Appuntamenti 1983

Giampaolo Pansa: Craxi Presidente. In piazza del Gesù dopo la batosta

Da La Repubblica, 29 giugno 1983

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Ragusanews vuole omaggiare Giampaolo Pansa, morto ieri a 84 anni, con un articolo non presente nel web, ma attinto dai nostri archivi, in cui, nel 1983, racconta, su La Repubblica, l'ascesa di Bettino Craxi, e la sconfitta della Dc di Ciriaco De Mita.

La Repubblica, mercoledì 29 giugno 1983

"In piazza del Gesù dopo la batosta"

"Chi sta dicendo che la vittoria ha cento padri, mentre la sconfitta è sempre orfana?" chiede De Mita, disinvolto e persino un po' inquisitorio. 

Rispondo un tantino confuso: "Sono io che lo dico, Ciriaco..."

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"Ah, sei tu, Giampa", mi fa De Mita, cordialone come sempre. Poi alza le braccia al cielo e mostra al pattuglione dei cronisti le palme delle mani: "E no! Eccomi qua, questa volta il padre della sconfitta c'è! Un padre con nome, cognome, indirizzo e numero telefonico: il padre sono io". 

Ma sì, onorevole De Mita, nella vita bisogna saper perdere. E allora andiamo a vedere come sa perdere la Balena Bianca e quale aria tira in piazza dei veleni. Dopo il grande crollo, il crack, il terremoto, la batosta storica, la stangata colossale, il record negativo assoluto. Piove su Roma. Su Roma capoccia, Roma che è rimasta rossa e adesso sembra catapultarsi tutta in centro, fra via del Corso, Botteghe Oscure, Piazza del Gesù a contare vinti e vincitori morti e feriti innocenti e colpevoli.

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"È questa la sede del grande partito della grande sconfitta?" Mi domanda un collega tedesco. "Sì, sta qui, che cosa credevi di trovare, amico di Germania?" Le macerie mica si vedono Palazzo Cenci-Bolognetti è sempre in piedi. Anche la garitta blindata non l'hanno diventa, l'usciere è quello solito, simpatico bonario, e mi avverte dottore: "Io ho la coscienza in pace perché il mio dovere l'ho fatto". No, non è cambiato niente. Toh, c'è persino il Ministro delle Poste, Gaspari, pronto al colloquio da abruzzese forte e gentile. 

Ci dica, ci dica, onorevole Gaspari. "Tutti i partiti governativi perdono, a me è andata abbastanza bene".

Beh, lasciamo stare, ci parli piuttosto di De Mila.
"Certo, lui ha fatto tutto quello che poteva fare il segretario, non ha operato da solo. Se errori sono stati fatti, li abbiamo fatti tutti assieme".
E qual è stato l'errore numero uno della Dc? Gaspari sogghigna: "Quello di non rimandare il più possibile le elezioni anticipate. Comunque noi siamo tranquilli".

"Beh, diciamo sereni, non tranquilli", mormora Clemente Mastella arrivato in quel momento sotto l'androne. Il buon Clemente sembrava aver già digerito la botta e si appresta cortese a dare una mano ai colleghi cronisti.
"Che dite, che scrivete?" si informa con cautela. "Ma cosa vuoi che scrivano?" insorge un anonimo Dici. "Non lo vedi che stanno arrivando tutti con la stessa domanda in testa: e mo' che ne facciamo di sto' De Mita?"
Già, che ne farete di Re Ciriaco? La domanda resta senza risposta perché è in arrivo proprio lui, il grande Perdente, ovvero lo Scalognato del 26 giugno. Eccolo De Mita, elegante, tranquillo nemmeno tanto doloroso O dolorante. Si sventola con una bolletta della SIP e tutti pensiamo con umana solidarietà al miliardo di telefono che dovrà pagare. "Ci dice qualcosa onorevole?"
"E che devo dirvi?" fa lui, quasi alzando le spalle. "Ne ho fatti tanti di incontri con i giornalisti".

