Benessere Influenze

Influenza stagionale o Coronavirus: come distinguerli?

Come distinguere la classica l’influenza stagionale dal coronavirus?

Negli ultimi due anni abbiamo avuto dei picchi influenzali molto elevati, con più di 8 milioni di casi l'anno. Questo anno, dopo un inizio in linea con gli anni precedenti, i dati registrano un rallentamento, dovremmo arrivare tra i 6 e i 7 milioni di casi ma il picco è passato. E questo è un bene per poter evitare confusioni con i possibili contagi di coronavirus che hanno sintomi in alcuni casi simili all'influenza ma con incidenza maggiore di polmoniti". Questo è quanto ha riferito, Giovanni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive nell'Istituto Superiore di Sanità, nel corso del Flu Summit 2020. Con l’avvento del coronavirus anche una semplice influenza stagionale può scatenare il panico: in molti, infatti, pensano di non essere in grado di riconoscere i classici sintomi da quelli del virus che sta mietendo vittime non solo in Cina e, a macchia di leopardo, in altre parti del mondo. Ecco qualche utile e semplice consiglio per non andare nel panico e stare tranquilli.

Influenza stagionale 2020 e coronavirus: incubazione, picco e sintomi

Secondo quanto emerge dagli ultimi dati della sorveglianza epidemiologica Influnet, dovremmo essere fuori dal picco dell’influenza stagionale 2020 : in questo periodo, molti italiani, dopo l’incubazione, circa 795mila persone sono state bloccate a letto con i classici sintomi che vanno dalla febbre alla tosse al mal di gola. Ma altri ancora non ne sono fuori. In molti, però, si chiedono come fare a capire se si tratta effettivamente della classica influenza stagionale 2020 oppure del coronavirus. Il primo fattore da considerare è senz’altro la statistica: è assolutamente più probabile, qualora abbiate sviluppato i sintomi sopra citati, che abbiate contratto la prima e non il secondo. Le uniche eccezioni, ovviamente, riguardano quelle persone che sono rientrate da poco dalla Cina oppure tutti coloro che sono stati a contatto con persone che hanno contratto questa infezione. Il suggerimento dell’Istituto di sanità è, per prima cosa, di non farsi prendere dal panico; successivamente, gli esperti consigliano di rivolgersi al proprio medico curante qualora si manifestassero si manifestassero febbre o disturbi respiratori. È fondamentale ricordare che la vaccinazione rimane il principale strumento di prevenzione dell’influenza. Inoltre, per ridurre la trasmissione del virus dell’influenza, è importante mettere in atto anche misure di protezione personali (non farmacologiche) come per esempio:

- lavaggio delle mani (in assenza di acqua, uso di gel alcolici)

- buona igiene respiratoria (coprire bocca e naso quando si starnutisce o tossisce, trattare i fazzoletti e lavarsi le mani)

https://www.ragusanews.com//immagini_banner/1601481514-3-crai.gif

- isolamento volontario a casa delle persone con malattie respiratorie febbrili specie in fase iniziale

- uso di mascherine da parte delle persone con sintomatologia influenzale quando si trovano in ambienti sanitari (ospedali).

https://www.ragusanews.com//immagini_banner/1592892665-3-di-raimondo-mercedes.gif

Tuttavia la risposta del sistema immunitario non è uguale per tutti. I sintomi del Coronavirus, infatti, sono variabili e per identificare l’infezione e distinguerla dall’influenza serve un test diagnostico.

I sintomi del Coronavirus e la risposta del sistema immunitario

Il Coronavirus, o COVID-19 ha la caratteristica di presentare sintomatologie molto variabili. Nell’80% dei casi la manifestazione clinica è simile all’influenza di varia intensità:

naso chiuso o che cola

tosse

febbre elevata

sintomi-corollario a livello respiratorio

dolori muscolari e articolari

senso di spossatezza.

Nel 15%, invece, la manifestazione diventa più pesante perché il virus, invece di rimanere confinato nelle prime vie respiratorie, si approfonda negli alveoli polmonari. Qui determina la polmonite virale primaria, dalla quale poi conseguono quelle difficoltà respiratorie (distress respiratorio) che necessitano di un ricovero ospedaliero nel reparto di malattie infettive. Nei casi più gravi (5%), possono essere necessarie terapia intensiva e rianimazione.

Come riconoscere il virus dall’influenza?

Ce lo spiega di seguito il professor Fabrizio Pregliasco, che è il direttore sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi e virologo presso l’Università degli Studi di Milano. Come si può distinguere il coronavirus dall’influenza?  La diagnosi di Coronavirus – spiega lo specialista -, purtroppo, si può confermare solamente attraverso un tampone faringeo, costituito da grandi cotton fioc con una parte assorbente all’estremità. In questo momento, stiamo assistendo alla coda della stagione influenzale e, si spera, che nell’arco di qualche settimana, le comuni infezioni respiratorie scompaiano e quindi si possa, in modo più preciso, avere una evidenza di quelli che sono gli effettivi casi di Coronavirus”.

La principale differenza

La principale differenza con l’influenza è che quando siamo di fronte al Coronavirus le difficoltà respiratorie si manifestano «subito, nei primi giorni». Rispetto all’influenza il coronavirus, spiega il virologo Bassetti, provoca più facilmente complicanze a carico del sistema respiratorio come «polmoniti gravi e polmoniti interstiziali». Wuhan dà le prime risposte: «il numero di vittime lì sta progressivamente dimunuendo - continua il virologo - perché i medici stanno imparando a conoscere meglio il virus, stanno imparando come devono ventilare i pazienti» per superare la crisi respiratoria.

Qual è il momento del contagio?

In base alle informazioni finora disponibili, l’influenza e il coronavirus hanno un’altra cosa in comune: «entrambi i virus possono essere trasmessi anche in fase pre-sintomatica» spiega Bassetti, cioè nel periodo di incubazione del virus quando non si sono ancora manifestati i sintomi.

Cosa fare se si sospetta di avere il Coronavirus?

“Nel caso di un sospetto, è sempre bene non recarsi al Pronto Soccorso, ma chiamare il 112 il quale, eventualmente, invierà il personale sanitario per effettuare il test. Importante è mantenersi in regime di quarantena ed evitare contatti con altre persone, in modo da ridurre un possibile contagio”, conclude il professore.


© Riproduzione riservata