Lettere in redazione Modica

L'infanzia irredimibile. In morte di Peppe Lucifora

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

 Modica - Sono già passate due settimane dalla notizia della morte di Giuseppe Lucifora che ha colpito all’improvviso la città di Modica lasciandola incredula, sgomenta, angosciata.
A Modica tutti conoscevano Peppe, “figghiu ro strittu” come amava definirsi e come è stato anche ricordato nella trasmissione “Orizzonti” di Video Regione curata da Sonia Iacono. La replica di quella puntata, ritrasmessa in questi giorni, mi ha ricordato il Peppe conosciuto nel periodo bellissimo delle “Grotte Vestite” per le quali ottenne anche il “Premio alla Modicanità”. Fu anche il “periodo di straordinario entusiasmo” dell’inserimento nella Comunità e fra i “Portatori di San Giorgio”, delle “bisacce” (in dialetto “i viettili”) colorate e ricoperte delle immagini di San Giorgio o di Santa Lucia a seconda del Santo per il quale “raccoglieva” (le offerte) per organizzarne la Festa. E l’edizione indimenticabile di una Processione dei Bambini con il “San Giorgio Piccolo” nella quale Peppe da “regista unico” inserì un carretto siciliano (vero) trainato da un cavallo bianco (vero) sul quale a turno potevano sedere i bambini con al collo i fazzoletti rossi. Fede o non fede, autentica poesia.
Peppe frequentemente ripeteva “ Se San Giorgio mi dà la forza ….”, oppure “se ottengo questa grazia ci faccio il viaggio scalzo …”.
L’interventismo di Peppe trovava le migliori applicazioni in campo sanitario, quando attraverso le amicizie di medici verso i quali nutriva un rispetto simile a quello verso i Santi riusciva ad intervenire anche in casi di ostinata resistenza da parte dei pazienti. Tutti a Modica ricordano un sacerdote della parte Alta della città morto qualche anno fa, per molti aspetti “singolare”. Non smise mai la tonaca nera e conduceva vita eremitica ai limiti delle possibilità umane; accadde che fu vittima di una grave infezione ai denti. Peppe riuscì a portarlo da un dentista e, dopo l’opportuna cura antibiotica a riaccompagnarvelo per le estrazioni insieme ad un altro sacerdote anziano la cui pazienza era messa a dura prova dal confratello. Rimase memorabile l’aneddoto di quella seduta dentistica: alla domanda del giovane e bravo dentista che davanti alla singolarità del caso chiedeva al sacerdote accompagnatore : “ ma li devo tirare tutti? ” (i molari cariati)”, l’accompagnatore rispose “… anche la testa!!!”.
Ricordi riaffiorati in questi giorni di tristi cronache che si accompagnano ai tanti inevitabili interrogativi sul mistero del bene e del male, della vita e della morte.

Il ricordo del bambino che inizia a lavorare a sette anni e che vive, a quell’età ed in maniera categorica e forse violenta l’imperativo esistenziale del “pane quotidiano”. Di fronte ad un “ricordo da bambino” che configurava il “furto” di qualche bitter, la giornalista obiettava: “ Peppe, ma si facevano queste cose?”, rispondeva candidamente: “ … e poi mi facevo la Croce!”. Il concetto di furto o di legalità non entra in un ambiente dove non ci sono altri antidoti alla povertà. E quella povertà violenta della prima infanzia diventa a volte irredimibile, nell’importanza esclusiva e sovra-eccessiva del denaro che si conserverà per tutta la vita.
Qualcuno mi ha ricordato tra i primi lavori di Peppe bambino, quello presso una parrucchiera per signora, ambiente elegante ricco di colori e profumi. Forse fu quell’ambiente femminile il luogo dove bambino sperimentò il sentimento della tenerezza e dell’accoglienza e influì sulla sua formazione.
In qualche trasmissione delle principali testate nazionali, qualcuno avanza interrogativi sulla vita di Peppe che forse lo ha portato ad una tragica morte e sulla “ vera personalità del cuoco”. Aspetti tutti che meritano approfondimento.
Il mistero del bene e del male e la loro coesistenza in tutti noi che spesso dimentichiamo.
Una vita comunque segnata e pagata con una morte tragica.
Ma è il primo giorno pubblico di Peppe dopo la morte che mi ha colpito: Camera Ardente allestita nel Duomo del Patrono e salma collocata davanti dalla statua di San Giorgio. (Che casualmente si trovava posta nella navata centrale, per i lavori di restauro nella cappella del Santo). L’immagine di San Giorgio che vegliava su Peppe. Non si ricordano altre camere ardenti allestite a San Giorgio: non per politici, non per intellettuali, non per religiosi.
Camera Ardente a San Giorgio davanti al simulacro, risonanza nazionale e forse oltre: i valori di totale presa emozionale su Peppe.
Nella tragicità degli eventi, quasi il segno della prevalenza del giudizio di Misericordia e Gloria che Peppe, insieme a tutte le sue contraddizioni, aveva dato prova di meritare.