Sì, tanti ma "prima", oggi invece siamo al "dopo".
Che ha da dirci il leader? Vedremo, per ora seguiamolo nell'anticamera.
"E quanti senatori!", fa llegro Ciriaco.

Per la verità i senatori sono soltanto due.
Primo neo senatore il professor Scoppola, arrotando elegante la sua R spiega "è il sistema che non funziona non c'è più il collante dell'anticomunismo. E allora tutto si sfrangia, lo sbandamento a destra, i pensionati..."
Passiamo al secondo neo senatore, Lipari eletto in quel di Cittadella, provincia di Padova. Il pomeriggio di lunedì era stato dato proprio il dato di Cittadella a gettare l'allarme ma Lipari minimizza.
"Certo, se vi fermate al risultato di una sola sezione... Comunque la perdita nel mio collegio è identica alla perdita in Veneto. Secondo ero e secondo sono".
Adagio adagio l'aria dell'anticamera si fa tetra.
E' il momento giusto per fare parlare Galloni: "Il nostro errore più grosso? Bah, non si hanno perdite senza errori, forse non siamo riusciti a farci capire quando parlavamo di rigore. Prendiamo i pensionati, hanno avuto paura che gli facessimo pagare un prezzo troppo alto".
Già, i pensionati. Ma chi andrà in pensione dei capi dici? Mastella entra in anticamera tenendo fra le mani un fascicoletto micidiale. Come sempre accade dopo tutte le sciagure si dà lettura dell'elenco dei superstite e dei caduti.
D'Onofrio? Lui ce l'ha fatta. Donat-Cattin? E' caduto. Ma siccome la Ceccatelli è stata eletta in due collegi del Piemonte, forse rientrerà. La Falcucci? Caduta alla Camera.
 

Lavezzari, senatore di Varzì? Caduto. Rossi Giampaolo? Caduto. Pucci Ernesto? Caduto. Vincelli? Caduto.
Arriva Andreotti e mi vede scrivere a testa bassa sul quaderno.
"Che fa -chiede sornione- le contravvenzioni?"
"No, onorevole, a mettere le multe sono stati gli elettori".
Come al solito l'intramontabile Giulio è perfetto: doppiopetto blu, mani curate, mascagna tirata a lucido, sembra reduce da un convegno sulla storia dei papi e va a confortare De Mita.
Mastella intanto prosegue implacabile. D'Arezzo? Caduto. Calarco? Caduto? Vitalone? No, rientrato. Valiante, presidente della commissione Moro? Caduto. Entra Gianni Zandano, ottimo economista e fresco presidente dell'Istituto San Paolo di Torino. Lo conosco da una vita e capisco subito che ha le palle che gli girano. Infatti, da Vercellese concreto sbotta: "Basta con questa aria da funerale, va bene. Siamo stati sconfitti. Ma abbiamo una Dc pulita. Il partito ha avuto il coraggio di certe decisioni, come i registratori di cassa. Per esempio, che cosa vi aspettavate? Allora, poi mi regala il suo parere. "Guarda, senza De Mita sarebbe andata peggio".  

E De Mita a che dice? Ha digerito la sbornia negativa del 27 giugno? Uno che c'era racconta: "Lunedì pomeriggio Ciriaco sembrava proprio suonato. Stava inchiodato davanti alla TV e ripeteva che: botta, che botta! Oggi si è ripreso, perché è un ragazzo di qualità ma nessuno può dire che cosa abbia in testa. Gli altri capi dici? Bah, Piccoli ieri è venuto, ha tanti difetti, ma non è ingeneroso, si è persino fatto vedere a braccetto di De Mita sulle scale. Tanta gente invece non ha sprecato nemmeno un gettone per la telefonata".
Adesso rispunta Andreotti, ha confortato, ha confabulato, ha consigliato e ora se ne va serafico come prima. Tuttavia, non rifiuta un parere. La sua voce, un po' nasale suona balsamica nell'anticamera di demitiana: "Io credo che le analisi vadano fatte a freddo e non sotto l'emozione. E poi cari amici, voi sapete bene che in un paese democratico ci sono le alte e le basse maree. L'essenziale è che il mare rimanga quello che è".

