Attualità Ragusa

La ruota panoramica? I ragusani ne hanno bisogno. Ecco perché

Il nuovo motto è "se resti arrinesci"

“Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
…dalle cose che accadono al di sopra delle parole
celebrative del nulla”
Fabrizio De Andrè, Smisurata Preghiera, (Anime Salve, 1996)

 
 

Ragusa - Il nostro giornale è intervenuto sulla ruota panoramica proveniente da qualche Luna Park che il Comune di Ragusa ha deciso di montare per divertimento in Piazza Libertà in occasione del Natale 2019.
Ecco, forse abbiamo commesso un errore di valutazione o, se volete, di sottovalutazione in questa vicenda.
 
Già, perché i ragusani della Ruota ne hanno in verità bisogno. Dal divertimento alla pubblica utilità è un attimo. E vi spieghiamo pure il perché.
 
Ragusa, città metropolitana, soffre della meteorologia connaturata alle zone collinari che si affacciano sul mare. In una sola parola: nebbia. Fitta nebbia.
Nebbia atmosferica, e come se tutto ciò non bastasse, c’è pure la nebbia artificiale che i ragusani, quelli “esperti”, hanno creato per confondere le coscienze degli altri, nella mistificazione di sé, scusateci, di Loro.
 
Ma Loro chi? Gli “esperti”, ovviamente, quelli che vivono dell’arte della penna e del palcoscenico, eredi legittimi, così si autodefiniscono, di Bufalino e di Sciascia, pronipoti di Pirandello e di sua maestà lo spettacolo.
 
Modesti, gli “e-sperti”, vero? 
 
A Ragusa ci sono cantanti, ballerini, musicisti a cui è bastato iscriversi a un corso per corrispondenza e guardare i programmi di Santa Maria degli Adolescenti su Canale 5 per definirsi “artisti”; patente rilasciata dai padri. Papà, più premurosi delle stesse mamme.
 
L’arte a Ragusa è così di casa che gli organizzatori di eventi culturali sono talmente tanti ed “e-sperti” e intenditori da rispondere a quei malcapitati che volessero azzardarsi a criticare, che se un’opera non piace, la colpa è evidentemente dei loro gusti plebei (noblesse oblige da Iuso a calàre). La critica, per gli “esperti” la fa solo chi non ha mai ciucciato il latte dalla mammella della ragusanità (a proposito, esiste persino un premio che celebra l’odore inconfondibile del caciocavallo nel mondo). 
 
Abbiamo voluto riservare un piccolo intervallo e chiuso anche da parentesi alla kermesse del caciocavallo universale. Però una cosuccia breve sull’argomento vogliamo anche scriverla sul pregiato latticino di taglio Dop, di primo, secondo e terzo sale.

Ci avete mai pensato che in tutto il mondo le pezze di formaggio assumono forma circolare? A Ragusa, NO! Il caciocavallo è un parallelepipedo quasi perfetto. Ma non è stata opera di architetti. Ve lo assicuriamo. La pezza del caciocavallo è nata per caso.
Il primo massaro, quando inventò il caciocavallo, aveva in testa di farlo tondo, e iniziò a modellare un cerchio, insomma, una ruota, per dire, una caciottona. Solo che a Ragusa c’era troppa nebbia, e non riuscendo a vedere un accidente, sbagliò, facendo un parallelepipedo, dalle sei imperturbabili facce.
Anche il caciocavallo è figlio della troppa nebbia!

La nebbia che condiziona le Arti, plasma il caciocavallo e confonde, anche, le disposizioni dell’anima.
 
A Ragusa ci sono parrini per vocazione, ed ex sindaci per carriera, che contribuiscono, ciascuno con le rispettive prediche, a ingarbugliare le coscienze delle nuove generazioni divulgando in pubblico principi di meritocrazia assoluta, per poi rovistare, nel privato delle loro pulsioni più vere, tra i cassonetti delle raccomandazioni, lì dove i banchi di nebbia si fanno più fitti.  

Ci sono sindaci talmente lungimiranti da ristrutturare, a spese della comunità, immobili del centro storico senza sapere neanche che farne: centri culturali polifunzionali, con tali e tante funzioni, rispetto alle quali non si sa se i lavori debbano procedere per fare un museo o una sala concerti, né si ha tantomeno idea di chi dovrebbe poi gestirli, e con quale sostenibilità economica. 

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Tutta colpa della nebbia.
 
Abbiamo la corporazione dei Cam, dei Com e dei Conf che nel sottobosco delle imprese concilianti, hanno inserito a libro paga figli, nipoti, cugini, mariti, e fidanzate. Ambienti sociali le cui cene di lavoro, se non fosse per le amanti inserite nella dirigenza, coinciderebbero con quelle di famiglia.
 

C’è anche l’esercito dei bancari ragusani, una moltitudine di colletti bianchi disseminati in ogni angolo della provincia, entrati tutti a far parte della grande masseria popolare e creditizia per procura ereditaria, più che per meriti universitari.
 
Nella città che magnifica il caciocavallo nel Mondo, vivono gli esperti di nebbia e di ruote panoramiche, e anche “esperti” di comunicazione: gente a cui è bastato seguire un tutorial su internet per diventare accounter, manager, profiler del web. Un tutorial anche per diventare “formatore”, la nuovissima categoria professionale di quella ragusanità che vive di “autoIstruzione”, dunque non solo di latte e latterie.
A Ragusa i “formatori” sono talmente bravi a “formare” e a motivare da essersi autoformati loro stessi, attribuendo a sé competenze inesistenti che altri hanno dovuto acquisire a suon di soldi e fatica, studiando fuori, anche all’estero. Questa è gente che promuove l’adagio “se resti arrinesci”; questa è una classe che si è autoproclamata dirigente e che invita i giovani a restare nel capoluogo del formaggio appetitoso. Per questi “esperti” non serve confrontarsi con altri modelli di pensiero, quando si ha la consapevolezza che è meglio abbeverarsi alla latteria di famiglia.
 
Nebbia, appunto.
 
Senza voler citare la metafora di Baricco in “Novecento”, dove il personaggio che non è mai sceso dalla nave, vede il mondo là fuori, ne resta terrorizzato e risale impaurito, ecco perché ci siamo sbagliati sulla funzione sociale e pedagogica della ruota panoramica posteggiata per divertimento in Piazza Libertà. E di ciò chiediamo scusa a tutti i lettori.
 
Qui la nostra esortazione: ragusani, saliteci su quella ruota, questa città ha bisogno di vedere oltre la nebbia atmosferica, oltre la nebbia artificiosa degli “esperti”; fate un giro su quella giostra che vi porterà così in alto tanto da cogliere l’opportunità di scoprire che al di là del caciocavallo esiste un mondo tutto ancora scoperchiare. 
Salvo tornare sui propri passi, salire sulla nave della ragusanità e autocelebrare il proprio nulla.