Lettere in redazione Modica

Gli infermieri dell'ospedale Covid: non siamo eroi

Riceviamo e pubblichiamo

Gli infermieri dell'ospedale Covid: non siamo eroi

Modica - Non sappiamo se può servire e a cosa un’ulteriore riflessione fatta da un gruppo di infermieri dell’estremo sud dell’Italia, di un ospedale deputato ad essere centro covid per la provincia di Ragusa.
Tante voci si sono alzate nel nostro Paese come atto di accusa per le condizioni di pericolo in cui gli operatori sanitari sono costretti a fronteggiare la pandemia in atto.
Da noi manca di tutto. Mancano le mascherine - da quelle chirurgiche a quelle FFP2 e FFP3 - gli occhiali di protezione, i camici, i gambali, le visiere. Manca una gestione accorta dei ricoveri atta a scongiurare il pericolo che arrivino in reparto, come “sicuri”, pazienti affetti da covid 19. Manca la possibilità di essere sottoposti ai tamponi per sapere in tempo utile se abbiamo contratto il virus. Mancano percorsi formativi che ci forniscano le conoscenze teoriche e pratiche utili ad affrontare la pandemia senza soccombere ad essa.
In questo stato di estrema emergenza noi non manchiamo al nostro dovere, continuiamo ad esserci. Da tutte le parti arrivano attestati di gratitudine e di stima per quanto facciamo, anche da quelli che finora hanno umiliato il nostro lavoro svalutandolo e rendendolo sempre più gravoso e insicuro.
Non ci stiamo alla retorica di chi ci proclama eroi nazionali. Siamo in guerra, dicono, e noi siamo i soldati in trincea. Non è proprio così.
I soldati rischiano, loro malgrado, la vita perché altri perdano la loro, spinti dall’ideale indotto da chi li vuole in trincea di salvare il Paese e, con esso, la vita dei loro figli, dei loro vecchi, dei loro cari.
Noi stiamo in prima linea perché abbiamo scelto di prenderci cura della vita degli altri. È questo il nostro lavoro, è per questo che abbiamo studiato, è a questo che ci siamo formati. È un nostro diritto farlo senza la paura di portare il virus ai nostri figli, ai nostri vecchi, ai nostri cari.
Non vogliamo essere eroi. Quello che oggi vogliamo è continuare a svolgere il nostro lavoro con dignità, forniti delle giuste dotazioni che ci mettano al sicuro e ci preservino dal contagio e dal rimorso di portare agli altri sventura anziché aiuto.
E domani?
Lo dicono gli scienziati, lo dice la storia dell’ultimo secolo: le pandemie da zoonosi si ripeteranno con sempre maggiore frequenza. Ciò che stiamo vivendo era prevedibile e si sarebbe potuto e dovuto fronteggiare con un piano di emergenza pandemica e con gli investimenti e le misure necessarie. Ma molte risorse sono state sottratte alla prevenzione e cura della salute e destinate ad altro, lasciando così scoperto il fianco agli attacchi di una pandemia che ci presenterà un conto ben più salato di quello che sarebbe conseguito ad un’accorta politica sanitaria.
Confidiamo che il tragico momento che stiamo attraversando oggi serva, domani, a dare una maggiore centralità al bene della salute e un maggiore rispetto per quelli che tale bene garantiscono con il lavoro e la ricerca.
Noi ci saremo, fieri di continuare a prestare la nostra opera a fianco della vita.


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