"Onorevole, oggi però la marea Dici sembra bassissima".
Andreotti fa spallucce: "D'accordo, ma non bisogna abbandonarsi a nervosismi e alle analisi improvvisate. E soprattutto, non bisogna fare il gioco del cerino. Sì, non bisogna mettersi a passare il cerino acceso da un amico all'altro di modo che l'ultimo si brucia le dita. E' un gioco poco nobile".
Non è lo sport preferito dai capi democristiani?
Altre spallucce di Andreotti: "Io non mi dedico a giochi di questo genere. Qualcuno di noi lo farà? E' presto per dirlo. Tuttavia, può darsi che qualcuno ci stia già pensando". Altra domanda: "Che fine farà De Mita è vero che si merita un congresso straordinario per decapitarlo?"
Calma ragazzi replica Andreotti: "Riflettiamo, facciamo autocritica e non scarichiamo tutto sul segretario".
Ma chi si prepara a decapitare De Mita? Forse Mazzotta, l'inventore del neocentralism? Eccolo qui con un sorriso al vetriolo.
Che dice il rappresentanza della minoranza Dici? "Quale minoranza. Io sono il vice segretario di un partito unitario".

Poi ci offre un paio di sentenze concrete e cupe: "Non fatemi parlare, la realtà del paese e così dura e ci saranno passaggi politici talmente difficili che è bene sospendere ogni dichiarazione. E poi abbiamo avuto un voto di protesta contro un certo modo di governare. Questa protesta si è concentrata sulla Dici, ma sarebbe un errore grave pensare che riguardi soltanto il nostro partito".
Mazzotta ringhia con la solita franchezza: "E' uscita fortemente rafforzata la linea del PCI, i comunisti dicevano battete la DC. E noi siamo stati battuti anche se non è stato il PCi a farlo. L'affluenza delle sinistre è aumentata. Oggi c'è un nuovo equilibrio di forze assolutamente incompatibile con le politiche indispensabili per far fronte all'infrazione. Quindi ci troveremo di fronte ad ad un autunno molto difficile".
Chiedo a Mazzotta: "Forse adesso dovrete contrattare con il Pci la manovra antinflazionistica?"
Lui scatta: "Ma cosa dice? Una seria politica contro l'inflazione non è contrattabile col Pci perché i comunisti hanno obiettivi diversi dai nostri".
"Questo significa che pensate a nuove elezioni anticipate?
Mazzotta non è mica scemo e si chiude a riccio: "Io dico soltanto che dalle urne è uscito un risultato contraddittorio rispetto alle esigenze della situazione economica".

Continua a piovere su Piazza dei Veleni, e l'anticamera del segretario è immersa in una luce sempre più grigia, ma in tutto questo grigiore ecco una pennellata di verde pastello. E' De Mita, con un fresco vestito estivo,l'aspetto che sembra disteso, tranquillo.

Come si sente dopo la legnata?
"Ieri fisicamente mi sono sentito bene, è stato il primo giorno che non ho avvertito i sintomi della stanchezza e stanotte ho anche dormito. Però poi pensandoci... Vi farò una confessione -continua il Grande Sconfitto-. Io non sono un uomo di coraggio, tutt'altro, ma reagisco bene a certe situazioni. L'ho visto durante il terremoto, quello al Sud. Tutti erano nervosi. Io invece stavo calmo, ho aiutato a sfollare la gente, ho accompagnato i feriti in ospedale. La paura mi è venuta soltanto dopo.
Insomma, quando la situazione si normalizza dentro di me emerge la consapevolezza della paura. Dunque, basta aspettare, onorevole, presto la vedremo avere un po' di strizza.
Oggi comunque a sfollare forse dovrà essere lei. Replica secco: "Questa è una cosa che decido io. Personalmente non mi sento sconfitto e poi sarebbe strano, fino alle 2 di ieri pomeriggio dentro e fuori la Dici si riteneva che la mia fosse la sola risposta possibile alla crisi italiana e adesso invece dovrei, dovrei..."

