Cultura Racconto

La maledizione del cigno

La sera si trovò sola e triste a passeggiare in via Saint Michael, quando incontrò Victor

Corinne era talmente bella che non riusciva a passare inosservata, quando, sola o con occasionali amici, passeggiava lungo il corso principale del suo paesino.
Il destino della bella del paese è già scritto nelle pieghe delle menti e nei pettegolezzi degli infelici abitanti del luogo.
Ma Corinne non aveva idea di tutto questo.
- Il cigno gode dell’abbagliante luce del sole, del privilegio dato dal suo splendore. -
Fin da ragazzina, prima inconsapevolmente, poi con sua viva coscienza, era ammirata dai ragazzi del luogo e non solo.
Era venerata, corteggiata ed adulata da tutti suscitando le invidie delle meno vistose ma spesso cattivissime concorrenti. Gestire un potere attrattivo tanto grande, non era allora, ma neppure oggi, semplice.
L’esplosione dell’ego e l’illusione determinata da corteggiamenti spregiudicati erano i maggiori azionisti di quel destino.
Corinne, talvolta, accettava le richieste e le mielose dichiarazioni d’amore che qualche ragazzo, forte al punto tale da non essere impaurito della sua bellezza, gli faceva.
I guai per il prescelto, arrivavano comunque dopo.
Già, dopo poco tempo, il “maschio”, si trovava ad affrontare il peggiore dei problemi possibili: la gelosia.
La gelosia motivata dalla insicurezza dell’uomo, che in questo caso veniva esaltata inesorabilmente; arrivava allorchè la neo coppia si avventurava nei luoghi pubblici, al cospetto della “giudicante società”.
I ragazzi spesso erano incuranti della presenza del cavaliere che accompagnava Corinne e si avventuravano in complimenti estremi fino ad arrivare ad esplicite avances. Le conseguenze erano, nel migliore dei casi, rimproveri e lamenti, ma nei casi più gravi si arrivava a litigi e pianti. Quale colpa aveva Corinne in tutto questo? Nella freddezza di un ragionamento a posteriori questo può sembrare una romantica schermaglia amorosa. Corinne, non aveva la possibilità, e forse neppure la capacità, di gestire questioni così complesse, mentre, il senso di proprietà che i partner avevano nei suoi confronti determinavano una definitiva impotenza.
Ma nel caso di Corinne e nel fuoco della passione, tutto questo era accentuato all’ennesima potenza; la seduttività, il corpo modellato, la bellezza del viso che ella possedeva amplificavano a dismisura quel senso di amore – invidia - odio nel quale lei era immersa.
Gli innamoramenti, l’amore più o meno intenso o più o meno immaturo, si susseguivano... un potere contrattuale talmente alto da determinare reazioni e contraccolpi altrettanto pesanti, ancorchè “pericolosi”.
I genitori, i fratelli, osservavano con aria di protezione quelle dinamiche e le sofferenze di Corinne. Forse, con lo spirito più costruttivo del mondo dispiegavano consigli e auspici che, in ultima analisi, non facevano altro che ampliare quelle sofferenze e quella incapacità di stabilizzare quella vita.
Un giorno, a seguito di una delle relazioni temporanee con un bel ragazzo della zona, si ebbe l’ennesima crisi che, ancora una volta colpì duramente Corinne.
La sera si trovò sola e triste a passeggiare in via Saint Michael, stradina triste e poco frequentata di quel paesino, quando incontrò Victor, suo vecchio conoscente.
Victor era un personaggio benestante, tarchiato, ma poco interessante agli occhi di Corinne, ma proprio in quel momento lui si era trovato nel posto giusto, lei aveva bisogno di qualcuno a cui appoggiarsi, qualcuno che la potesse consolare.
Victor non aveva mai sperato in tanto; era reduce da un matrimonio andato male, forse per quella condizione che si portava dal passato.
La moglie precedente lo aveva ripudiato, era andata con un altro uomo forse meno problematico, lasciandolo solo. Accolse le lacrime di Corinne, l’abbracciò. Mai aveva potuto immaginare di trovarsi con quella donna favolosa, mai aveva sperato che quel momento potesse arrivare.
La portò a cena, rimasero tutta la sera fino a tardi insieme. Corinne utilizzò Victor come il suo anestetico.
Il dolore e le insistenti delusioni che fino a quel momento l’avevano martellata, non le consentivano di rendersi conto della realtà e di quel Victor, delle sue aspettative, del reale interesse che essa provava per quell’uomo così lontano dalle sue corde di vita.
A volte, una persona non comprende fino a che punto un comportamento può essere utile, fino a che punto ci si può lasciare andare...
Corinne, inconsapevolmente, andò oltre.
Nessun fisico o animale godimento era sufficiente a dissipare quel malessere, ma gli istinti sessuali andarono avanti fino all’epilogo.
Chi invece ebbe beneficio da tutto l’accaduto fu Victor.

