Cultura Il dubbio se Dio esiste

L'Uomo, la Fede, la Scienza

L’immagine in una chiesa deserta ma aperta di un altare spoglio con sopra il Crocefisso e ai lati due ceri accesi come nella liturgia del Venerdì Santo sarà il più potente antidoto

Non siamo preparati

Mai come oggi, 17 marzo 2020, l’Uomo si è sentito solo. L’hanno sperimentato, questa solitudine, il cinese e poi il lombardo e, a catena, un po’ tutti gli altri uomini che nelle diverse regioni del mondo si sentono minacciati dal Covid-19.
Un tempo l’Uomo conviveva tranquillamente con carestie, pestilenze, guerre. Era un Uomo preparato, temprato nello spirito e nel corpo, abituato alle grandi sfide che le epoche e la natura gli imponevano.
Oggi quest’uomo è disarmato. Le armi della medicina e della scienza si sono rivelate spuntate e impotenti. Il grande castello di carte dentro il quale si baloccava da anni è caduto sotto il soffio potente di un nemico invisibile che lo attacca nella sua natura più segreta e intima.
Il contagio, la grande paura che terrorizzò per secoli generazioni di Padri, si ripresenta sinistro e inevitabile.
Le metropoli ritornano a essere spettrali cimiteri di memorie e i pochi viandanti che per svariati motivi si attardano per le loro vie sembrano fantasmi risuscitati nella notte.
L’uomo pragmatico, super tecnologico, che è sbarcato sulla luna in una conquista effimera quanto inutile, quest’uomo improvvisamente fa i conti con la sua coscienza e scopre, come il suo antenato di millenni o di qualche secolo fa, il bisogno del trascendente e dello spirituale, detto in parole povere il bisogno di Dio.
In un tempo in cui la scienza ha spesso proclamato la morte di Dio, un virus come un’antica piaga d’Egitto riporta questo concetto al centro di qualsiasi riflessione.
Dio ritorna con forza e con la carica dei suoi valori morali che da sempre hanno influenzato la “Ricerca” senza mai subirla, com’è invece successo nel secolo scorso e in questo primo ventennio del secolo presente.
Si scopre così il vero senso della Scienza come “ancilla Theologie” e non come depositaria di una Verità che solo il segreto dell’esistenza occulta e vela.
San Carlo Borromeo curava gli appestati di Milano in forza di una fede che gli veniva dalla sua intima e profonda scelta di Dio.
Durante il tempo della peste o delle epidemie o durante i terremoti le chiese erano aperte per soddisfare il bisogno di conforto che solo Dio, sommo bene, può dare.
E’ giusto mettere in campo ogni profilassi buona a debellare il morbo. Si fa da sempre, non abbiamo scoperto nulla ora. La Storia insegna che le città si “barraggiavano” cioè si “sbarravano” per contenere il contagio e i sospettati erano confinati in sterminati lazzaretti che avevano lo scopo deterrente di frenare l’epidemia.
Si facevano fumigazioni bruciando erbe aromatiche e rosmarino per purificare l’aria e renderla salubre. Mai, dico mai si chiusero le chiese!
Oggi non è così. Rispetto al passato, parecchio è stato smarrito. Occorre recuperare il “conforto di Dio” che è venuto a mancare in questi tempi di distrazione di massa.
Con le dovute cautele, con gli accorgimenti che la Ricerca scientifica consiglia e impone.
Domani, quando la “piaga” si sarà allontanata, potremmo scoprirci davvero poveri e abbandonati, se nel momento dello sconforto e del dolore l’immagine di un padre buono è venuta a mancarci.
Non saranno i conti in rosso di un’esistenza impazzita ciò che peserà domani sulla coscienza e la vita dei sopravvissuti ma la solitudine dell’Uomo orfano di Dio.
L’Italia non è la Cina, nel rispetto delle convinzioni, degli uomini e delle fedi.
L’immagine in una chiesa deserta ma aperta di un altare spoglio con sopra il Crocefisso e ai lati due ceri accesi come nella liturgia del Venerdì Santo sarà il più potente antidoto non contro il virus che oggi ci tormenta e domani scomparirà nel nulla come dal nulla è venuto ma contro il secolarismo imperante che ha spogliato in questi ultimi tempi l’Occidente, per definizione e speranza credente, delle sue profonde e sofferte radici cristiane.
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