Attualità Modica

Pensavo che fosse Icaro, invece era un calesse

Asini volanti nel cielo di Modica

Modica - Chi scrive ha sempre considerato i napoletani come un popolo eletto, dei sociologi tout court, perché saranno pure dei diavoli che abitano le tenere del paradiso, ma hanno il dono di strapparti una risata, sempre, a ogni occasione. Sociologia della beffa, è vero, ma soprattutto creatività nel confezionare miti e leggende e modellarli sui personaggi delle storielle come abiti di pregiata sartoria: su misura. Tipo l’aneddoto legato a Maria, detta anche Miriam, sorella del più famoso Mosè, nonchè di Aronne. Famiglia Vip, insomma. 

A lei dobbiamo l’invenzione del famoso «bagnomaria», che consisteva nel tenere a lungo una qualsiasi donna chiamata Maria seduta nell'acqua calda, allo scopo di liberarla dal sudiciume. A bagno Maria, appunto. Come narrava Riccardo Pazzaglia (Napoli, 1926 – Roma, 2006), grande commediografo, storico e sceneggiatore, amico di Renzo Arbore, principe della burla e napoletano doc, nella sua “Stagione dei bagni” (per i tipi di Rizzoli). Miryam è citata in sei testi, cinque del Pentateuco, ed è una delle poche donne il cui nome viene ricordato in quel tomo del Vecchio Testamento. A lei dobbiamo perciò il greco kaminos Marias, poi balneum Mariae. 

Scherzi a parte, il napoletano arriva dove il Mondo si arresta. Il napoletano si applica di buona lena per mettere in discussione ciò che alla scienza sarebbe potuto sembrare intangibile e incontestabile, e riesce a tirare fuori dal cilindro del nonnulla, storielle, farcite di chiacchiere e pinzillacchere, insomma, panzane che sembrano vere.

Ma anche i siciliani a fregnacce non scherzano. Solo che hanno poca confidenza con la fantasia. E mandano giù senza nemmeno digerirla la pinzillacchera di ogni colore e sapore. Che sempre pinzillacchera è. È di ieri infatti la notizia che un soggetto non meglio identificato, armato di paracadute, avrebbe spiccato il volo dal Ponte Costanzo, proprio sulla Modica-Ragusa. Il decollo sarebbe pure avvenuto in un’ora di punta. Alla presenza di centinaia di automobilisti. Così batteva in queste ore il tam tam della rete. Lancio dal ponte e atterraggio nella vallata con tanto di paracadute spiegato ad ali di gabbiano. Ovviamente, del fatto non c’è traccia documentale alcuna, non esiste prova video-fotografica dello zonno di Icaro che vola sopra la cordigliera dell’Irminio. E nemmeno i presenti, o i presunti presenti hanno potuto bollare la notizia, sui propri profili, con il sigillo tipico del Notaio 2.0: io cero! Magari scritto con l’apostrofo. E dire che il ponte registra 382 passaggi di auto al minuto, in ciascuno dei due sensi di marcia!

Eppure sarebbe bastato poco per elevare una “zonnata” del web ibleo al rango nobile di leggenda universale.

Pensateci bene: se tutto ciò fosse stato narrato da un napoletano, ieri i social avrebbero discusso come minimo di asini con le ali, di ciucci neri come il cioccolato Azteco che si buttano dai ponti e planano a valle attrezzati di paracadute. Altro che Icaro delle ‘mpanatigghie. Un film ci avrebbero potuto girare sulla pizillacchera degli scecchi modicani. L’asino che vola dal ponte Costanzo e che prima di atterrare apre pure il paracadute, sarebbe stata leggenda pura, o meglio, tutta un’altra storia.

Ma i modicani pensavano che fosse vera. Invece era un calesse.

Con simpatia.