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Hammamet e Craxi: Italia, paese di lecchini, voltagabbana e irriconoscenti

Che razza di comunità è quella che osanna il potente fin quando è a cavallo, salvo sputargli in faccia quando cade in disgrazia?

C'è una accusa che il regista Gianni Amelio in maniera neppure troppo velata rivolge al nostro Paese, al sentire popolare di questa nazione, nel film Hammamet, sugli anni di esilio, volontario e forzato insieme, di Bettino Craxi in Tunisia. 

Ed è -lo diciamo senza spoilerare nulla- nella scena onirica finale del film, dove appare il duo comico Olcese e Margiotta. Può un Paese che ha venerato Craxi, temuto Craxi, odiato Craxi, deridere una persona malata, sulla sedia a rotelle, in attesa di trapinato di cuore e di amputazione di una gamba?

Può il Paese fascista prendere a calci il cadavere a testa in giù di Benito Mussolini a piazzale Loreto? Che razza di comunità è quella che osanna il potente fin quando è a cavallo, salvo sputargli in faccia quando cade in disgrazia?

Delle due l'una: o il sentimento popolare nei confronti di chi è al governo è di sospettosa critica e distacco, o c'è un problema serio. Quale? L'incapacità di avere dignità, nella critica e nell'adesione, nel sostegno e nell'allontanamento da una esperienza politica. 

Cosa è cambiato in questi venti anni, dalla morte di Benedetto detto Bettino? E' cambiato che il processo di esaltazione e derisione dei leader si è accelerato. Ne sa qualcosa Matteo Renzi, e proverà, prima o poi sulla sua pelle, il sale del tradimento del Paese anche l'altro Matteo, Salvini. 

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Hammamet non è un film su Craxi, ma un film sulla codardia degli italiani. 

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