastero, le suore li comprarono da un fornitore esterno.
L’unità d’Italia le colse in preghiera.
Il 20 marzo 1860 la Madre Vicaria Arezzi fece annotare nel quaderno delle spese onze 3 perché consegnate al cav. Ottavio Penna, cassiere deputato, quale contributo per la formazione della Banda musicale cittadina.
Ecco, il vento del nuovo soffiava a ritmo di marcetta in una Sicilia che di lì a qualche mese sarebbe stata finalmente “unita” all’Italia dallo sbarco dei Mille per formare un nuovo Regno che avrebbe poi scelto di chiudere i conventi e di spazzare con una legge poco fortunata e ingiusta la loro Storia.
Sistema metrico siciliano:
Rotolo siciliano= 0,793419 Kg
oncia siciliana= 26,75 grammi

CREDITI
Archivio di Stato di Ragusa, sez. di Modica (ASM)
Archivo Histórico Nacional (AHN)
Carioti Antonino, Notizie storiche della Città di Scicli, Edizione del testo a cura di Michele Cataudella, Voll. I e II, Comune di Scicli, 1994

Sitografia aggiornata al 25.10.2019
www.arcidiocesi.siracusa.it, cronotassi dei vescovi
Le Due Sicilie prima dell’unità - Eleaml
https://www.eleaml.org>sud>storia

L’esercito Borbonico dal 1789 al 1815 by Biblioteca
https://issuu.com>rivista.militare>docs>I-esercito-borbonico-1789-1815
Domingo de Cerratón: da Burgos a Scicli, storia di un ritrovato ...
https://www.ragusanews.com › 2013/07/11 › cultura › domingo--de--cerra...

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