Nel crocicchio dei cronisti sotto il crepitare dei flash De Mita continua la sua autoanalisi: "Se avessi almeno bucato una ruota durante la corsa, invece no, uno corre, sembra andare bene, tutti applaudono, e poi quando arriva al traguardo scopre che la corsa è già finita da mezz'ora. Sì io le elezioni le ho perse, ma non capisco chi le abbia vinte".

Davvero non lo capisce onorevole?
"No. I problemi del paese restano e le nostre indicazioni sono le più adatte a risolvere quei problemi, anzi, ora le difficoltà del paese sono cresciute perché la Dici ha meno forza per affrontarle. L'inflazione c'è, la disoccupazione anche, le istituzioni sono inadeguate e non è che abbia vinto una proposta alternativa alla nostra. Insomma ci vorrà una grande consapevolezza da parte di tutti".

Ascolto De Mita e non riesco a capire. E' un testardo? E' un cinico? E' un realista? E' un imbonitore?
Lui continua senza soste, un po' rosso in viso, e sudato. "Vince chi governa questo paese. Le elezioni si giocavano tutte sulla risposta da dare alla domanda di governo degli italiani. Noi c'eravamo illusi di darla, forse non siamo riusciti a spiegarla e sapete che vi dico? -ci domanda di colpo, sornione-. Dalle telefonate ricevute stamattina sento che i più preoccupati sono proprio quelli che non ci hanno votato.
E' vero che gli altri capi Dici le preparano il processo?
De Mita sembra di una clma marmorea e ribatte attaccando: "Non fatevi illusioni, la Dici è cambiata anche in questo e poi non è in gioco la mia persona. Certo, sarà difficile. Chi perde dovrebbe mettersi da parte, però se io avessi dato un'indicazione sbagliata e se l'avessi data da solo... ma l'indicazione è stata del partito, collegialmente, e in giro s'udiva soltanto un coro crescente di consensi...
Nuove elezioni, allora?
De Mita fa un gesto di fastidio: "Ma no, i risultati bisogna interpretarli e gestirli. La nostra politica, comunque, rimane quella di prima, anche se diventa più difficile, vedremo fra due o tre mesi se quello che abbiamo proposto è necessario o no".
Lei dice che non ha vinto nessuno ma i repubblicani per esempio hanno vinto...
Lui replica, quasi sprezzante: "E allora che facciano il governo! Ma mi pare che ci sia bisogno di qualche voto in più per farlo. Adesso De Mita riflette. "Certo, la Dici e il Pri volevano le stesse cose, eppure loro vincono e noi perdiamo".

Già, come mai?
Finalmente De Mila dà una risposta: "E' la teoria del guado. Nei processi di trasformazione chi vuole gestire il cambiamento è penalizzato, spesso le cose che ci abbandonano non pagano, mentre le cose ancora da fare non sono gratificanti".
Poi taglia corto: "Sì, lo ripeto, la nostra proposta era giusta, e il massimo che posso dire è questo: forse sono stato inadeguato nel trasmettere questa proposta e nel convincere la gente".
Ancora un po' di lamento: "Guardateci con più serietà, sforzatevi di capire, dovete abituarvi a guardare alla Dici, come al dato di novità vero indipendentemente dalle persone".
Poi un guizzo imprevedibile: "C'è un vantaggio nella sconfitta. Fino a ieri avevamo il dovere di fare tutto da soli. Adesso invece siamo soltanto una parte, sia pura sia pure la parte più grande e d'ora in poi governare questo paese è un carico che spetta a tutti. Ho finito e vi saluto" dice De Mita. Però, il Grande Perdente ha ancora in serbo l'ultimo colpo di lancia: "La partita è tutta aperta, tutta da giocare. Purtroppo noi dobbiamo giocarla con i voti del 26 giugno. Ma gli altri? Sperano in un governo senza la Dici. Che lo facciano!", conclude sprezzante Sì, anche nella sconfitta, Ciriaco è sempre lui e se i capetti della Balena Bianca vorranno impiccarlo in Piazza dei Veleni dovranno usare una corda davvero robusta.