Cultura Scicli

Lettera dalla terra del contagio

Non circolava denaro nella Scicli dilaniata dalla peste

Scicli - Il 9 luglio 1626 Fortunio Arrighetti, procuratore generale a Palermo del Conte di Modica, l’Almirante don Giovanni Alfonso Enríquez de Cabrera, in risposta a una lettera del Capitano d’arme e a peste di Scicli don Pietro Lo Monaco, così scriveva a Paolo La Restia, governatore pro tempore della Contea di Modica:
Ill/re Pietro lo monaco capitan d’armi de la peste di scicli mi scrive come prima havera fatto l’istesso con V.S. che in quanto all’jnfermità contagiosa di scicli si va bene assai.
Arrighetti era stato castellano di Scicli. Il Conte gli aveva fatto quella nomina per sottrarre l’ufficio vendibile del Castello di Scicli a don Giuseppe Grimaldi alias Caser, dopo che il padre, Agostino, contabile generale e per un tempo anche governatore della Contea, era deceduto.
Don Giuseppe nel 1626 ricopriva nella Contea di Modica il ruolo di Maestro Razionale e Paolo La Restia, marito di Isabella Sedeño, figliastra di Agostino Grimaldi alias Caser, quello di governatore. Un accentramento di potere in una sola famiglia che al Conte e soprattutto a sua madre, la contessa Vittoria Colonna, risultava abbastanza pericoloso quanto addirittura sospetto.
Arrighetti era legato alla città di Scicli non solo da ragioni economiche (la sua nomina a castellano era stata da lui venduta grazie al diritto di sostituzione) ma anche sentimentali. Più volte si era occupato in passato della vicende cittadine in prima persona nutrendo una profonda stima per lo sciclitano Antonio Frasca, notaio di fiducia dei conti di Modica a Madrid e suo personale amico.
Il Procuratore nella sua missiva a La Restia fa il punto della situazione ripetendo minutamente quanto a lui esposto dal Capitano d’arme e peste, preoccupandosi non più per il contagio che sembrava cessato o comunque attenuato quanto soprattutto per la difficile ripresa economica della città.
Non circolava denaro nella Scicli dilaniata dalla peste -informava il Capitano d’arme - e il poco che circolava era infetto. Lo Monaco aveva accennato nella sua relazione a un grosso lascito fatto da Paolo Vassallo e custodito nell’abbazia della città. Con quei soldi la rinascita sarebbe stata pronta e sicura. Ma il vescovo di Siracusa aveva fatto il diavolo a quattro vietando in tutti i modi che quella somma fosse prelevata. Il Capitano aveva allora ipotizzato di chiedere una sospensione delle prammatiche al Viceré, di ricavare una certa liquidità dalla vendita di animali erranti, raccolti da Giuseppe Miccichè in recinti come Carioti racconta. Erano comunque somme modeste da recuperare. Si sarebbe potuta chiedere per conto dell’università un’anticipazione al cinque per cento al Real Tribunale del Patrimonio, suggeriva in ultima analisi Lo Monaco nella sua relazione.
Arrighetti riflette su tutte queste opzioni e lo fa mentre scrive. Alla fine, preso dallo sconforto e col cuore in mano, decide che Scicli è troppo importante per abbandonarla al suo destino e a un futuro indebitato che inevitabilmente avrebbe obbligato il Conte ad alienarla
“che stare a speransa del Patrimonio Reale per il remedio e[è, ndt] vanità, da noi ha da uscire il tutto” conclude con una certa amarezza.
Scartato l’intervento pubblico, supplica pertanto il Governatore di riunire il Consiglio Patrimoniale della Contea, di anticipare le somme necessarie per la ricostruzione prelevandole dal gettito fiscale delle varie gabelle, raccomanda di fare le cose con trasparenza e oculatezza
dando di tutto conto al Viceré e Patrimonio (Tribunale del Real Patrimonio, ndt) accio intendano si camina con quella prudenza Charità e vigilanza che se deve.
Il 18 luglio 1626 Paolo La Restia convocava i Maestri Razionali del Consiglio Patrimoniale della Contea e il contabile. Seguendo le direttive di Arrighetti, stabiliva un prestito non superiore a quattrocento onze per il quale avrebbero dovuto però prestare garanzia tutte le persone facoltose di Scicli sopravvissute all’epidemia. Decideva di prendere contatti con il Capitano d’arme e peste della Città per restituire gli animali erranti ai padroni legittimi se ancora vivevano o ai loro eredi nel caso in cui avessero dimostrato la loro proprietà. Tutto questo in un pubblico bando per vendere poi liberamente al meglio le bestie rimaste non rivendicate da alcuno.
Questo successe a Scicli alla fine del contagio nell’anno del Signore 1626. Mai come oggi, 13 marzo 2020, con tutta l’Italia in quarantena e col fiato sospeso per l’attacco virale del COVID-19, questa drammatica pagina di storia locale è stata più attuale e vera!
Segue la trascrizione dei testi.
Ill/re Pietro lo monaco capitan d’armi de la peste di scicli mi scrive come prima havera fatto l’istesso con V.S. che in quanto all’jnfermità contagiosa di scicli si va bene assai pero che tutta l’opera fatta, denari spisi, e travagli patiti sarano in darno si adesso all ultimo non si agiuta con denari piu per perfettionare il tutto, chi è che in quanto a scicle non ci è piu un tarì essendo ridutto il denaro chi e restato infetto o, octo preti confessori, e 2 U/n(Milion, ndt) scudi che paulo vassallo quando morsi lasciò a certi parenti quali salvorno nell’abadia, desiderava la universita valersene dando cautela alli heredi, pero il vescovo non vuole che si tocano né si cavino della badia, lui è confuso et ha dui remedij, huno e procurar di sojugare la università a piu de 5 per cento domandando dispensa al Vicere de la prammatica che glie lo scrive et a questo responderà il Patrimonio però, jo temo che con difficoltà si trovarà chi sborzi il denaro, ma quando si obligassero anco li particulari facilitarebbe assai, l’altro remedio è che si venda tutta la bestiame quali e raccolta fora et che la università si obligasse a pagar il prezo desta all’Almirante, o/ alli heredi si ci saranno come meglio determinerano V. S. e cotesti SS/ri del Patrimonio, dice che non è morto nessuno che non habbia fatto testamento ma quando bene tutta questa robba fosse dell’Almirante per non perdere una terra come scicli conviene che del meglio che si sia, si sovengono e non obstante le miserie in che ci troviamo son[o] dell’jstesso parere, e per cio conviene che V.S. giunto consiglio Patrimoniali si attivi di questa materia con il fundamento che si richiede a negotio cossi importante, che stare a speransa del Patrimonio Reale per il remedio e[è, ndt] vanità, da noi ha da uscire il tutto V.S. ci attenda e facciano listesso tutti cotesti SS/ri M/ R/ (Maestri Razionali, ndt) e contatore faciansi dare da li Giurati e Depositari lo jntroito di quanto ha pervenuto in potere loro non solo di denari però di bestimenti (vestimenti, ndt) e carne, la spesa che si e fatta con le distincione requisiti necessarij scrivendo sopra questo al Cap/ darme perche il tutto si facerà con intervento et anche ordine suo vedano in che stato si trova la università sapiano quello che spende quanto havera bisogno tratasi di provederla con le cautele requisiti necessarij dando di tutto conto al Viceré e Patrimonio (Tribunale del Real Patrimonio, ndt) accio intendano si camina con quella prudenza Charità e vigilanza che se deve.

