Economia Catania

Anche in Sicilia si diffonde la truffa dell'accollo tributario

L'illusione di risparmiare più della metà delle imposte da pagare

Catania - Si chiama “truffa dell’accollo tributario”.

Accade che un contribuente paghi più imposte del dovuto, per esempio quando è soggetto a subire ritenute d’imposta o quando l’Iva che deve recuperare è maggiore di quella da versare. In questi casi ha diritto alla restituzione di quanto versato in eccesso mediante una richiesta al fisco, che viene valutata in tempi lunghi, a volte anni, anche in ragione dei controlli che vanno effettuati prima di procedere al rimborso.

Una legge dello Stato (oggi in fase di revisione), lo “Statuto del contribuente”, prevede la possibilità che i soggetti a credito d’imposta lo cedano a chi deve invece pagare le tasse allo Stato, e fin qui non c’è nulla di illegale. Ma l’arguto truffatore utilizzando queste norme, e avvalendosi anche di un impiegato infedele del fisco e di un basista, ha in mano tutti gli elementi del raggiro. Dunque “aggancia” il basista, cioè un impiegato o dirigente disonesto all’interno dell’azienda presa di mira, e gli propone una parte del ricavato se riuscirà a convincere l’imprenditore che l’attività di “accollo” è un’operazione certa e conveniente.

Ed è proprio il complice interno all’azienda che riferisce all’ignaro (e ingenuo) titolare dell’impresa che c’è la possibilità di risparmiare più della metà delle imposte da pagare in un modo semplice e legale. È, questo, uno dei casi avvenuto a Catania: il basista dice di aver avuto contatti con una grossa società del nord che, avendo un grossissimo credito fiscale e non potendo aspettare i lunghi tempi previsti per il rimborso, sarebbe disposto a cederlo per la metà del suo valore. Il credito è certificato proprio dall’Agenzia delle Entrate, ovvero dall’impiegato disonesto (che non lavora a Catania): dunque l’imprenditore paga 50 ed è come se avesse pagato 100 al fisco.

Nella provincia etnea, come detto, sarebbero coinvolti diversi soggetti in truffe del genere. Si tratta di piccole imprese che non si servono di consulenti ma di contabili e consulenti interni, spesso molto più convincenti e corruttibili, che hanno stretti rapporti con l’imprenditore.

Il finale è sempre lo stesso: una volta che la compensazione viene elaborata dall’Agenzia delle Entrate è subito scartata e viene contemporaneamente attivato un alert che si concretizza in una verifica fiscale e in grossi guai, anche penali, per l’ignaro imprenditore che ha utilizzato documenti falsi per sottrarsi al pagamento delle imposte.