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Coronavirus, essere asintomatico positivo: quali conseguenze ha?

Quanto tempo un soggetto asintomatico può essere contagioso?

Coronavirus, essere asintomatico positivo: quali conseguenze ha?

Si può contagiare altre persone pur stando bene se si è positivi al COVID-19, ma senza aver sviluppato i sintomi. Così sarebbe stato introdotto il virus in Italia, direttamene da chi arrivava dalla Cina.

Il professor Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi e virologo presso l’Università degli Studi di Milano, ci spiega cosa significa essere positivi al virus e che effetti ha.

Caso positivo: quando c’è l’infezione

«Un caso positivo di Coronavirus - spiega il professor Fabrizio Pregliasco - è un soggetto a cui, a seguito di un tampone faringeo, viene riscontrata la presenza di virus vivo nelle vie respiratorie e che è quindi in una condizione di contagiosità che può andare avanti anche quando c’è la guarigione dei sintomi. Tutti i soggetti positivi, anche se poco sintomatici, vanno considerati a rischio. Le persone che hanno avuto un contatto stretto e ravvicinato con un caso positivo per un tempo superiore a 15 minuti, quindi, devono essere molto attente alla propria salute e potenzialmente isolarsi anch’esse per 14 giorni (tempo massimo di incubazione, che va dai 2 agli 11 giorni con un tempo medio di 5,2 giorni)».

Coronavirus: gli asintomatici

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Che il nuovo coronavirus SARS-CoV-2 si trasmetta anche nella fase presintomatica dell'infezione è ormai cosa nota. Ora però uno studio condotto su due focolai della malattia suggerisce che il contagio di chi ha la COVID-19 ma non ne mostra i sintomi sia più elevato di quanto si temesse. Sul fronte dei contagi da nuovo Coronavirus, la cittadina di Vo’ Euganeo rappresenta ad oggi un vero e proprio «caso». In questo paesino veneto, la prima zona rossa in Italia insieme a Codogno, è stato compiuto uno studio significativo: tutti i suoi 3mila abitanti circa sono stati sottoposti al tampone per il test del Coronavirus, con un sorprendente risultato: la percentuale dei soggetti asintomatici è apparsa altissima, tra il 50 e il 75%. Ciò sta a indicare che un numero elevato di persone infette da COVID-19, ma in buona salute, hanno rappresentato un’ampia fonte di contagio nell’arco di tutto il tempo in cui – nonostante fossero inconsapevolmente positivi – sono andati in giro privi di sintomi, ignari di diffondere la malattia.

Un dato che dimostra che isolare un malato solo quando comincia a mostrare i segni clinici della COVID-19 non è sufficiente a limitare i contagi.

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Alla luce dei risultati dei tamponi, si è deciso di disporre l’isolamento di tutte le persone positive al Coronavirus di Vo’ Euganeo, una misura che ha visto diminuire drasticamente il numero dei contagiati, nel giro di poco più di una settimana.

Poiché l’unico modo per sapere se si è soggetti infetti – seppur asintomatici – è sottoporsi al tampone, sulla base dei risultati dello studio eseguito sugli ammalati del paesino veneto, l’input potrebbe essere quello di fare più tamponi per cercare di individuare le persone asintomatiche e fermare il contagio.

«In realtà, si tratta di un grosso lavoro che si può fare più verosimilmente in una terza fase», suggerisce il professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano, direttore sanitario dell’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano. «All’inizio, quando sono stati scoperti i primi casi di infezione, si era effettivamente proceduto in questo modo, eseguendo tamponi su tutti i soggetti in buona salute ma potenzialmente positivi, poiché entrati a contatto con i primi pazienti ammalati che avevano contratto il virus. L’onda grossa di contagi ha però limitato il test del tampone soltanto a chi è stato a stretto contatto con il soggetto ammalato. Un’ipotesi come quella che vede l’esecuzione di tamponi su ampia scala, pertanto, la vedo più applicabile su territori geografici specifici, per progetti di controllo che potrebbero essere appunto quelli del Veneto». Soprattutto la presenza non rilevata di soggetti positivi ma asintomatici sta pertanto alla base delle più recenti disposizioni governative inerenti l’isolamento domiciliare semitotale, adottate per far sì che il contagio non si propaghi velocemente fra la popolazione e che il sistema sanitario non venga sopraffatto da più richieste di ricovero in ospedale di quante se ne possano effettivamente gestire.

Ma cosa significa esattamente essere soggetti asintomatici e positivi al COVID-19?

«Significa essere affetti da Coronavirus ma non avere nessun sintomo: o magari avere avuto un lieve raffreddore, una di quelle forme che in inverno sono assolutamente confondibili con le forme virali». «Tuttavia, essere positivi al tampone non vuol dire essere malati: esistono alcune persone (circa il 5%) che, nonostante risultino positive al test, potrebbero non sviluppare mai i sintomi - chiarisce l’esperto -. È difficile che un soggetto asintomatico, rispetto a uno che manifesta raffreddore e tosse, contagi in modo significativo un’altra persona. Anzi è possibile, ma con minore efficacia e minore probabilità. Anche in questi casi, è sempre meglio osservare le misure precauzionali disposte dal Ministero e un periodo di quarantena».

Esistono dati che rivelino quanto tempo un soggetto asintomatico può essere contagioso?

«No, non abbiamo ancora un dato preciso a riguardo. Certamente indagini sistematiche compiute attraverso i tamponi possono offrirci un dato sulla tempistica; al momento su questo v’è incertezza, sebbene la durata del contagio sia sicuramente più di una settimana».

Chi invece sviluppa i sintomi del virus COVID-19 e poi guarisce, per quanto tempo è ancora contagioso?

«Una volta guariti, si diventa portatori convalescenti; in tal caso sono necessari altri 15 giorni di isolamento più due controlli con tamponi, a due giorni di distanza l’uno dall’altro. Soltanto quando entrambi i tamponi risulteranno negativi, il paziente potrà realmente dirsi guarito e non contagioso». Il pensiero comune è che l’aver contratto il COVID-19 in modo asintomatico durante un viaggio in Cina, in tempi non sospetti, potrebbe essere la ragione e la modalità con cui si è diffuso il virus in Italia, in particolare nel lodigiano, prima zona rossa e luogo dove hanno sede varie aziende internazionali che effettuano frequenti scambi con la Cina. Detto ciò è bene riportare anche quanto comunicato dall’Oms e cioè che il motore principale del contagio (con un tempo massimo di incubazione che va dai 2 agli 11 giorni e una media di 5,1) è certamente quello da persone con sintomi.


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