Sì, lui non si curò del fatto che Corinne non era questo che voleva, ma andò avanti.
Victor, aveva avuto quell’occasione d’oro, perchè avrebbe dovuto rifiutarla? Mai avrebbe più avuto tanta bellezza e debolezza nello stesso tempo a portata di mano.
Corinne ritornò a casa tardi, andò a dormire spossata, senza alcun progetto di vita in mente.
I giorni e le settimane seguenti passarono velocemente, iniziarono le prime nausee, ogni giorno sempre più insistentemente.
La madre comprese ciò che era successo e, gioco forza, anche il resto della famiglia fu costretto a rendersi conto ed accettare l’accaduto.
Alla fine del tempo Corinne, diede alla luce una bimba che tanto le somigliava.
Victor si rese conto già dall’inizio e si interessò a Corinne per tutto il tempo fino al parto, accolse la bambina senza alcun indugio, ma in cuor suo covava una profonda soddisfazione per la sua forzatura e per ciò che aveva così determinato.
Dopo avere ottenuto il divorzio dalla precedete moglie, Victor, si propose e riuscì a farsi sposare da Corinne: rito civile e tanto riso.
La vita familiare continuò ancora per tanti anni, nacquero altri figli, tanto sperati da Victor.
Corinne era esteriormente soddisfatta poichè amava quei figli più di lei stessa.
 

Ma sotto quella apparenza, un velo di tristezza copriva quel coniugale connubio.
Anche per Corinne gli anni passavano, la freschezza della giovinezza aveva lasciato il posto alle rughe e le tracce di cellulite lasciate dalle sue gravidanze diventavano protagoniste del suo corpo. La vita dell’eterna corteggiata era andata oltre.
Tuttavia Victor, consapevole della sua fortuna, si lasciava spesso abbattere dalla gelosia e dalla paura di poterla perdere. Corinne doveva essere solo per lui, nessuno doveva minimamente affacciarsi alla sua vita.
Lei si sentiva prigioniera in quel castello dorato, non poteva allontanarsi ed ogni volta che c’era da sbrigare qualcosa, per lei era un incubo, ogni contatto con altri era un insormontabile problema.
Come si può intuire, ogni costrizione è sempre foriera di terrificanti, opposte ed a volte drammatiche, reazioni; ogni esagerazione determina una inesorabile contrapposizione alla ricerca di un equilibrio.
Corinne non poteva uscire con la sua macchina fuori da quel paesino in cui viveva, non poteva parlare con nessuno; ogni telefonata veniva controllata; ogni sms, messaggio o appunto veniva letto e meditato da Victor.
Rimproveri e insulti erano frequenti in quella casa.
Una ricerca così attenta, così sistematica, alla fine degenera creando furiose liti che nel tempo fanno crollare il ponte, facendo sfiancare quella faticosa vita familiare.

Corinne iniziò quindi a ricercare le colpe nella sua vita, cercare le responsabilità di tutto quel malessere, cercò a poco a poco di dar luce alle ombre di quel passato che tanto male le aveva fatto e continuava a fare.
Contattò, segretamente, qualcuno degli amici non dimenticati.
Ognuna di quelle persone aveva avuto tante difficoltà e tante vittorie nella vita, tutti avevano raggiunto un loro punto di equilibrio e non riuscivano a comprendere quelle richieste di aiuto.
Per non dire che, in tanti, avevano ancora in serbo rancore per lei, rancore per il fallimento di quel passato, per i momenti in cui erano stati lusingati.
Riuscì ad avere notizie anche di Jacques. Lui era stato un amore della sua prima gioventù, una persona interessante che lei non aveva compreso fino in fondo.
Con tanto stupore, lui fu l’unico di quegli amici a rispondergli garbatamente.
Jacques era felicemente sposato, aveva figli, tuttavia era libero da schemi di pensiero e pregiudizi, era pronto ad accogliere quella storia, ascoltarla, ma sempre nel rispetto della sua adorata famiglia.
Corinne lo aveva rintracciato, voleva vedere ciò che aveva costruito, come era andata; aveva tanta voglia di parlare di se', delle sue sofferenze, aveva bisogno di liberare il suo cuore.

