Attualità Palermo

Bufera su Musumeci, incarico di 12 mila euro a Uccio Barone

I Cinquestelle attaccano

Modica - La denuncia viene dalla deputata 5Stelle Simona Suriano (M5S), e riportata da Focusicilia: “Musumeci elargisce 12mila euro al professore Barone, pesantemente coinvolto nell’inchiesta Università Bandita: uno schiaffo alla meritocrazia e alla legalità. Si revochi il provvedimento”. 


L'incarico conferito per 12 mila euro al prof. Uccio Barone riguarda uno studio sui moti carbonari del 1820. 


La deputata del Movimento Cinque Stelle Simona Suriano prosegue: “Elargire 12mila euro di fondi pubblici a un soggetto coinvolto pesantemente in una inchiesta giudiziaria di tale portata è uno schiaffo alla meritocrazia, alla legalità e al buonsenso. Il presidente Musumeci ha scelto, arbitrariamente e senza alcuna procedura comparativa, di destinare la somma al professore Barone, proprio colui il quale parlava testualmente di “stronzi da schiacciare” durante i concorsi universitari. Proprio colui che secondo le accuse avrebbe cercato appoggi ed entrature per portare il figlio docente a Catania: e poi c’è riuscito. Proprio colui che, secondo i magistrati, organizzava finti convegni, in realtà mai effettuati per ottenere dall’ateneo I rimborsi e distribuirli con altri docenti che facevano parte delle commissioni dei concorsi”.
“Dalla Regione arriva la commissione di uno studio sui moti carbonari del 1820 pagato 12mila euro che grida allo scandalo. Non c’erano altri docenti, ugualmente preparati e titolati? Non si poteva ricorrere ad altre forme comparative e pubbliche? Penso allo storico Giambattista Sciré, il ricercatore che sulla sua pelle ha pagato il prezzo dei concorsi truccati e dell’Università Bandita. Penso alle centinaia di eccellenze siciliane che sono dovute scappare perché dentro l’università di Catania comandavano certi “baroni”. Musumeci torni indietro revocando l’incarico. Come può un giovane onesto avere fiducia nella politica quando chi è accusato di condotte illecite viene anche “premiato” dalla Regione?”.
Rincara la dose su FB Giambattista Scirè, il ricercatore ormai simbolo nazionale delle vittime dei soprusi baronali e che spiega più nel dettaglio i contorni dell’imbarazzante vicenda: “Direi che dopo questa si può anche chiudere la baracca della decenza di questo Paese.
C’è un signore che si chiama Giuseppe Barone (detto Uccio), docente di storia contemporanea, ora in pensione, che è stato direttore per molti anni del dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Catania.
Ebbene, questo signore, secondo la Procura e secondo quanto sta emergendo dalle indagini (fatte di documenti, intercettazioni, video, etc) sarebbe tra i partecipanti, in qualità appunto di “partecipe”, di una associazione illecita composta da docenti universitari (con tanto di capo, promotori, etc) che consentiva di controllare i principali organi collegiali dell’ateneo catanese, di mantenere il controllo su tutti bandi universitari e di sanzionare le condotte dei soggetti estranei che tentavano di partecipare liberamente ai concorsi pubblici.
Nella fattispecie, il signor Barone avrebbe ricoperto il ruolo di determinatore e concorrente materiale, ovvero induceva l’ex rettore Pignataro a promuovere la chiamata di suo figlio in qualità di direttore di dipartimento, mentre in un altro caso, in concorso con il candidato vincitore del concorso stesso, avrebbe procurato ingiusto danno agli altri partecipanti al concorso (i famosi “stronzi da schiacciare” delle intercettazioni) e ingiusto vantaggio al candidato vincitore giacché concordavano preventivamente l’esito dello stesso concorso, contattando i commissari per acquisire la loro disponibilità all’esito predeterminato, e insieme al candidato vincitore redigendo i verbali della commissione.
Ora sentite bene cosa è successo, aprire bene le orecchie e aguzzate la vista.
Questa persona anziché attendere l’esito del processo in silenzio come farebbe chiunque, difendendosi con gli avvocati nei tribunali, ha ricevuto qualche giorno fa niente meno che un premio, un incarico per 12 mila euro di fondi pubblici conferitogli dal presidente della Regione Sicilia Musumeci, per uno studio sui moti carbonari, in virtù niente meno che della “professionalità del soggetto incaricato”.
Poi c’è invece chi avrebbe dovuto vincere un concorso ma non lo ha vinto perché qualcuno lo ha truccato e nonostante tutte le sentenze della magistratura (amministrativa e penale) rimane tutt’oggi fuori dall’università perché gestita proprio con quei metodi evidenziati dalle indagini.
Come può un giovane cittadino o studente universitario avere fiducia nella politica e nell’università di fronte agli atti descritti nelle carte della Procura e quando chi è accusato di condotte illecite di questa portata viene addirittura premiato?”