DELIBERA DEI COMPONENTI DEL CONSIGLIO PATRIMONIALE DELLA CONTEA DI MODICA:

Per la quale si è tenuto consiglio Patrimoniali intervinienti Ill/re Presidente Paulo Larestia S/or don Giuseppe Grimaldo S/or francesco dechebelz e S/r Scipion Celestre per la determinattione di quello che si dovesse fare, et si concluse che si tratti con il Cap/n de arme de Scicle conforme il contenuto della retroscritta letera del S/or fortunio Arrighetti Procurator General e secondo la sua relatione, che si proveda de quello sarà necessario pur che sea de quatro cento onze abasso, et con conditione che per la restituttione di detto denaro si debbano obligare li Personi facoltose di quella città de Scicli nomine proprio, e perche il S/or Sargente maggiore francesco deechebelz s’ha de vedere[/] nella posta con detto capitan de arme si remita questo negotio a detto S/or deechebelz perche tracti et negosie con quello meglio modo e manera che sara posibile cossi della summa che haveran necessario come ancora de assicurarsi et cautelarsi com’e detto di sopra quello che se li prestarà, e questo de denari dell’administratione corrente, poiche a vendere la bestiame che si è raccolta de Sciclitani non se può far suma per essere pochissima, e la magior parte giomenti, muli, et someri che non si trovano vendere contanti, non vi essendo altro che 16 bestioli bovini che ancor che si vendessero de contanti pocha suma ponno fare e perche si tratengono à spese, per cio sara bene si scriva in scicli et si faccia bando che cui ha perso bestiame mandi le loro merchi e signali accio che trovandosi padroni se li restituisca, et quelli che non haveranno padrone che si venda al meglio che si potrà non trovandosi contanti a tempo, e costi fu concluso et determinato hoggi jl di 18 luglio 1626.

CREDITI
AA.VV., Notiziario storico di Scicli a cura del Comune di Scicli, vol. 4, maggio 1998 (sulla peste del 1626 a cura di Guglielmo Ferro e Luigi Scapellato)
Archivio di Stato di Ragusa, sez. di Modica
Archivo General de Simancas
Archivo Histórico de Protocolos de la Comunidad de Madrid
Archivo Histórico Nacional
Carioti Antonino, Notizie storiche della Città di Scicli, Edizione del testo a cura di Michele Cataudella, Voll. I e II, Comune di Scicli, 1994
Pellegrino Francesco, Giuseppe Grimaldi cavaliere dell’Ordine di Nostra Signora di Montesa, The Dead Artists Society, 2018
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