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Libri: "Disegnare e scrivere, è mio mestiere", di D'Alessandro

"La 'capacità' di segnare il foglio, o forse sarebbe più adeguato usare, nei confronti della vita creativa di questo artista, il termine 'urgenza', sta tutta nell'ossessivo marchiare il suo bagaglio interiore ben sospinto dalla biologia degli affetti e delle aspirazioni, e rivolto ad acuire senza sosta quel suo vitalistico spasmo percettivo". E' questo in estrema sintesi, come scrive Aldo Gerbino, il senso del libro "Disegnare e scrivere", sottotitolo "questo è il mio mestiere", di Nicolò D'Alessandro (edizioni Plumelia, 143 pagine, 15 euro).
    "Il viaggio metalinguistico di D'Alessandro aggiunge nella prefazione si realizza, per sua ammissione, tra fonti lessicali e smarrimento, alla ricerca di una sollecita dispersione concettuale tra variabili etiche ed estetiche in cui si riversano conoscenze, proficue amicizie legate alla pittura, alla scultura, alla fotografia: dal cileno Alfredo Jaar e le sue illuminanti installazioni fino a lambire la volontaria tragica fine di Arthur Patten, fotografo di intenso valore espressivo".
    Nel volume sono presenti una raccolta di brani che "in qualche maniera dice D'Alessandro hanno una sequenza temporale ma non rappresentano la strutturazione sistematica delle antologie.
    La raccolta è il risultato di una ricognizione a volo d'uccello sull'eccessivo accumulo di testi, alcuni inediti, che nel corso dei decenni ho raccolto nel mio archivio. Rappresentano soltanto una debole traccia di un lungo percorso di scrittura che affianca il mio lavoro disegnato. Sono trascorsi settantacinque primavere e dicono che questo tempo sia il tempo giusto dei bilanci. Ma io non ho mai fatto bilanci e non intendo farli".
    "Oggi è molto difficile comunicare e con il passare del tempo lo sarà ancora di più. aggiunge l'autore La sovrapposizione dei linguaggi, la babele delle informazioni sempre più incombente ed invasiva stanno modificando lentamente e inesorabilmente il nostro metabolismo percettivo". E allora chiede lo scrittore "Quale distanza comunicativa ci separa dal silenzio afasico del nostro tempo?" E risponde: "Nel territorio dell'ideologia della comunicazione ci si rivolge ad una teologia del fare o meglio dell'intuire senza approfondire criticamente. Esisterà, mi chiedo, un nesso tra la parola e la vita? Pirandello scrive nella sua pessimistica visione tragica: La vita o la si vive o la si scrive". "Ed io, per difendermi, cerco nei silenzi il ritorno della parola, osserva contrapposto al frastuono della stupidità di massa, cerco le voci dei trascorsi momenti, le perdute primavere di antiche civiltà ormai sepolte nell'oblio del tempo dall'imbarbarimento della cultura e dell'arte. Sappiamo che l'arte è un luogo di praticabilità, quindi di salvezza, le cui soluzioni a volte impossibili conducono a esiti imprevedibili".
    E infine chiosa: "lentamente, il più lentamente possibile, il mio lavoro di disegno e di scrittura si avvia verso l'inverno di una vicenda artistica e umana, ma ciò interessa sino ad un certo punto. Questo piccolo regalo che mi concedo, pubblicando alcuni miei scritti passati serve per sottolineare un momento di festa con gli amici con i quali condivido le esperienze artistiche. Lontano dalla malinconica realtà del tempo che trascorre e che ci possiede". (ANSA).