Comunicarono con semplici messaggi utilizzando la rete, poche parole con enormi significati e fiumi di pensieri:
- “tu, non mi hai aiutato a capire, non conoscevo cosa voleva dire amare, tu sei scappato quando hai visto i miei
capricci”, scrisse accusandolo, Corinne.
Il cuore di Jacques si era fermato, aveva ripercorso quel passato punto per punto:
- “avevo visto che tu dovevi ancora cercare, comprendere, avere le risposte che ti servivano, nulla di meno che questo. Anche io avro? fatto i miei errori, ma perseverare in quel comportamento sarebbe stato secondo la mia coscienza, drammaticamente distruttivo per la mia e la tua vita. Oggi, abbiamo vissuto le nostre esperienze, abbiamo compreso quello che allora non era possibile comprendere, abbiamo anche raccolto tanto di buono, che esistera? per sempre...” Corinne era in lacrime:
- “E le sofferenze?” Jacques la incalzo?:
- “Si, le sofferenze, sono sempre quelle che poi ci plasmano. Sono o strumento necessario per farci crescere ed evolvere, ma solo se lo vogliamo”.
Corinne, rimase giorni interi a riflettere e cercare una ragione, cercare di comprendere.
Aveva, nell’ultimo momento accusato Jacques. Era l’ultimo tentativo di liberare la sua coscienza, l’ultimo tentativo nel quale lei poteva non sentirsi responsabile.

Quelle parole, tuttavia, la convinsero:
- “Corinne, io non potevo e non dovevo convincerti di nulla,
l’amore ha tutti gli strumenti per dare l’opportunita? di comprendere, nessuna forzatura era accettabile. Quel tentativo lo avevo fatto ma è stato inutile, giacchè, il tuo cuore era chiuso e mai avresti potuto accogliere altro.” Attraverso quei ricordi, Corinne poteva contattare e comprendere gli aspetti più profondi del suo vissuto.
La sua anima era ormai libera, riusciva a vedere chiaramente, a comprendere ed accettare tutto quanto era successo.

Nelle settimane successive, Corinne, decise di separarsi dal marito, la sua vita era sconvolta mentre Victor, sofferente, reagì con molta durezza.
Il magistrato ordinò che i coniugi dovevano abitare in case separate.
Nelle settimane seguenti, Corinne, iniziò a cercare lavoro, ma contemporaneamente si accorse di essere costantemente controllata dall’ex marito.
Nessuna sentenza può mettere ordine a situazioni di quel genere, conflitti che solo il buon senso ed il rispetto reciproco possono dirimere.
Ma, purtroppo, non si può sopperire alla carenza di maturità e cultura, all’appartenenza a schemi ideologici e religiosi che “ci vengono inconsciamente imposti” fin da piccoli.
Victor quotidianamente incrociava il cammino di Corinne, alternava espressioni di neo-corteggiamento sperando un ripensamento ed un ritorno, a momenti di imprecazioni ed insulti per quella nuova condizione che, a suo dire, lei aveva determinato.
Anche i ragazzi, vivevano in quel tremendo clima. Un giorno Victor, reduce delle ultime pesanti discussioni di natura economica sugli alimenti con la ex moglie, uscendo da casa la incontrò sul marciapiede.
Freddamente la incalzò minacciandola.
Corinne e la figlia non credevano a ciò che avevano sentito, rimasero scioccate e rientrarono pietrificate in casa.

Nel pomeriggio lei si rivolse prima al suo avvocato e poi al maresciallo della locale stazione dei carabinieri ...
Oggi non si hanno più notizie di Corinne, è diventata invisibile, ma alla fine aveva compreso tutto.
Jacques è rimasto suo amico, lui gli aveva dato la lezione più importante della sua vita.
Mai trascurare e non considerare le sofferenze della vita, esse sono il prezzo da pagare per riscattare la bellezza... la bellezza del cigno.